SANITÀ TOSCANA. RAZIONALIZZARE NON PUÒ SIGNIFICARE IMPOVERIRE I TERRITORI
I numeri che emergono sul bilancio 2025 dell’Asl Toscana Sud Est meritano attenzione: oltre 94 milioni di perdita, mentre in un anno i costi sono cresciuti di circa 100 milioni.
Contemporaneamente Nottola e Campostaggia finiscono sotto osservazione per alcuni volumi di attività di Chirurgia e Ortopedia. Per ora non si parla di chiusure, ma di monitoraggio. Ed è proprio adesso, prima che vengano prese altre decisioni, che credo sia giusto porre qualche domanda.
Come si aumenta l’attività di un ospedale se nel tempo si riducono servizi, personale e capacità di attrazione?
Le soglie di sicurezza e la qualità delle cure devono naturalmente essere garantite. Ma un numero più basso non può diventare automaticamente la ragione per concentrare sempre più servizi nei grandi centri. Nottola serve un territorio vasto e distante dai principali poli ospedalieri: la sanità di prossimità, soprattutto qui, non può essere considerata soltanto attraverso un foglio Excel.
E poi c’è un aspetto che mi preoccupa ancora di più. Escono i numeri, si parla di bilanci, soglie e razionalizzazioni, ma la voce dei territori più deboli continua a faticare a farsi sentire.
È un film che abbiamo già visto nei trasporti: quando a decidere sono soprattutto numeri, volumi ed economie di scala, sono quasi sempre le aree periferiche a dover dimostrare di “meritare” un servizio.
Ma sanità e mobilità non sono semplicemente voci di bilancio. Sono diritti, servizi essenziali e strumenti di coesione territoriale.
Altrimenti il rischio è quello che continuiamo a denunciare anche qui, parlando di Italia di Mezzo: costruire lentamente territori di serie A e territori di serie B.
I conti devono tornare, certamente. Ma qualcuno deve avere anche il coraggio di ricordare che dietro quei numeri ci sono persone e territori. E soprattutto di difendere chi, nei numeri, pesa meno.
Razionalizzare sì. Desertificare no.
Sebastiano Ballone
