Pannelli solari e cavilli legali: la tutela del paesaggio a Città della Pieve finisce in “sala d’attesa”
(riceviamo e pubblichiamo) Immaginate quarantaquattro ettari di terra umbra, panorami da cartolina, colline che si perdono a vista d’occhio e il celebre paesaggio rurale della Val di Chiana. Ora, immaginate di piazzargli sopra una distesa di specchi hi-tech da 35 megawatt in stile astronave di Star Trek. È il sogno energetico di GC Italia a Podere Cicerchia, un progetto agrivoltaico pensato per salvare il pianeta ma che, al momento, sta rischiando di far impazzire chiunque provi a capirci qualcosa.
La saga, ovviamente, è finita dritta in mano alla giustizia amministrativa. Ma la notizia non è tanto lo scontro tra la transizione ecologica e la tutela del paesaggio di Salci (già di per sé un classico match da derby italiano: I Love Natura contro Vogliamo l’Energia Gratis). Il vero colpo di scena è il motivo dello stop: tutto congelato in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci… sulla validità di una procura.
Da una parte c’è chi vorrebbe ricoprire decine di ettari di suolo agricolo di pregio con una distesa di specchi e strutture industriali; dall’altra la Regione Umbria, che ha felicemente deciso di alzare lo scudo della protezione ambientale imponendo la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) completa. Una scelta doverosa per salvaguardare un patrimonio storico e naturale che non può essere sacrificato sull’altare della speculazione energetica.
La società proponente, però, non l’ha presa bene e ha deciso di fare ricorso al Tar. Ma qui la vicenda sfocia nel paradosso. Il Tar dell’Umbria, con l’eleganza di chi non ha alcuna intenzione di mettersi in mezzo a una grana del genere, ha sospeso tutto in attesa del responso dei saggi della Consulta. Nel frattempo, i 44 ettari di Podere Cicerchia continuano a fare quello che fanno da secoli: guardare il cielo, godersi il paesaggio e ridere sotto i baffi. Nell’attesa che la burocrazia decida se i pannelli si possono montare o se gli avvocati devono prima trovare una penna funzionante.
Giuseppe De Maria
