“Festa dell’Uva e del Vino” a Chiusi. Ogni occasione è buona per fare festa?

by Sebastiano Ballone


Dietro la Festa dell’Uva e del Vino di Chiusi ci sono storia, Terzieri, volontariato e una comunità che continua a ritrovarsi.

Ogni occasione è buona per fare festa. O forse no. Perché una festa può durare pochi giorni, ma per prepararla servono mesi e, per capire cosa rappresenta davvero, qualche volta bisogna tornare indietro nel tempo. È quello che emerge parlando con Davide Canini, presidente dell’Associazione Terzieri di Chiusi, alla vigilia della Festa dell’Uva e del Vino 2026. Davide ha 43 anni e, curiosamente, è nato proprio nel 1983, l’anno della ripartenza moderna della Festa. Quasi due storie cresciute insieme.

La memoria, però, ci porta più indietro, alle feste legate alla vendemmia della prima metà del Novecento, all’interruzione degli anni della guerra e poi alle immagini degli anni Cinquanta: fotografie in bianco e nero, carri carichi d’uva, persone lungo le strade. Immagini spesso conservate negli archivi delle famiglie e capaci di raccontare una Chiusi che rischia, lentamente, di andare perduta. Viene allora spontaneo domandarsi: quanta storia abbiamo ancora nei cassetti delle nostre case senza saperlo?

Parlando di memoria popolare chiusina emerge anche il nome di Fulvio Barni, tra le figure fondative del Teatro Popolare a Chiusi e autore di numerose opere rappresentate in città. Quella cultura popolare Barni l’aveva studiata e raccontata anche in Tre sassate all’ingiù. Usi, costumi e credenze che furono del popolo chiusino. Una tradizione che non è scomparsa: durante la Festa 2026 il Teatro Popolare Sant’Angelo torna a Porta Lavinia con Porta Lavinia, opera di Fulvio Barni e Aldo Rettori. Una serata che conserva qualcosa delle vecchie vegliature, con le persone che si ritrovano e, come ricorda lo stesso programma, possono persino portarsi la propria sedia da casa. La storia di una comunità, del resto, non passa soltanto attraverso documenti e archivi, ma anche attraverso il modo in cui una comunità ha saputo raccontare se stessa.

Il 1983 rappresenta lo spartiacque della storia più recente, l’anno della ripartenza della Festa nella forma che, attraverso trasformazioni e inevitabili cambiamenti, ci conduce fino ad oggi. Nel racconto di Canini emerge Giorgio Bologni, protagonista di quella stagione e nome già legato alla promozione turistica chiusina: il 26 agosto 1965, quando venne costituita l’Associazione Turistica Pro Loco Chiusi, ne fu infatti il primo presidente. Erano anni nei quali a Chiusi si cominciava a ragionare di turismo, valorizzazione del patrimonio e iniziative capaci di richiamare persone sul territorio.

In questa storia ci sono naturalmente Santa Maria, San Silvestro e Sant’Angelo, i tre Terzieri. Negli anni Ottanta l’associazione viene riorganizzata, adattando regole e tradizioni alla realtà contemporanea. Ed è parlando di quegli anni che emerge un altro nome conosciuto a Chiusi, Stefano Bistarini, che Canini definisce semplicemente «il nostro storico». Verbali, documenti, decisioni e cambiamenti avvenuti nel corso degli anni costituiscono una memoria discreta ma preziosa, perché le tradizioni hanno bisogno di chi le porta avanti, ma anche di qualcuno che ricordi da dove siamo partiti.

Gli archivi, tuttavia, non spiegano tutto. A farlo è forse una delle frasi più semplici pronunciate durante la nostra conversazione: «Quando si parla di Terzieri si parla di famiglia». Una famiglia particolare, composta da tre Terzieri che durante l’anno collaborano e che, quando arrivano i Giochi del Tempo che Fu, i Giochi dei Citti e il Palio dei Rioni, tornano inevitabilmente a sfidarsi. La rivalità appartiene alla competizione; tutto ciò che viene prima richiede invece collaborazione e molto lavoro.

Chi arriva nei giorni della Festa vede il risultato finale: taverne, vino, pici fatti a mano, musica, giochi e persone nelle strade. Molto meno visibile è ciò che precede tutto questo: mesi di riunioni, organizzazione, cucine da preparare, programmi da costruire e problemi da risolvere, con un impegno affidato in gran parte al volontariato. Nei Terzieri lavorano insieme bambini, ragazzi, adulti e persone che hanno superato i novant’anni. In un periodo nel quale sentiamo spesso parlare della difficoltà di coinvolgere le persone e creare partecipazione, vale forse la pena osservare anche ciò che continua a funzionare. Canini lo riassume in poche parole: «Il Terziere è un luogo di socialità, è un luogo dove si fa comunità».

Naturalmente la Festa non è rimasta quella del 1983. Sono cambiate le generazioni, la musica, i gusti e il modo stesso di vivere una manifestazione popolare, ed è normale che sia così. La questione non è impedire alla Festa di cambiare, ma capire quanto possiamo cambiare senza perdere ciò che siamo. Il vino deve continuare ad essere protagonista, insieme alle taverne, ai prodotti locali, ai giochi e a quella sana rivalità che nei giorni della Festa riaccende l’appartenenza ai tre Terzieri.

C’è poi un aspetto più difficile da misurare. Sono tanti i chiusini che oggi vivono altrove e che, in occasione della Festa, tornano nel centro storico. Per qualche giorno tornano a casa. È un dato che difficilmente entra nelle statistiche delle presenze, ma racconta qualcosa di altrettanto importante: il rapporto tra una persona e il luogo dal quale proviene, forse uno degli aspetti più profondi che una festa popolare riesce ancora a conservare.

Prima di concludere la nostra conversazione ho chiesto a Davide come vorrebbe che questa Festa fosse ricordata tra quarant’anni. La speranza è che i ragazzi che oggi entrano nei Terzieri possano ricordare positivamente chi li ha preceduti, così come la sua generazione ricorda coloro che negli anni Ottanta rimisero in moto questa storia. Le tradizioni, in fondo, non si conservano mettendole sotto una campana di vetro: si tramandano. Ogni generazione prende qualcosa dalla precedente, aggiunge qualcosa di proprio e, prima o poi, la consegna a quella successiva.

Alla fine gli ho rivolto una domanda molto più semplice: «Davide, una sola parola. Cos’è per te la Festa dell’Uva e del Vino?». La risposta è arrivata immediatamente: «Spensieratezza». E forse, dopo mesi di preparativi, riunioni e responsabilità, vedere nuovamente Chiusi riempirsi di persone significa proprio questo: stare insieme, ritrovarsi e divertirsi. Perché ogni occasione sarà pure buona per fare festa, ma una Festa così non si fa da sola.

Sebastiano Ballone 

Didascalia della fotografia

Statuto della Città di Chiusi, 1538. Un documento che richiama la profondità storica della comunità chiusina e delle sue istituzioni.

Fonti e riferimenti

Fonti dirette

Intervista a Davide Canini, presidente dell’Associazione Terzieri di Chiusi – settembre 2026. Testimonianza diretta sulla storia recente della Festa, sulla vita dei Terzieri e sulle figure che ne hanno accompagnato il percorso.

Fonti istituzionali e locali

Pro Loco Chiusi APS – Storia della Pro Loco di Chiusi – Documenta la costituzione dell’Associazione Turistica Pro Loco Chiusi il 26 agosto 1965 e la presidenza di Giorgio Bologni.

Pro Loco Chiusi APS – Festa dell’Uva e del Vino 2026 – Programma ufficiale della 43ª edizione e degli appuntamenti collegati alla Festa.

Pro Loco Chiusi APS – Anteprima Festa dell’Uva e del Vino – Programma della rappresentazione Porta Lavinia di Fulvio Barni e Aldo Rettori, a cura del Teatro Popolare Sant’Angelo.

Fonti storiche e bibliografiche

Biblioteca della Toscana Pietro Leopoldo – riferimento bibliografico a Tre sassate all’ingiù di Fulvio Barni – Riscontro bibliografico dell’opera dedicata agli usi, costumi e credenze popolari di Chiusi.

Fonti giornalistiche

La Valdichiana – Festa dell’Uva e del Vino a Chiusi: storia e ricordi – Ricostruzione della precedente tradizione della Festa agricola chiusina, dell’interruzione durante la guerra e della successiva evoluzione della manifestazione.

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