Una serva padrona a Paciano

by redazione

Una serva padrona a Paciano

Siamo rimasti immobili sulle poltroncine, a teatro pieno. Nel piccolo teatro di Paciano, che una volta era la sala comunale, davano La serva padrona di Pergolesi, e ci hanno spiegato che questi erano intermezzi, pensati per stare tra un atto e l’altro di opere lunghe e solenni, e che il pubblico li amava più delle opere stesse. Tornata a casa l’ho raccontato a Claude, l’intelligenza artificiale con cui lavoro, e lui mi ha aggiunto un pezzo di storia: nel 1733, a Napoli, andò proprio così. Della grande opera seria oggi si ricorda il nome a fatica, l’intermezzo è arrivato fino a noi. Grazie Claude, che sai dirmi le cose che stanno nelle pieghe della storia.

La musica mi ha sempre accompagnato: mia nonna, Marina Calvi, era soprano, e con la sua voce arrivò fino in Sud America. Stasera, lì davanti, di fronte a noi in platea, c’erano un violino e un violoncello, due giovani donne: Chiara Franceschini, due occhi che brillavano nel buio, e Catherine Bruni, nata pochi anni fa. E il clavicembalo di Enrico Bianchi, che tutto riassume. Sarà un caso che il palco fosse troppo piccolo per ospitarli, ma poterli guardare, sentire il clavicembalo così vicino, ha dato allo spettacolo fascino e complicità. Il piccolo teatro è diventato un salotto.

Lei, un’irraggiungibile Lucia Gala. Faceva di più con le mosse o con la voce? Affascinata, non posso scegliere. Uberto è il mio caro Pedro Bomba, l’amico su cui conto per farmi spiegare il computer, che canta nella cattedrale di Assisi: imponente baritono, regge con lei tutta la storia.

E Vespone, il servo muto. Non si sta fermi a guardarlo. Marlon Zighi Orbi è stato l’aiuto regista di Virgilio Bianconi per una stagione teatrale, e ogni lunedì sera, insieme a lui ci ha fatto lezione di teatro. È un Arlecchino come lo incontri solo a Venezia, dove si è diplomato: si muove a scatti di musica, inaspettati, che tengono gli spettatori con la schiena dritta e gli occhi puntati.

E in scena c’è anche Le Couturier, Alberto Agea: i costumi li serve lui, davanti ai nostri occhi, con la sua inimitabile grazia in ogni spettacolo.

Dietro e sopra tutto, Virgilio Bianconi e il suo Téathron Musikè, uno spirito che opera in Umbria, formatosi con importanti maestri italiani e internazionali. Ha una sensibilità inarrivabile, per la musica e per l’anima delle persone, che infatti gli si avvicinano da tutto il mondo. Lo spettacolo fa parte del PanOpera Festival 2026, dodicesima edizione, di cui Bianconi cura la direzione artistica, e del progetto PanOpera Scuola: giovedì e venerdì mattina era andato in scena per le scuole. Chi altro poteva dare a Paciano il suo Pergolesi, dopo aver portato Mozart adolescente a Città della Pieve?

Vespone ce lo portiamo stasera a casa, mettendoci comodi. Già in pigiama, ripensando a Marlon, ci scappa l’ultimo movimento della serata: le spalle tirate indietro, il mento alto, di scatto, come su una nota che non ti aspetti. Come ci insegnava lui, il lunedì sera.

Marina Wiesendanger

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