Medietruria. Ma la Valdichiana Senese c’è?

by redazione

MEDIOETRURIA: E LA VALDICHIANA SENESE?

Mentre Arezzo e Cortona si fanno sentire, da questa parte si rischia di restare a guardare.

La partita sulla Medioetruria si è riaperta. Cortona prende posizione, Arezzo risponde, dall’Umbria arrivano segnali altrettanto chiari dall’attuale minoranza. Tutti sembrano avere qualcosa da dire. E la Valdichiana senese? Prossimamente parleremo dell’Umbria, dell’attuale maggioranza e del mondo civico.

Nei giorni scorsi Cortona Civica ha scritto al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani contestando il sostegno a Rigutino e tornando a difendere Creti. Da Arezzo la replica del Comitato SAVA non si è fatta attendere: dati, collegamenti e bacino d’utenza, sostiene il Comitato, indicherebbero invece Rigutino.

Anche in Umbria la questione è tornata sul tavolo politico, con un’interrogazione in Consiglio regionale che chiede alla Giunta di sostenere Creti.

Fin qui niente di strano. Ognuno porta avanti le proprie ragioni. Ed è proprio questo il punto.

Nel precedente approfondimento pubblicato sul Corriere Pievese avevamo provato a rimettere ordine nella vicenda partendo non dalle dichiarazioni politiche, ma dai documenti. E quei documenti ci ricordano che Medioetruria non nasce come una partita tra Arezzo e Cortona.

Il Tavolo tecnico Toscana-Umbria-RFI prese in esame cinque ipotesi: Arezzo, Rigutino, Farneta-Creti, Chiusi-Chianciano Terme e Chiusi Sud. L’obiettivo era trovare una soluzione capace di servire un’area vasta, a cavallo tra Toscana e Umbria.

Oggi, invece, il confronto sembra restringersi sempre più a Rigutino o Creti, lasciando ai margini una parte importante di quell’“Italia di Mezzo” per la quale il progetto era nato.

E allora la domanda non è soltanto dove sorgerà Medioetruria. Ce n’è un’altra, che ci riguarda più da vicino: quale ruolo vuole avere la Valdichiana senese e l’Umbria confinante nelle scelte ferroviarie dei prossimi decenni?

Perché qui non si parte da zero. C’è una rete ferroviaria, ci sono stazioni e infrastrutture, ci sono collegamenti verso Siena, Firenze, Roma e l’Umbria. Un patrimonio che, quando si ragiona sul futuro della mobilità dell’Italia centrale, non può essere semplicemente messo tra parentesi.

Questo non vuol dire rivendicare necessariamente una nuova stazione a Chiusi, né schierarsi a priori contro Creti o Rigutino. Vuol dire, molto più semplicemente, esserci.

Arezzo fa sentire la propria voce, Cortona fa altrettanto, l’Umbria prova a far pesare le proprie ragioni. E la Valdichiana senese?

Perché dietro Medioetruria non c’è soltanto il luogo dove far fermare i treni dell’Alta Velocità. C’è qualcosa di più: quale idea abbiamo dell’Italia di Mezzo e del diritto alla mobilità di chi ci vive?

Efficienza, domanda e sostenibilità economica contano, naturalmente. Ma una grande infrastruttura pubblica non può essere valutata soltanto secondo le logiche del mercato e del profitto. Una ferrovia serve anche a tenere insieme i territori e a non lasciare indietro chi vive lontano dai grandi centri.

Altrimenti rischiamo di costruire un Paese sempre più veloce per alcuni e sempre più lontano per altri.

In altre parole, territori di serie A e territori di serie B.

E a quel punto il problema non sarebbe più soltanto ferroviario. Diventerebbe una questione di democrazia territoriale.

Se Medioetruria vuole davvero essere la stazione dell’“Italia di Mezzo”, allora dovrà guardare all’intera area che dovrebbe servire e non soltanto a chi, oggi, riesce a far sentire più forte la propria voce.

Perché una grande infrastruttura può decidere dove fermano i treni. Non dovrebbe decidere quali territori hanno diritto al futuro.

Sebastiano Ballone

 

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