Castiglione Futura «Lago Trasimeno, quale futuro? Largo anche alle proposte visionarie»

Il gruppo “Castiglione Futura” parla della crisi idrica e formula proposte innovative

by redazione

(Comunicato stampa). Sulla crisi idrica del lago Trasimeno si susseguono, da diversi giorni, continui interventi allarmistici e denunce sulle responsabilità politiche che hanno determinato l’attuale situazione emergenziale.

Il dibattito è ricco. Coloro che hanno memoria storica affermano che il livello delle acque è sempre stato influenzato da fasi cicliche e che la manutenzione delle sponde veniva assicurata da contadini e pescatori. Tutto vero. All’epoca, però, si poteva intervenire liberamente; oggi non è più così. Con l’istituzione del Parco regionale (Legge regionale n. 9 del 3 marzo 1995), con la direttiva comunitaria SIC (Sito di Interesse Comunitario) e con la classificazione ZPS (Zona di Protezione Speciale) sono stati infatti introdotti vincoli e limitazioni finalizzati alla conservazione della biodiversità, che prevedono il divieto di modifiche ambientali, limitazioni alle attività umane e la valutazione di incidenza per progetti e interventi.

A seguito di questi provvedimenti, gli sfalci sono consentiti solo in determinati periodi, i fanghi derivanti dai dragaggi sono diventati rifiuti speciali e la lotta chimica agli infestanti (i chironomidi), è fortemente limitata.

Alla responsabilità politica nella gestione del Trasimeno negli ultimi trent’anni vanno attribuiti due principali limiti. Il primo è quello di aver esteso indiscriminatamente tali vincoli all’intero bacino idrografico, senza distinguere tra aree antropizzate (abitative e produttive) e aree destinate alla tutela dell’avifauna migratoria e dei canneti, fondamentali per la riproduzione di anfibi, uccelli acquatici e pesci.

Il secondo limite consiste nel non aver previsto, da parte della Regione, uno stanziamento annuale stabile per la manutenzione del bacino e una governance tecnica unitaria ed efficiente, alla quale affidare la gestione dell’intera area lacustre: manutenzione, lotta ai chironomidi, concessioni demaniali, gestione degli alvei immissari e tutte le altre competenze necessarie.

A titolo puramente storico, ma significativo, si ricorda che, dopo la disastrosa alluvione del Polesine del 1951, con la legge dello Stato del 1956 fu istituito il “Magistrato del Po”, dotato di pieni poteri in materia di programmazione, esecuzione e gestione dell’intero bacino, esteso su 24 province e oltre 3.200 comuni appartenenti a Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, in un’epoca in cui le Regioni non erano ancora costituite come enti.

Oggi le istituzioni hanno finalmente intrapreso la strada giusta per superare i limiti descritti, grazie alla nomina, da parte della precedente Giunta regionale, di un commissario straordinario e alla positiva e intensa attività dell’assessore Simona Meloni.

Nel corso dell’incontro pubblico organizzato presso il Club Velico, l’assessore Meloni ha illustrato le azioni in corso: il consolidamento dell’immissione idrica dalla diga di Montedoglio, che, seppur limitata, rappresenta comunque un contributo importante; l’istituzione di un capitolo specifico nel bilancio regionale destinato alla manutenzione annuale; la ripulitura degli alvei immissari; il confronto a livello nazionale ed europeo per rivedere i vincoli e le limitazioni derivanti dalle classificazioni SIC e ZPS; e, infine, la definizione di una nuova governance dell’area lacustre.

Su quest’ultimo punto riteniamo che la governance debba essere affidata a un ristretto e qualificato comitato tecnico, dotato di poteri ben definiti. La rappresentanza politica, espressa da Comuni e Regione, dovrebbe invece esercitare un ruolo di indirizzo e di controllo sull’efficienza gestionale. Una commissione composta da numerosi rappresentanti politici, tecnici, associazioni ambientaliste e categorie economiche rischierebbe infatti di trasformarsi in un organismo difficilmente governabile, poiché i legittimi interessi e le diverse sensibilità richiederebbero continue ed estenuanti mediazioni.

Negli ultimi giorni è esplosa una situazione ampiamente prevedibile: la chiusura della navigazione tra San Feliciano e l’Isola Polvese. Era prevedibile anche ai non esperti che il basso livello delle acque avrebbe reso inutilizzabili i traghetti di vecchia generazione, caratterizzati da un pescaggio troppo profondo. C’è poco da aggiungere: il danno economico e di immagine per il settore turistico sarà rilevante.

A conclusione ci sia consentita una proposta che in apparenza può sembrare provocatoria, ma che in realtà può rappresentare un ottimo programma di lavoro per il presente e il futuro del nostro territorio. È davvero pensabile che, di fronte ai cambiamenti climatici, che già oggi e sempre più in futuro comporteranno lunghi periodi di siccità alternati a precipitazioni violente e concentrate, si possa continuare a immaginare il futuro del Trasimeno facendo affidamento esclusivamente sulla navigazione?

Noi riteniamo che, quando si verificano cambiamenti epocali di natura sociale, economica, culturale, scientifica e ambientale, sia necessario avere il coraggio di prendere atto che non è più possibile fare affidamento sulle certezze, sulle consuetudini e sulle regole che fino a ieri ritenevamo immutabili.

L’Isola Polvese e il pontile di San Feliciano potrebbero essere collegati da un ponte di non difficile realizzazione, considerata la modesta profondità del lago. Si tratterebbe di un’opera a basso impatto ambientale, che non richiederebbe grandi altezze nemmeno nell’eventualità di un futuro innalzamento del livello delle acque.

Il collegamento potrebbe essere percorso con forme di mobilità sostenibile: veicoli elettrici, biciclette e percorsi pedonali. Rappresenterebbe una grande attrazione turistica: dalla pista ciclabile lungolago si potrebbe accedere direttamente al ponte-passerella e raggiungere l’isola. L’accesso potrebbe essere regolato da un biglietto d’ingresso. I costi della navigazione verrebbero azzerati o abbattuti e la Polvese potrebbe essere visitata durante tutto l’anno, con significativi benefici economici.

Una soluzione analoga potrebbe essere studiata anche per il collegamento tra l’Isola Maggiore e il pontile di Tuoro.

Non ci offenderemo se qualcuno ci definirà visionari o fantasiosi. Del resto, molte delle persone che hanno fatto la storia sono state considerate tali prima che le loro idee diventassero realtà.

Castiglione Futura

 

 

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