Al Sindaco di Castiglione del Lago, dal Corriere Pievese.

by redazione

Abbiamo ricevuto e pubblicato, nei giorni scorsi,  un comunicato stampa del consigliere comunale Paolo Brancaleoni sul tema dei parcheggi a pagamento dell’Ospedale di Castiglione, da mesi all’attenzione  dei cittadini castiglionesi, ma anche di quelli che usufruiscono dei servizi presenti nella struttura e provenienti da altri paesi.

Non è la prima volta che ospitiamo interventi di Paolo Brancaleoni, sia perché è uno dei pochi esponenti politici che esprimono il loro punto di vista e lo comunicano ai giornali locali (intendendo quelli  presenti nella zona Trasimeno, Pievese, Valdichiana), e non usano soltanto la proprie pagine social per comunicare, sia perché Brancaleoni, piaccia o meno, rappresenta alcune centinaia di cittadini elettori di Castiglione che per noi hanno valore anche se non sono la maggioranza.

Nel rispondere a quanto scritto da Brancaleoni, appunto sulla propria pagina facebook, Matteo Burico, sindaco di Castiglione del Lago,  fra altre informazioni e valutazioni, così si esprime:

Ancora più grave è che una testata giornalistica si limiti a scrivere “riceviamo e pubblichiamo” senza svolgere una minima verifica dei fatti. Il giornalismo ha il dovere di informare in modo corretto e rigoroso, non di amplificare dichiarazioni false che rischiano di creare panico e disorientamento.”

Essendo soliti, nel pubblicare i comunicati stampa, mettere subito in rilievo l’autore e virgolettato il pensiero, in modo che si possa distinguere, immediatamente, il messaggio dall’eventuale  commento o interpretazione, presumo che il giornale ed il giornalismo cui il sindaco si riferisce sia il nostro “Corriere Pievese”.

Ci corre l’obbligo, quindi,  di rispondere, non tanto per fare polemica, ma per provare a fare un passo avanti verso un clima  democratico e di confronto di cui questa nostra area ha tanto bisogno. E non da ora.

Ma urge un primo e fondamentale chiarimento. Il consigliere Paolo Brancaleoni, come qualsiasi altro scrivente,  si assume la responsabilità di quello che dice e scrive.  Lei sindaco  può confermare, precisare o invece smentire e criticare, come ha fatto. Può denunciare addirittura se ne ravvisa gli estremi.  Quello che non si può fare, in democrazia, è tappare la bocca ad un rappresentante istituzionale o ad un giornale.

Temo del resto che “a creare panico e disorientamento”, parole grosse, in questi giorni a Castiglione ed in tutto il Trasimeno, siano state altre notizie ed altri servizi giornalistici, non tanto le paventate nuove strisce blu o le dichiarazioni di un operatore. Fra moscerini e parcheggi , direi che non c’è stata partita! Purtroppo.

Crediamo che il problema  sia un concetto diverso che abbiamo del giornalismo. E non solo. Anche per noi il giornalismo deve informare in modo corretto e rigoroso, ma il primo dovere che ha, è di farlo dando voce tutti,  ancor più  chi ne ha di meno o addirittura a chi non ne ha.

Comuni, Province, Regioni, in clima di ipercomunicazione virtuale, hanno squadre di addetti stampa. Gli addetti stampa, scrivono bene per mestiere, a differenza del nostro Paolo che ha meno dimestichezza.  Sfornano quantità notevoli di comunicati stampa, prevalentemente su festival ed eventi vari, meno sulle scelte e sul percorso delle decisioni. Cioè sulla democrazia. Naturalmente non per loro responsabilità. Ben venga qualcuno allora, su un giornale, che parli, maggioranza o opposizione che sia,  da dentro i diversi problemi e provi a contribuire, nei limiti delle rispettive competenze,  alla soluzione.

Oltre ai ritardi nelle infrastrutture ferroviarie e viarie, a quelle sulla sanità, a quelle sulle condizioni del  lago, a quelle sulla specializzazioni aziendali, questa nostra zona ha dei ritardi decisivi sul progetto e sulla proposta politica ed economica, insieme a  ritardi annosi sulla formazione di una classe dirigente, questi ritardi non si risolvono chiudendosi nelle stanze di piccoli poteri, ma aprendosi alle critiche, dialogando con tutti e soprattutto facendosi sentire a Perugia ed a Roma.  Perché democrazia e confronto sono fatica. Ma  è peggio vedere la metà degli italiani che non va più a votare.

Gianni Fanfano

 

 

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