Fanfano. “La rete di “Cuore d’Italia” muove i primi passi”

by redazione

Ne abbiamo parlato alla Taverna del Buttero, a Fabro, con Franco Barbabella il 6 marzo. Con Franco ci conosciamo da quando era sindaco di Orvieto alla fine degli anni ottanta, nel pieno dei grandi lavori per la rupe. Poi abbiamo fatto insieme la strada di Umbria dei Territori più di dieci anni fa e poi ancora la prima parte della esperienza di Civici Per, prima che prendesse pieghe che non mi piacquero. Ma e’ stato come un ritrovarsi a parlare  sempre sulla stessa lunghezza d’onda. Ci siamo visti, poi, allargando il cerchio,  ad Orvieto la prima volta il 28  di marzo, mettendo insieme il Comitato Promotore con amici di Prato, San Giovanni Valdarno, Castiglione del Lago, Città della Pieve, Chiusi e Sarteano, Orvieto, Todi, Valdelsa, Abruzzo e Lazio.

Abbiamo fatto un primo incontro con l’associazione “PalaSi” di Sauro Pellegrucci a Terni il 30 di aprile. Nel mezzo ci sono state un paio di incontri on line per parlare di progetti ed organizzazione.

Sabato ad Arezzo, in Piazza Risorgimento, abbiamo incontrato Marco Donati, candidato sindaco di “Scelgo Arezzo”, in rappresentanza di quattro liste civiche ed Azione,  nelle prossime elezioni comunali del 23 e 24 maggio. Impegnato in queste elezioni comunali di fine maggio c’è anche Mauro Vaiani, che fa parte del coordinamento della rete, candidato per la lista civica Autonomia e Ambiente, insieme ad altre liste civiche, a sostegno di Biffoni sindaco con il  campo largo.

Abbiamo deciso, anche per questo, di fare la presentazione ufficiale del nostro progetto dopo queste elezioni. Magari sfruttando questi giorni per un nostro confronto ulteriore e capirne ancora meglio i perché.

Non c’è mai stato, a mia memoria, un bisogno di politica come in questo momento. Bisogno di buona politica. Non c’è mai stata carenza di politica come in questo momento. O meglio di buona politica. Non c’è mai stata come in questo momento tanta distanza fra politica ufficiale e cittadini. La metà degli italiani non ci crede più. Non pensa più che il suo futuro, la sua vita , quella della sua famiglia, il suo lavoro, possano dipendere da un contributo positivo della politica.

Ma non c’è mai stato, a mio giudizio, nemmeno, un momento così gravido di problemi e di minacce come in questo momento.

E’ tornata la guerra dentro l’Europa. Poteri economici e finanziari fuori da ogni controllo incisivo, nazionale e sovranazionale, determinano il futuro di aziende, posti di lavoro, inflazione, servizi pubblici, costo delle materie prime, cosa si vede e soprattutto cosa si deve pensare. I debiti sovrani degli Stati sono nelle loro mani. E l’Italia ha un debito pubblico che la soffoca. E di conseguenza soffoca sanità, scuola, servizi, infrastrutture, lavoro.

I nostri comuni, le nostre Regioni, sono l’ultimo anello di questa crisi. Quelli che dovrebbero essere i primi protagonisti di una risposta, certo difficile, Governi nazionali della cosiddetta destra e della cosiddetta sinistra  ed Unione Europea, praticamente balbettano sul filo dell’ordinaria amministrazione. Manca da decenni un pensiero critico ed una analisi dei poteri adeguati. Mancano dalla caduta del muro di Berlino e dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, accordi e sedi di livello internazionale all’altezza dei problemi. Si è lasciata sviluppare una globalizzazione senza regole, con la sola direttiva di massimizzare profitti e libertà di circolazione dei capitali, con la predominanza della finanza sulla produzione e senza nessuna tutela del lavoro, un lavoro  decentrato in ogni parte del mondo alla ricerca del costo minore. Con uno stravolgimento letale del ruolo fondamentale del Mercato e dello Stato, di ogni sana società democratica.

Ed allora che fare? Che fare se qualcuno,  per scelta o per indole, non può e non vuole stare alla finestra?

Si può ricominciare dal basso, dai nostri paesi, dalle nostre città, dalle nostre terre, dalla nostra storia, dalla nostra cultura. Dai nostri problemi. Dalle nostre idee.

 Si può ricominciare cercando di ricostruire una credibilità della politica. Senza pregiudizi nei confronti dei partiti attuali. Confrontandosi, favorendo cambiamenti in ciò che esiste e creazione di nuovi soggetti. L’importante è farlo sulle cose giuste, sulle scelte che interessano.

La rete di liste civiche, associazioni, singoli cittadini, che abbiamo chiamato “Cuore d’Italia” nasce così e per questo. Cuore d’Italia perché lo siamo da un punto di vista geografico, ma anche storico.

Qui, come scriveva Umberto Cerroni nel 1992, “…in questo meraviglioso territorio, uno dei punti più raffinati della civiltà del pane, del vino e dell’olio,si è prodotta una parte fondamentale di ciò che chiamiamo Italia e che ci fa italiani. La lingua innanzitutto con Dante Petrarca e Boccaccio. L’arte moderna, che tanta parte occupa nella civiltà italiana. Qui nasce con Guidi Monaco il rigo musicale. Qui nasce la pittura moderna con Cimabue, Giotto, Duccio di Boninsegna, Perugino, Raffaello, Masaccio e Piero della Francesca.

Qui nasce la scultura moderna con Arnolfo del Cambio e Giovanni e Nicola Pisano. Qui nasce la città moderna oltre lo spazio del castello signorile e del borgo popolano, qui nascono Pienza e Montepulciano, le esemplari città umanistiche ed intraprendenti del Cinquecento…”

Per questo ci siamo chiamati “cuore d’Italia”, senza nemmeno accennare a Roma ed al suo impero. Ma anche perché siamo un “cuore d’Italia” spesso dimenticato, sottovalutato, mal rappresentato. Soprattutto dopo la crisi del primo regionalismo, mentre il Nord ed il Sud, con motori ed attenzioni diverse, sono stati sempre al centro dell’attenzione.

I temi ed i problemi su cui vogliamo lavorare nascono in quel contesto generale che ricordavo all’inizio, ma sono questioni vissute sulla pelle e sulla carne dei nostri concittadini ogni santo giorno. Sono temi e problemi vissuti con l’ottica del nostro territorio di riferimento che è quello del confine occidentale fra Umbria e Toscana ed alto Lazio, in cui viviamo.  Sanità, vie di comunicazioni stradali e ferroviarie, ambiente, distretti economici, servizi pubblici.

Sanità con servizi pubblici di prossimità adeguati, che siano filtro nei confronti degli ospedali maggiori. Trasporti ferroviari che riequilibrino gli spazi a favore del servizio pubblico universale, nettamente maggioritario,  rispetto all’ubriacatura aziendalistica e minoritaria dell’alta velocità.

Recupero di attenzione verso le nostre acque, a cominciare dai laghi e dal Trasimeno, per passare agli ambienti di lavoro ed alla gestione dei rifiuti. Grande attenzione alle società di servizi di proprietà pubblica, con partecipazioni private che stanno distorcendo le finalità iniziali, nella gestione degli acquedotti, dei rifiuti, della distribuzione del gas.

Grande attenzione alle attività economiche, quelle esistenti e quelle nascenti, quelle già strutturate e quelle da strutturare con modello distrettuale. Modello orizzontale e soprattutto verticale. A cominciare dal turismo che deve costruire sempre più una dimensione industriale, senza dimenticare la funzione di integrazione di reddito.

E come non pensare ad una rifondazione democratica e della partecipazione. A cominciare da una riforma elettorale che riconsegni al cittadino elettore la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, interrompendo il chiuso metodo di autoriproduzione dei gruppi dirigenti che hanno intrapreso i partiti della seconda repubblica in questo primo scorcio di secolo.

Credo che senza porre limiti ad altro ci potremmo fermare qui, per dire che c’è bisogno e materia di lavoro. Alcuni di noi proveranno a mettere a disposizione tanta esperienza, ma è fondamentale che in questo cammino si riesca a coinvolgere le nuove generazioni. E’ a loro che spetta il compito di scendere in campo. E’ a loro che spetta il compito di costruire un futuro diverso. E’ a loro che tocca ribellarsi contro ciò, ed è tanto,  che non va e che va cambiato. Come facemmo molti di noi tanti anni fa. Anche se poi fummo sconfitti. Ma qualcosa, cambiammo. La “polis” moderna nacque allora, il cittadino moderno, di massa, il cittadino del mondo, nacque allora.

Io sono ottimista. Vedo segnali che fanno sperare. “Sento qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi d’antico”, diceva il poeta.

Gianni Fanfano

 

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