Tra qualche giorno si festeggia il Beato Giacomo Villa.

by redazione

TRA QUALCHE GIORNO SI FESTEGGIA IL BEATO GIACOMO VILLA.

di Giuseppe De Maria

Non tutti sanno o conoscono la storia… .

La vicenda del Beato Giacomo Villa, venerato come patrono del Terziere Borgo Dentro, è stata tramandata soprattutto attraverso la tradizione agiografica e gli studi di monsignor Fiorenzo Canuti.

Giacomo nacque a Città della Pieve intorno al 1270, da Lucantonio da Villa e Mustiola. La famiglia abitava in una casa semplice situata fuori Porta del Vecciano, nei pressi della chiesa di Santa Maria dei Servi. La tradizione racconta che la madre, ancora durante la gravidanza, avesse avuto la sensazione che il figlio fosse destinato a una vita particolarmente virtuosa e consacrata al bene.

Fin dall’infanzia Giacomo venne educato alla fede cristiana e ai valori della solidarietà, della carità e dell’attenzione verso chi si trovava in condizioni di bisogno. Furono soprattutto i genitori a trasmettergli questi principi, che egli avrebbe poi trasformato nel fondamento della propria esistenza. La madre Mustiola, secondo la devozione popolare, è a sua volta venerata come santa patrona della vicina Chiusi.

Quando aveva appena dodici anni, Giacomo fu inviato a Siena per completare la propria formazione. Qui si dedicò allo studio delle lettere e del diritto, distinguendosi per le sue capacità e ottenendo risultati eccellenti in entrambe le discipline. Parallelamente alla preparazione culturale, sviluppò sempre più una profonda sensibilità nei confronti dei poveri, degli ammalati e di coloro che subivano ingiustizie. Grazie alla sua preparazione giuridica, mise le proprie competenze al servizio dei più deboli, assumendone spesso la difesa come avvocato.

Nel corso della sua vita aderì dapprima al Terz’Ordine Francescano e, in seguito, entrò tra i Servi di Maria. La sua fede non rimase tuttavia confinata alla dimensione spirituale, ma si tradusse concretamente in opere di assistenza e di sostegno alla comunità.

Dopo aver ricevuto l’eredità paterna, decise infatti di destinarne una parte a iniziative a favore della popolazione. Si impegnò nel recupero e nel restauro della chiesa e contribuì all’ampliamento e al miglioramento dell’ospedale posto al di fuori delle mura cittadine. La struttura rappresentava un importante punto di accoglienza per pellegrini, poveri, malati e persone prive di mezzi. Proprio per la sua continua dedizione verso gli ultimi, Giacomo venne conosciuto con il significativo appellativo di “l’Elemosiniere”.

La sua attività in difesa dei più deboli lo portò però a scontrarsi con interessi potenti. Giacomo venne a sapere che un personaggio influente di Chiusi — identificato da alcune fonti nel vescovo Matteo I — si era appropriato illegittimamente di beni destinati all’ospedale. Di fronte a quella che riteneva una grave ingiustizia, decise di intervenire e di difendere i diritti dell’istituzione e dei poveri che da essa dipendevano.

La controversia venne portata davanti alle autorità giudiziarie. In un primo momento Giacomo sostenne la causa presso il tribunale di Chiusi; successivamente la questione fu sottoposta alle autorità di Perugia e, infine, alla corte romana. La lunga battaglia giudiziaria si concluse con il riconoscimento delle ragioni di Giacomo. La vittoria, tuttavia, ebbe conseguenze drammatiche: il potente avversario, umiliato dalla sconfitta, maturò nei suoi confronti un profondo risentimento e decise di farlo uccidere.

La sera del 15 gennaio 1304 Giacomo venne convocato con il pretesto di un incontro chiarificatore. Fu allora che alcuni sicari lo aggredirono e lo assassinarono. Dopo l’uccisione, il suo corpo venne nascosto in una fossa scavata ai piedi di un pero selvatico e ricoperto con rami e spine, nel tentativo di cancellare ogni traccia del delitto.

Il mancato ritorno di Giacomo suscitò presto preoccupazione tra gli abitanti, che iniziarono a cercarlo. Secondo la tradizione, furono alcuni pastori a individuare il luogo in cui era stato nascosto il corpo. A guidarli fu un evento ritenuto prodigioso: nonostante fosse pieno inverno, il pero selvatico ai cui piedi giaceva Giacomo appariva straordinariamente fiorito. Anche i rami e le spine che ricoprivano il corpo sembravano partecipare allo stesso fenomeno miracoloso.

La leggenda racconta inoltre che i pastori, giunti sul posto, udirono una voce che li rassicurò e indicò loro la vera identità dell’uomo ritrovato: si trattava proprio di Giacomo Villa, ucciso per aver difeso i diritti della Chiesa e dei più deboli.

La notizia del ritrovamento prodigioso si diffuse rapidamente e una grande folla accorse per rendere omaggio al defunto. La popolazione volle avvicinarsi al corpo, pregare e baciarlo, riconoscendo in Giacomo non soltanto un uomo profondamente dedito alla carità, ma anche un autentico testimone della fede e un martire della giustizia.

Da allora la sua figura è rimasta profondamente legata alla memoria religiosa e civile di Città della Pieve, dove il Beato Giacomo Villa continua a essere ricordato come esempio di carità, coraggio e difesa degli ultimi.

Giuseppe De Maria

 

Potrebbe interessarti