Centri di Accoglienza. Dove, come, quanti?

by Sebastiano Ballone

Da Chianciano a Città della Pieve, passando per Sarteano, Chiusi, Subbiano e Piegaro: territori vicini, situazioni molto diverse che riportano al centro una questione spesso lasciata sullo sfondo. Con quali criteri viene distribuita l’accoglienza?

Una raccolta firme per chiedere alla Prefettura di dimezzare il numero dei posti autorizzati nei Centri di accoglienza straordinaria di Chianciano Terme. L’iniziativa annunciata da Federalberghi e dal suo presidente Daniele Barbetti riporta al centro una questione che va probabilmente oltre i confini della città termale e riguarda più in generale l’organizzazione dell’accoglienza sui territori: quanti migranti può accogliere un piccolo comune e, soprattutto, secondo quali criteri vengono distribuiti i CAS?

Barbetti sostiene che il numero dei posti autorizzati a Chianciano sia troppo elevato rispetto alla popolazione residente e alla vocazione turistica della città. L’iniziativa arriva mentre il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, riunitosi il 22 settembre sotto la presidenza del prefetto di Siena Valerio Massimo Romeo, è tornato ad affrontare i fenomeni di bivacco, degrado urbano e occupazione abusiva degli alberghi dismessi. Tra le misure prese in esame figurano anche possibili “zone rosse” nelle aree più critiche, la proroga fino al nuovo anno dei divieti di bivacco e di vendita di bevande alcoliche in contenitori di vetro e la possibilità, per il Comune, di anticipare alle ore 21 la chiusura degli esercizi commerciali ritenuti maggiormente esposti.

Sarebbe tuttavia semplicistico sovrapporre automaticamente questi problemi alla presenza dei CAS. Accoglienza, immigrazione irregolare, occupazione degli immobili abbandonati e sicurezza urbana sono fenomeni che possono incontrarsi, ma non necessariamente coincidono. Proprio per questo il caso Chianciano offre l’occasione per spostare il ragionamento dalla tradizionale contrapposizione tra favorevoli e contrari a una questione forse meno immediata, ma altrettanto importante: capire se l’accoglienza sia distribuita in maniera equilibrata e sostenibile rispetto alle caratteristiche dei diversi territori.

L’ultima fotografia complessiva resa pubblica dalla Prefettura di Siena risale al gennaio 2025 e indicava 1.089 ospiti nei CAS distribuiti in 16 dei 35 comuni della provincia. Più della metà dei comuni senesi, dunque, in quel momento non ospitava Centri di accoglienza straordinaria. È un dato precedente alla situazione attuale e come tale deve essere letto, ma resta significativo perché evidenzia una distribuzione territoriale non uniforme e introduce inevitabilmente una domanda sui criteri attraverso i quali le presenze vengono ripartite tra i diversi comuni.

Gli atti del 2026 confermano che l’accoglienza continua a interessare direttamente anche la Valdichiana. A Chiusi, il 31 marzo, la Prefettura ha pubblicato una manifestazione d’interesse per la gestione di un centro da 24 posti. Un successivo provvedimento, protocollato il 13 giugno 2026, documenta inoltre una struttura già attiva e convenzionata per 25 posti, individuata insieme a una struttura di Siena nell’ambito delle nuove procedure accelerate di frontiera previste dall’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. I documenti attestano quindi la presenza dell’accoglienza sul territorio, anche se non permettono, da soli, di ricostruire il numero complessivo e aggiornato degli ospiti attualmente presenti nel comune.

A pochi chilometri di distanza, Sarteano offre però un esempio quasi opposto. Il 1° settembre uno dei due CAS presenti nel territorio ha chiuso dopo la scadenza del contratto di affitto dell’immobile e circa 35 richiedenti asilo sono stati trasferiti dalla Prefettura in altre strutture della provincia. Alcuni avevano già trovato un’occupazione regolare presso aziende della zona e sette imprenditori hanno segnalato le difficoltà provocate dal trasferimento, mentre il sindaco Francesco Landi ha evidenziato come la nuova sistemazione renda più complicato raggiungere i luoghi di lavoro. In questo caso il problema non nasce quindi da un’eccessiva concentrazione delle presenze, ma dalle conseguenze della loro redistribuzione dopo che alcuni percorsi d’integrazione lavorativa erano già iniziati.

Ancora diversa è stata la vicenda di Città della Pieve. Nel marzo scorso l’amministrazione comunale espresse la propria “totale contrarietà” all’eventualità che l’ex struttura alberghiera Poggio dei Papi, in località San Litardo, potesse essere trasformata in un centro di accoglienza, richiamando la vocazione turistica, culturale e produttiva della città e sostenendo un modello d’integrazione fondato sul lavoro, sulla formazione e sull’inserimento nella comunità. Il giorno successivo, però, la Prefettura di Perugia precisò che non vi erano centri in corso di apertura né programmati nell’area di Città della Pieve e che nessuna comunicazione in tal senso era stata inviata al sindaco. Non si trattò dunque del rifiuto di un CAS già formalmente deciso, ma di una contrarietà preventiva manifestata dall’amministrazione di fronte all’ipotesi della sua realizzazione.

Spostandosi nella vicina provincia di Arezzo emerge un’altra situazione utile al confronto. A Subbiano, comune di poco più di 6.300 abitanti, nel 2026 la sindaca Ilaria Mattesini ha dichiarato la presenza di 120 migranti ospitati in sei CAS. La stessa sindaca, pur precisando di non aver riscontrato nella cittadinanza una chiusura verso il principio dell’accoglienza, ha definito quella concentrazione una “anomalia”, ponendo il problema delle modalità attraverso le quali costruire integrazione e convivenza all’interno di una comunità di dimensioni relativamente contenute.

Esistono però anche esperienze che le istituzioni locali descrivono in termini molto differenti. A Piegaro, in provincia di Perugia, un centro attivato nell’estate precedente ospita soprattutto famiglie, alcune con bambini già iscritti alle scuole dell’obbligo, per le quali sono stati avviati percorsi d’integrazione. Nel 2026, durante una visita alla struttura, il sindaco Roberto Ferricelli ne ha sottolineato il positivo impatto sul territorio e la possibilità di mantenere attiva una struttura ricettiva che altrimenti sarebbe andata incontro alla chiusura. La Prefettura ha inoltre riferito di un progetto, a carico del gestore, per riqualificare gli spazi circostanti attraverso parchi, verde e parcheggi utilizzabili anche dalla cittadinanza.

Il quadro che emerge mettendo insieme queste esperienze è quindi molto più articolato di quanto possa apparire. A Chianciano Federalberghi chiede una riduzione dei posti; a Città della Pieve l’amministrazione ha manifestato preventivamente la propria contrarietà all’ipotesi di una nuova struttura; a Sarteano la chiusura di un CAS ha prodotto conseguenze anche per persone già inserite nel mondo del lavoro; a Subbiano viene posto il problema della concentrazione rispetto al numero degli abitanti, mentre a Piegaro Comune e Prefettura descrivono positivamente l’esperienza avviata sul territorio. Chiusi, nel frattempo, continua a essere direttamente interessata dalle politiche di accoglienza e dai nuovi assetti previsti nel corso del 2026.

Territori geograficamente vicini, dunque, nei quali lo stesso strumento – il Centro di accoglienza straordinaria – produce situazioni, reazioni ed effetti profondamente differenti. È forse proprio da questa diversità che dovrebbe partire una riflessione capace di superare la contrapposizione, spesso troppo semplice, tra chi è favorevole e chi è contrario all’accoglienza. La questione riguarda infatti anche il rapporto tra numero degli ospiti e popolazione residente, la disponibilità dei servizi, la vocazione economica e turistica di un territorio, le opportunità di lavoro e, non ultimo, la possibilità di costruire percorsi d’integrazione che non rimangano soltanto sulla carta.

L’accoglienza è un tema complesso e proprio per questo difficilmente può essere ridotto a uno slogan. I casi che ci circondano mostrano esperienze molto diverse e suggeriscono che non sia sufficiente individuare una struttura disponibile e stabilirne la capienza, perché numeri, distribuzione territoriale e qualità dei progetti finiscono inevitabilmente per essere parti della stessa questione. E in questo quadro resta forse un’ultima domanda: quale spazio viene riservato alle comunità locali, chiamate poi a confrontarsi quotidianamente con gli effetti di queste scelte?

La vicenda di Chianciano, allora, potrebbe avere almeno il merito di riportare al centro una questione che riguarda non soltanto la città termale, ma l’intero sistema: prima ancora di discutere se accogliere, non dovremmo chiederci come, dove, in quale misura e con quale coinvolgimento dei territori farlo?

Sebastiano Ballone 

FONTI E RIFERIMENTI

Fonti istituzionali

Prefettura di Siena – Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, 22 settembre 2026

Provvedimenti e valutazioni riguardanti bivacchi, degrado urbano, alberghi dismessi e misure di sicurezza a Chianciano Terme.

Prefettura di Siena – Centro di accoglienza nel Comune di Chiusi, 31 marzo 2026

Avviso relativo alla gestione di un CAS da 24 posti nel territorio di Chiusi.

Prefettura di Siena – Provvedimento relativo alle strutture di Chiusi e Siena, 13 giugno 2026

Documento relativo alle strutture individuate nell’ambito delle procedure accelerate, con riferimento alla struttura di Chiusi convenzionata per 25 posti.

Prefettura di Siena – Consiglio territoriale per l’immigrazione, gennaio 2025

Dati provinciali sull’accoglienza: 1.089 ospiti CAS distribuiti in 16 comuni su 35 nella fotografia resa pubblica nel gennaio 2025.

Prefettura di Perugia – Centro di accoglienza di Piegaro, 31 marzo 2026

Informazioni sull’esperienza di accoglienza, sui percorsi d’integrazione e sul progetto di riqualificazione dell’area.

Fonti giornalistiche e locali

La Nazione – “Raccolta firme. Barbetti: Cas, dimezzare i posti”, 24 settembre 2026

La proposta di Federalberghi e il dibattito in corso a Chianciano Terme.

La Nazione – “Sarteano, chiude uno dei Cas: aziende ora senza lavoratori”, 11 settembre 2026

La chiusura della struttura, il trasferimento di circa 35 richiedenti asilo e le conseguenze sui rapporti di lavoro già avviati.

Corriere Pievese – Città della Pieve, posizione del Comune su Poggio dei Papi, 27 marzo 2026

La posizione preventiva espressa dall’amministrazione comunale sull’ipotesi riguardante Poggio dei Papi.

Corriere Pievese – Città della Pieve, precisazione della Prefettura, 28 marzo 2026

La successiva precisazione secondo cui non risultava programmata l’apertura di un centro nell’area di Città della Pieve.

Corriere di Arezzo – Il caso Subbiano, 7 maggio 2026

I dati comunicati dalla sindaca Ilaria Mattesini: 120 migranti ospitati in sei CAS in un comune di poco più di 6.300 abitanti.

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