A Chiusi il 2027 sembra ancora lontano, ma la politica ha tempi tutti suoi e qualche movimento comincia già a intravedersi. Il primo segnale arriva dal sindaco Gianluca Sonnini che, a cinque anni dalla sua elezione, non annuncia una candidatura ma neppure si chiama fuori: «La mia disponibilità c’è». Poche parole, pronunciate in un’intervista a La Nazione, sufficienti però a spostare il bilancio dei cinque anni dal terreno amministrativo a quello, inevitabile, della politica.
Sonnini mette subito un paletto: nessuna autocandidatura. L’eventuale secondo mandato dovrà passare dal confronto con il Partito Democratico, con la coalizione e con la società civile. La porta dunque è aperta, ma prima di attraversarla bisognerà capire chi sarà disposto a percorrere la stessa strada e, soprattutto, con quale progetto.
Qualche indizio era arrivato già nei giorni precedenti. Nel lungo intervento pubblicato in occasione dei cinque anni dalla proclamazione del 5 ottobre 2021, il sindaco aveva rivendicato di avere «tracciato una rotta chiara e costruito una base solida», lasciando poi ai cittadini il compito di decidere se quel lavoro meritasse di essere «premiato ancora». Una formula prudente, forse non casuale, che alla luce della successiva disponibilità alla ricandidatura assume oggi un significato decisamente più politico.
Del resto, il possibile bis viene legato dallo stesso Sonnini alla necessità di completare un percorso ancora aperto. E qui il bilancio incontra inevitabilmente alcune questioni che Chiusi si trascina dietro da tempo. Prima fra tutte l’ex Fornace di Chiusi Scalo, per la quale uno studio di fattibilità da 25 mila euro punta ad accantonare l’ipotesi residenziale e a immaginare servizi pubblici, spazi commerciali e la nuova sede dell’Istituto Valdichiana. Un progetto ambizioso, sul quale adesso sarà soprattutto il passaggio dalle intenzioni ai fatti a misurare la capacità dell’amministrazione di lasciare un segno concreto.
Poi c’è la ferrovia. E per Chiusi parlare di ferrovia significa parlare inevitabilmente del proprio ruolo nel territorio. Sonnini rivendica la centralità della stazione di Chiusi-Chianciano Terme, richiama il confronto avviato tra Toscana e Umbria e torna a chiedere più fermate, orari adeguati e investimenti sulla rete, insieme al potenziamento della Siena-Chiusi. Una partita che supera i confini comunali e sulla quale maggioranza e opposizione difficilmente potranno permettersi di dividersi sul principio: semmai il confronto sarà su come trasformare una centralità geografica spesso evocata in una centralità realmente riconosciuta dai servizi ferroviari.
Nel bilancio entrano anche il Lago di Chiusi, lo Spazio Giovani Culsans, il progetto Pop-Up, le opere pubbliche e le difficoltà attraversate dal tessuto produttivo. Risultati rivendicati, cantieri da completare e progetti ancora da tradurre in realtà. È probabilmente proprio qui che si giocherà una parte importante del giudizio sull’amministrazione: non soltanto su quanto è stato fatto, ma sulla distanza che resterà, alla fine del mandato, tra ciò che era stato immaginato e ciò che sarà stato effettivamente realizzato.
E così, dietro il bilancio dei cinque anni, comincia ad affacciarsi la domanda che prima o poi avrebbe bussato alla porta della politica chiusina: chi guiderà la città dopo il 2027?
È presto per parlare di candidature ufficiali, alleanze e programmi. Il Partito Democratico e il centrosinistra dovranno fare le proprie valutazioni e anche opposizioni e altre forze cittadine saranno chiamate, prima o poi, a scoprire le carte. Ma un elemento da oggi c’è: Sonnini non si sfila e mette la propria disponibilità sul tavolo.
La campagna elettorale non è ancora cominciata. La discussione sul dopo Sonnini — o sul Sonnini bis — probabilmente sì.
Sebastiano Ballone
