La misura dell’anima. Se dietro la rabbia dei giovani ci fosse anche la disuguaglianza?

by Sebastiano Ballone

Le immagini degli scontri che hanno coinvolto nelle ultime settimane gruppi di giovanissimi riportano ancora una volta in primo piano una domanda che forse liquidiamo troppo facilmente: da dove nasce questa rabbia? È soltanto violenza, disagio individuale, mancanza di regole oppure dietro certi fenomeni esiste qualcosa di più profondo?

Non esistono spiegazioni semplici e sarebbe sbagliato cercarne una sola. Ma può essere utile tornare a una riflessione che Richard Wilkinson e Kate Pickett svilupparono nel loro libro La misura dell’anima. Perché le diseguaglianze rendono le società più infelici. La loro tesi, costruita attraverso il confronto tra i Paesi più sviluppati, è provocatoria proprio perché ribalta una convinzione radicata: una volta raggiunto un certo livello di benessere economico, non è soltanto quanta ricchezza possiede una società a determinarne la qualità della vita, ma soprattutto come quella ricchezza è distribuita.

Nelle società più diseguali tendono infatti a crescere, pur con differenze e cause che non possono essere ridotte a un unico fattore, problemi di salute, disagio sociale, insicurezza, perdita di fiducia, violenza, marginalità. Non significa naturalmente che la disuguaglianza spieghi tutto. Significa però che non possiamo continuare a misurare il benessere soltanto attraverso il reddito medio, i consumi o la crescita economica.

Anche i dati italiani raccontano una società nella quale, nonostante il livello di sviluppo raggiunto, una parte significativa della popolazione continua a vivere situazioni di povertà o forte vulnerabilità economica. E quando la distanza tra chi può scegliere e chi invece deve semplicemente adattarsi aumenta, il problema non è più soltanto economico. Diventa sociale, culturale e perfino democratico.

La questione riguarda anche territori come i nostri. Valdichiana, Trasimeno e più in generale le aree interne conoscono bene una forma particolare di disuguaglianza: quella territoriale. Vivere lontano dai grandi centri può significare avere meno possibilità di lavoro qualificato, servizi sanitari più difficili da raggiungere, trasporti meno efficienti, minori occasioni formative e culturali. Sono differenze che non compaiono immediatamente in una statistica sul reddito, ma che incidono profondamente sulla qualità della vita.

Perché la disuguaglianza non significa necessariamente essere poveri. Può significare anche partire da condizioni diverse. Dover percorrere più chilometri per raggiungere un ospedale, avere meno collegamenti per frequentare un’università, essere costretti a lasciare il proprio territorio per trovare un lavoro adeguato alla propria formazione. È una distanza meno evidente di quella economica, ma altrettanto concreta: misura le opportunità che una persona ha anche in base al luogo in cui vive. E quando queste opportunità diminuiscono, soprattutto per i giovani, diventa più difficile chiedere loro di restare e costruire qui il proprio futuro.

Lo spopolamento delle aree interne non nasce soltanto dalla diminuzione delle nascite. Molti giovani se ne vanno perché altrove trovano maggiori opportunità. E quando una comunità perde progressivamente le proprie generazioni più giovani, perde anche energia, iniziativa, relazioni, capacità di immaginare il futuro.

Esiste poi un disagio più silenzioso, spesso difficilissimo da leggere. Gli studi condotti anche in Italia sul rischio suicidario nelle aree rurali e nei territori meno densamente popolati mostrano come isolamento sociale, solitudine e caratteristiche del territorio possano diventare elementi da osservare con attenzione. Anche qui sarebbe sbagliato stabilire rapporti automatici di causa ed effetto. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare che la qualità delle relazioni sociali e delle opportunità offerte da un territorio incide sul benessere delle persone.

In fondo la nostra Costituzione aveva già indicato con straordinaria chiarezza la direzione da seguire. L’articolo 3 non si limita ad affermare l’uguaglianza dei cittadini: assegna alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto libertà ed eguaglianza e impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Gli articoli 2, 4 e 32 richiamano a loro volta solidarietà, diritto al lavoro e tutela della salute.

La strada, quindi, almeno nei principi, è già segnata. Il problema è capire quanto siamo riusciti davvero a percorrerla.

Se la Repubblica ha il compito di rimuovere gli ostacoli che producono disuguaglianza, allora la questione non può essere lasciata soltanto alle statistiche o alla capacità dei singoli di adattarsi. Diventa inevitabilmente anche una responsabilità politica. E forse la domanda da porre non è soltanto se la politica abbia ancora gli strumenti per intervenire, ma se abbia davvero la volontà di farlo, soprattutto là dove i problemi sono meno visibili e i territori hanno meno forza per farsi ascoltare. Ridurre le distanze significa anche questo: fare in modo che il luogo in cui si nasce e si vive non determini in partenza la quantità e la qualità delle opportunità disponibili.

Forse dovremmo allora tornare a chiederci quale sviluppo vogliamo. Perché un territorio può anche diventare complessivamente più ricco mentre una parte delle persone che vi abitano diventa più fragile. Può crescere economicamente e contemporaneamente perdere servizi, giovani, relazioni e fiducia.

Ed è proprio questa la domanda che La misura dell’anima, a distanza di anni, continua a porci: siamo davvero più sviluppati quando cresce la ricchezza oppure quando cresce anche la qualità della vita di chi vive accanto a noi?

 

Sebastiano Ballone

FONTI E RIFERIMENTI

ANSA – Rabbia e violenza, l’ombra dell’internazionale del disordine della Gen Z

ANSA – Scontri del 17 e 18 ottobre, identificati a Bergamo 350 giovani

ISTAT – La povertà in Italia, anno 2025

ISTAT – Condizioni di vita e reddito delle famiglie, anni 2024-2025

ISTAT – Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro – Base 1/1/2025

Senato della Repubblica – Costituzione della Repubblica italiana, articolo 3

PubMed – Does population density moderate suicide risk? An Italian population study over the last 30 years

PubMed – Risk factors for suicide in rural Italy: a case-control study

Joseph Rowntree Foundation – Does income inequality cause health and social problems?

University of York – The Spirit Level at 15: The Enduring Impact of Inequality

 

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