Ci sono ferrovie nate per trasportare persone e merci che, esaurita la loro funzione originaria, finiscono lentamente per scomparire. E ce ne sono altre che riescono a cambiare pelle. La Ferrovia Val d’Orcia appartiene a questa seconda categoria. Trent’anni dopo l’avvio del servizio turistico sulla Asciano-Monte Antico, Siena si prepara a ricordare una storia nella quale la fine del servizio ordinario non rappresentò il capolinea, ma l’inizio di una funzione diversa. Una metamorfosi che ha trasformato una linea divenuta marginale in un modo nuovo di viaggiare e conoscere i luoghi attraversati.
Mercoledì 14 ottobre, alle ore 17, la Sala delle Lupe di Palazzo Pubblico a Siena ospiterà l’incontro “I 30 anni della Ferrovia Val d’Orcia. Immagini, ricordi, emozioni sul Treno Natura”, appuntamento a ingresso libero dedicato al trentesimo anniversario del servizio turistico sulla linea Asciano-Monte Antico. Nel corso dell’incontro sarà presentato anche il volume Il binario in Val d’Orcia. Riflessioni, ricordi ed emozioni per il treno turistico al traguardo dei trent’anni (1996-2026), con gli interventi, tra gli altri, di Stefano Maggi, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Siena, e di Salvo Bordonaro, curatore della pubblicazione. Seguiranno le testimonianze dei volontari dell’Associazione Ferrovia Val d’Orcia.
Per comprendere il significato della ricorrenza bisogna però tornare indietro nel tempo. La Asciano-Monte Antico, lunga poco più di 50 chilometri, appartiene alla storica ferrovia costruita nell’Ottocento per collegare Siena e Grosseto attraverso le valli dell’Asso e dell’Orcia. Aperta per tratti fra il 1865 e il 1872, per oltre un secolo svolse un ruolo importante nel movimento di persone e merci. Lo sviluppo del trasporto su gomma, la chiusura delle miniere e la concorrenza della più diretta Siena-Grosseto via Buonconvento contribuirono però al progressivo declino del traffico sulla linea.
Nel settembre 1994 cessò il servizio ordinario. Sembrava la conclusione di una storia cominciata più di un secolo prima. Eppure l’idea di attribuire a quei binari una funzione differente era già maturata.
Nel suo contributo al volume del trentennale, Stefano Maggi ricostruisce infatti le origini di quell’intuizione. Già nel 1990 Ferrovie dello Stato e Provincia di Siena avevano avviato il progetto “Treno Natura”, pensato per mettere insieme viaggio ferroviario, escursionismo e scoperta del paesaggio; nel 1991 si arrivò a un primo tentativo concreto di servizio turistico. L’esperienza iniziale ebbe vita breve, ma l’idea era stata lanciata: una ferrovia diventata marginale per il trasporto ordinario poteva forse trovare una nuova ragione di esistere.
La svolta arrivò nel 1996, l’anno dal quale si contano i trent’anni celebrati oggi. Con una nuova impostazione del servizio e la nascita dell’Associazione Ferrovia Val d’Orcia, il treno cominciò a essere pensato non soltanto come mezzo per raggiungere una meta. Scendere nelle stazioni, proseguire attraverso itinerari, raggiungere borghi e manifestazioni, incontrare le comunità locali: il percorso ferroviario assumeva un significato diverso.
La lentezza, che nel servizio ordinario poteva rappresentare un limite, diventava così un valore. Il paesaggio osservato dal finestrino non era più semplicemente ciò che separava il punto di partenza da quello di arrivo, ma entrava a far parte dell’esperienza.
Oggi espressioni come turismo lento e mobilità dolce fanno parte del linguaggio comune. Trent’anni fa lo erano molto meno. Sulla Ferrovia Val d’Orcia si sperimentava già l’integrazione fra treno, escursionismo e conoscenza dei luoghi: un modo di viaggiare che non chiedeva necessariamente di arrivare prima, ma concedeva il tempo di osservare ciò che si incontrava lungo il percorso.
Dietro questa trasformazione, tuttavia, non ci sono soltanto locomotive a vapore, automotrici storiche e carrozze d’epoca. C’è una componente umana che le immagini più spettacolari rischiano talvolta di lasciare sullo sfondo: i volontari.
Le testimonianze raccolte nel volume raccontano il lavoro svolto sui treni e nelle stazioni, l’assistenza ai viaggiatori, la collaborazione con il personale ferroviario e con le amministrazioni locali, gli imprevisti affrontati durante le giornate di servizio. La storia del Treno Natura è dunque anche quella di persone che hanno dedicato tempo, passione e competenze alla continuità del progetto. Non è casuale che proprio ai volontari dell’Associazione sia affidata una parte dell’incontro senese del 14 ottobre.
Quella che inizialmente poteva apparire come una scommessa legata a una linea secondaria avrebbe poi assunto una dimensione più ampia. Nel 1998 l’esperienza senese contribuì alla nascita di Ferrovie Turistiche Italiane e, negli anni successivi, la Asciano-Monte Antico sarebbe diventata uno dei percorsi simbolo di “Binari senza tempo”, il progetto attraverso il quale Fondazione FS Italiane ha restituito una funzione turistica a linee ferroviarie divenute marginali per il trasporto ordinario.
È forse qui che il trentesimo anniversario acquista un significato che va oltre la ricorrenza ferroviaria. Racconta ciò che può accadere quando un’infrastruttura non viene giudicata soltanto per la funzione che ha perduto, ma anche per quella che potrebbe ancora svolgere. Nel caso della Val d’Orcia non si è cercato semplicemente di conservare un binario del passato: si è provato a immaginargli un futuro.
Una prospettiva che oggi appare particolarmente attuale. Turismo lento, sostenibilità e riscoperta dei piccoli centri sono diventati temi centrali nel dibattito sul futuro dei territori. Trent’anni fa, lungo questi binari, si cominciava già a sperimentare qualcosa che andava in quella direzione: utilizzare una ferrovia non più competitiva sul terreno della velocità come strumento per conoscere con maggiore lentezza ciò che la circondava.
Il 14 ottobre a Siena saranno immagini, testimonianze e ricordi a ripercorrere questa storia. Ma guardare indietro, dopo trent’anni, significa inevitabilmente interrogarsi anche sul presente. Perché il valore di questa esperienza non risiede soltanto nell’aver conservato una ferrovia, ma nell’avere intuito che un’infrastruttura costruita nell’Ottocento poteva trovare, più di un secolo dopo, una ragione diversa per continuare a vivere.
La Ferrovia Val d’Orcia era nata per collegare luoghi e trasportare persone e merci. Divenuta marginale alla fine del Novecento, ha trovato nel turismo ferroviario una seconda vita. Forse è proprio questa la sua metamorfosi più interessante: ciò che un tempo era semplicemente il mezzo per raggiungere una destinazione è diventato parte della destinazione stessa.
Sebastiano Ballone
FONTI E RIFERIMENTI
Fonti istituzionali
Comune di Siena – “Ferrovia Val d’Orcia: 30 anni di Treno Natura tra immagini, ricordi ed emozioni”
Programma dell’incontro del 14 ottobre 2026 e ricostruzione delle principali tappe dell’esperienza sulla Asciano-Monte Antico.
Fondazione FS Italiane – “Binari senza tempo”
Il progetto nazionale dedicato alla valorizzazione turistica delle linee ferroviarie storiche e dei territori attraversati.
Associazione Ferrovia Val d’Orcia
Associazione Ferrovia Val d’Orcia – Storia
Ricostruzione della storia della linea, delle prime esperienze del Treno Natura e della successiva attività turistico-ferroviaria.
Fonte bibliografica
Il binario in Val d’Orcia. Riflessioni, ricordi ed emozioni per il treno turistico al traguardo dei trent’anni (1996-2026), a cura di Salvo Bordonaro.
In particolare: Stefano Maggi, “La metamorfosi della Ferrovia Val d’Orcia: da ramo secco a risorsa turistica. I 30 anni del Treno Natura”, e le testimonianze dedicate all’esperienza dei volontari dell’Associazione Ferrovia Val d’Orcia.
