Nei giorni scorsi Il Presidente della Regione Toscana Giani, il sindaco di Siena Nicoletta Fabio e la Presidente della Provincia di Siena Agnese Carletti hanno avuto un incontro per valutare la situazione del Monte dei Paschi di Siena, in base alle ultime operazioni finanziarie di cui si è avuta notizia.
La novità di questi giorni è che Intesa Sanpaolo ha lanciato un’OPAS (Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio) da circa 30,6 miliardi di euro per incorporare MPS. L’offerta prevede una combinazione di azioni Intesa e una componente in contanti, con un premio rispetto alle quotazioni di mercato.
Secondo Intesa nascerebbe uno dei maggiori gruppi bancari europei, il nuovo gruppo infatti, supererebbe 1.700 miliardi di euro di attività finanziarie, l’utile netto potrebbe superare i 16 miliardi entro il 2029.
L’operazione ha anche una forte dimensione politica e di potere economico, infatti coinvolge i principali azionisti privati di MPS (Delfin e il gruppo Caltagirone), interessa il futuro assetto di Generali, ridisegna gli equilibri tra i grandi gruppi finanziari italiani, arriva dopo anni in cui lo Stato aveva salvato MPS e poi progressivamente ridotto la propria partecipazione. In sostanza, non si tratta semplicemente di una fusione bancaria: è una partita che riguarda il controllo di una parte importante della finanza italiana e potrebbe determinare quale sarà il futuro assetto del sistema bancario nazionale nei prossimi anni.
Nei confronti di questa situazione e di queste operazioni Giani, Fabio e Carletti hanno ricordato come da”Oltre cinque secoli questo territorio identifica in MPS un elemento essenziale della propria storia e del proprio sviluppo. La banca ha fatto il bene dell’Italia e ha sempre avuto questa città come riferimento. Faremo di tutto perchè ciò non venga modificato.” Lodevole proposito, ma forse ci si doveva pensare prima che come dice il detto “le vacche scappassero dalla stalla!”
Oggi né la Regione Toscana né il Comune di Siena hanno partecipazioni rilevanti nel capitale di Banca Monte dei Paschi di Siena e quindi non dispongono di strumenti diretti per influenzare l’operazione. Possono però esercitare pressione politica e istituzionale, negoziare impegni su occupazione, sedi e investimenti sul territorio, mobilitare l’opinione pubblica e le rappresentanze economiche locali, intervenire nel dibattito parlamentare attraverso i propri rappresentanti. Dipende da volontà e potere contrattuale.
Storicamente, quando MPS era legata alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, il territorio senese aveva un’influenza molto maggiore. Oggi questa influenza è molto ridotta. In concreto, Regione e Comune possono ottenere garanzie, ma difficilmente possono intervenire nei processi in corso.
Il Governo dispone invece di strumenti indiretti più importanti. Dopo il salvataggio pubblico del 2017, il MEF è stato il principale azionista di MPS per anni. Con le successive privatizzazioni la quota statale si è ridotta drasticamente, ma il Governo mantiene un forte interesse politico sulla banca. Cosa può fare? Può influenzare il quadro politico generale, dialogare con azionisti rilevanti, valutare e agire sull’impatto dell’operazione sul sistema bancario nazionale.
L’operazione dovrà ottenere autorizzazioni da organismi indipendenti quali Banca Centrale Europea, Banca d’Italia, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ed eventualmente Commissione Europea.
Formalmente il Governo non controlla queste autorità, ma la sua posizione è decisiva.
Per quanto riguarda il Golden Power la situazione è più delicata. Il cosiddetto “golden power” è stato esteso negli ultimi anni anche a settori finanziari strategici. In teoria il Governo può intervenire quando un’operazione minaccia interessi nazionali rilevanti.
Tuttavia, nel caso di una fusione tra soggetti italiani, l’utilizzo del golden power è molto meno probabile rispetto a un’acquisizione da parte di un gruppo straniero.
Di fronte all’arretramento che lo Stato ed il Potere Politico hanno accettato, in questa prima parte di secolo, nei confronti delle concentrazioni e dei poteri finanziari nazionale e soprattutto internazionali, il peso maggiore è stato affidato prevalentemente agli azionisti privati più . Chi sono nel caso dell’attuale MPS? Sono Francesco Gaetano Caltagirone (tramite i suoi eredi e società riconducibili),Delfin, investitori istituzionali italiani e internazionali e gli immancabili fondi d’investimento.
Sono loro che, alla fine, decideranno se aderire o meno alle offerte e quindi quale assetto proprietario avrà il gruppo.
Certo c’è un aspetto politico importante. MPS è stata salvata con risorse pubbliche, cioè dei cittadini, e rappresenta una banca simbolo per la Toscana e per l’Italia. Per questo motivo il Governo potrebbe avere interesse a mantenere centri decisionali in Italia, preservare occupazione e rete territoriale, evitare una concentrazione eccessiva del sistema bancario. Ma lo vorrà?
Stante la retromarcia regolativa che ha caratterizzato la globalizzazione senza freni che abbiamo vissuto Regione Toscana e Comune di Siena possono influenzare il contesto politico ma non decidere l’esito dell’operazione; il Governo dispone di strumenti più incisivi ma, salvo casi eccezionali, non può sostituirsi agli azionisti e alle autorità di vigilanza. La decisione finale resta principalmente nelle mani del mercato e dei deboli organismi regolatori. Così si è voluto “Colà dove si pote”, direbbe il poeta. A noi non resta che “Dimandare”.
Gianni Fanfano


