Addio Paolo. Ricordiamo l’uomo, il commerciante, lo sportivo, il pievese, con una nostra intervista

by redazione

Addio Paolo. Ricordiamo l’uomo, il commerciante, lo sportivo, il pievese, con una nostra intervista.

Una di quelle notizie che chiamo “un cazzotto nello stomaco”. Perché inaspettate, perché colpiscono persone per bene, perché lasciano vuoti profondi. Come questa, di oggi,  della scomparsa di Paolo Pausilli, un protagonista della storia pievese dagli anni ‘ 60 del secolo scorso.  Commerciante ed imprenditore tra i più  più lungimiranti, uomo amante dello sport con una presenza nella Pievese dagli anni ’80. Impegnato in associazioni importanti dal Terziere Borgodentro agli Amici del Gemellaggio. Sempre attento e presente nella vita politica con una attenzione ereditata dal padre di fede socialista.

Noi lo vogliamo ricordare pubblicando anche questa intervista che gli facemmo nel 2007, in occasione della pubblicazione del libro “Fanno scuola agli argentini” sulla storia del calcio a Città della Pieve. Perché ci sembra un asorta di autoritratto. Un bell’autoritratto.

Gianni Fanfano. 

(La foto è tratta da Citta della Pieve Viva)

 

Ecco il testo dell’intervista.

“Fin da giovane ho cominciato a fare il commerciante, nel 1961. avevo diciassette anni. Ero minorenne allora e la licenza fu fatta a nome del babbo. Ho rilevato l’attività che era di Pompo Valletti, che l’ha tenuta poco e che l’aveva presa dal Trotta Frullano.

Negli stessi locali in Via Vannucci ( il Casalino) dove ancora siamo. Ho cominciato con gli elettrodomestici e con le riparazioni. Dopo l’Avviamento, infatti avevo fatto ad Orvieto tre anni di centro Inapli per riparatori radio-TV, una specie di istituto tecnico, molto specifico, finanziato dal Ministero del Lavoro. Così come c’era per muratori, per elettricisti, per radiotecnici. In quegli anni alla Pieve questo tipo di attività la svolgevano anche Cesaroni, Billi e Giampietro Casaccini. Ho cominciato l’attività di vendita dei mobili e di arredamento nel 1973, essendo cresciuto il fratello e dovendo quindi ampliare l’attività. Poi ci siamo anche allargati come locali. Prima nel Casalino abbiamo preso i negozi confinanti che erano quello dove c’era la latteria e poi quello dove c’era il negozio di abbigliamento dell’”Azzurra”. Prima di affermarci poi definitivamente negli anni come una delle maggiori aziende di arredamento della zona, arrivando a volte a Firenze, Milano, Roma. Adesso poi se ne occupa in particolare anche mio figlio Stefano, che è architetto per interni e svolge attività di progettazione e commercializzazione.

Con la Pievese ci sono arrivato in rapporto così come ci viene la maggior parte di genitori, quando i propri figli cominciano ad avere  l’età dei primi calci. E della pratica sportiva. Credo che ogni genitore cerca di supportare questa tendenza perché lo sport fa bene al fisico ma anche alla mente. Io sono entrato nella società a cavallo della fine degli anni settanta e ottanta, con presidente Marcello Binaglia, quando fu rifatto tutto il consiglio. C’erano tutti amici quasi coetanei, c’era Mario Vecchi, allora mi sembra che ci fosse anche Claudio Lucacchioni. C’ impegnammo a rilanciare la società che allora era retrocessa nella categoria inferiore ed aveva anche problemi economici. Io mi impegnai a trovare in particolare sponsor, striscioni pubblicitari al campo sportivo. Riuscimmo a fare un buon lavoro e risanammo un po’ la situazione economica, che comunque va spesso a cicli anche in queste attività. Sono quindi nel consiglio dal 1980 ad oggi, testimone di tutte le vicissitudini che questo sport ha avuto alla Pieve. Ventisette anni quindi di anzianità di servizio. Io non sono neanche un grande tifoso, sono prevalentemente uno sportivo e il mio interesse è soprattutto per il settore giovanile. Ai ragazzi gli insegni a vincere, gli insegni a perdere, a stare insieme ai coetanei, ad avere rapporti di vita, insegni  successi e insuccessi, come nella vita. Quando arriva un presidente padrone tutto questo è più difficile. Togli in questo caso i giovani dal rischio di altri passatempi ed altri vizi che sono sempre presenti. Oggi abbiamo tantissimi ragazzi iscritti alle attività giovanili, abbiamo pulmini sempre in giro dalle prime ore del pomeriggio fino alla sera quando li riportiamo a casa. Mi auguro che in questi ultimi anni soprattutto di aver creato tutti insieme un servizio sociale importante. I risultati adesso poi si vedono quando la maggior parte dei giocatori della prima squadra sono tutti ragazzi del nostro vivaio.  Il periodo per me più interessante ed appassionante di questi anni è stato quello dall’ingresso della Serenella Baglioni ad oggi. Tra l’altro io sono stato tra i promotori principali di quel suo ingresso. Siamo parenti, ci frequentavamo in quegli anni anche nell’attività del Terziere e da lì nacque l’idea di un suo impegno nella società.

Venendo agli aspetti tecnici, in questi anni sono passati allenatori di tutte le qualità, anche perché come sempre quando c’è una qualche difficoltà o qualche problema il primo a pagare è l’allenatore. Un allenatore che ricordo positivamente è stato Chiocci. Gli allenatori sono bravi quando riescono a creare un gruppo.  Il calcio è uno sport di gruppo. Quando riesci a creare una squadra che gioca per la squadra, vinci il campionato.

Abbiamo avuto anche fra i giocatori un arco incredibile di personalità ed anche qui ci sono stati quelli bravi e quelli meno bravi.

Il problema delle televisioni a pagamento, per le società e i campionati minori è grave, ma non tanto per il bilancio, perché il bilancio di una società anche piccola non dipenda dai quei due o tremila euro in più degli incassi mancati, che sono ad essere larghi un dieci per cento dei costi totali. E’ meno gratificante per i giocatori, meno gratificante per la società e per chi ci dedica tanto tempo vedere poca gente, ma non dal punto di vista economico. Tra l’altro noi come Pievese siamo tra quelli che hanno più pubblico. Ci è capitato di essere più noi che seguiamo la squadra che quelli di chi ci ospita. Le entrate principali sono le sponsorizzazioni, soprattutto quelli piccoli. Anche chi parla delle entrate delle squadre giovanili, delle quote mensili, non sa che coprono meno della metà delle spese che si sostengono per il settore. Ci sono le spese per le attrezzature, per le divise , per gli impianti. Anche per l’utilizzo dei campi presenti nel comune siamo sempre costretti a dare come minimo tre giocatori in prestito.

Oggi se dovessimo essere autonomi dovremmo avere quattro campi di gioco per le diverse categorie. Teniamo presente che noi paghiamo tutte le utenze. Il Comune da un contributo che però non copre tutti i costi del Santa Lucia. C’era stato qualche tempo fa un lavoro iniziato su un progetto di nuovi campi, ma adesso credo che il discorso sia tramontato. E’ stato fatto anche un tentativo di creare una società unica di tutto il paese per rafforzare quindi il progetto. Eravamo disponibili anche a ruotare la prima squadra nei campi delle diverse frazioni. Ma comunque non è stato possibile. E non si farà mai.

Nonostante la situazione sia sempre più difficile per tutti, data la situazione economica.

Ma anche la Federazione fa poco in questo senso perché interessa avere più società e quindi più contributi, invece bisognerebbe premiare quelle realtà che coprono tutti i settori tutte le fasce dell’attività calcistica.

Noi a differenza delle frazioni abbiamo anche la difficoltà a reperire gli spazi e le strutture per fare delle feste per il finanziamento. Manca una struttura di servizio fissa da mettere a disposizione delle diverse associazioni per le loro iniziative, anche nei periodi meno centrali, nell’arco dei dodici mesi. Se vai in Francia in Germania hanno tutti un’organizzazione stabile. Abbiamo fatto per diversi anni tombole, lotterie e pesche assai ricche. Mi ricordo gli anni in cui la Buropa era un’azienda in salute ci dette un grande contributo. Tutte le altre società sportive della nostra zona con una sagra finanziano il campionato.”

 

 

 

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