Parliamo di Sanità e ridimensionamenti.

by redazione

( riceviamo e pubblichiamo)

PARLIAMO DI SANITA’ E RIDIMENSIONAMENTI.

La marginalizzazione dei presidi ospedalieri di confine e di area interna è un tema centrale nel dibattito sulla programmazione sanitaria dell’Umbria. La situazione di Città della Pieve rappresenta un caso emblematico di come le logiche di accentramento dei servizi abbiano progressivamente indebolito territori strategici.

I fattori principali che spiegano questa dinamica e il ruolo della politica locale si articolano su diversi piani:

  1. La logica dei “numeri” e il modello D.M. 70

Negli ultimi quindici anni, la riorganizzazione della rete ospedaliera nazionale e regionale ha seguito standard rigidi basati sul bacino di utenza e sui volumi di prestazioni (decreto ministeriale 70/2015). Questo approccio penalizza fortemente le zone di confine e i comuni montani o pedemontani, trattando la densità abitativa come unico parametro e trascurando:

  • L’orografia del territorio e i tempi reali di percorrenza per raggiungere i poli di branca o di alta specializzazione (come Perugia o Terni).
  • L’elevata percentuale di popolazione anziana, per la quale lo spostamento autonomo è complesso o impossibile.
  • La presenza di servizi essenziali per la cronicizzazione, come i centri dialisi decentrati, la cui chiusura o ridimensionamento impatta drammaticamente sulla qualità della vita dei pazienti.
  1. Città della Pieve: un presidio cerniera sottoutilizzato

L’Ospedale di Città della Pieve ha storicamente svolto una funzione di “cerniera” non solo per il Trasimeno meridionale e la Val di Chiana umbra, ma anche per i comuni limitrofi della Toscana (Siena e Arezzo).

  • L’attrazione extraregionale:L’interscambio con i pazienti toscani garantiva mobilità attiva e la piena sostenibilità economica di diversi reparti e servizi di base.
  • La perdita di autonomia:La progressiva trasformazione della struttura da ospedale di base a Casa della Salute / Ospedale di Comunità ne ha impoverito l’offerta specialistica, creando un circolo vizioso: il taglio dei servizi riduce l’utenza, e il calo dell’utenza diventa poi la giustificazione tecnica per ulteriori ridimensionamenti.
  1. Le liste d’attesa e la spinta verso la mobilità passiva

L’allungamento delle liste d’attesa nei grandi presidi regionali è l’effetto diretto del sovraccarico delle strutture centrali, le quali si trovano a dover gestire anche la diagnostica e la routine che prima venivano assorbite dai presidi periferici. Quando un cittadino della Pieve o del Trasimeno deve percorrere decine di chilometri per un esame di routine o per la dialisi, il servizio pubblico perde il suo valore di universalità.

  1. Il ruolo e la debolezza della politica locale

La debolezza della rappresentanza politica locale emerge su più livelli:

  • Mancanza di rete tra Comuni:Storicamente, la politica del comprensorio del Trasimeno e delle aree di confine ha faticato a presentare un fronte unico e compatto davanti alla Regione. Le rivalità campanilistiche o le divisioni di partito hanno spesso frammentato le richieste, consentendo alla governance regionale di procedere con tagli lineari senza trovare una resistenza istituzionale strutturata.
  • Incapacità di far valere la specificità di confine:La politica locale non sempre è riuscita a imporre il tema dell’integrazione sociosanitaria interregionale (Umbria-Toscana) come priorità strategica, accettando passivamente le logiche di confine amministrativo che ignorano la realtà della vita quotidiana dei cittadini.
  • Riconversione subita e non guidata:Piuttosto che rivendicare un ruolo di specializzazione per la struttura (ad esempio come centro d’eccellenza per la riabilitazione, la dialisi decentrata o la gestione delle cronicità), il territorio ha spesso subito piani di rientro e tagli senza riuscire a contrattare compensazioni adeguate in termini di servizi territoriali h24.

La tutela della salute nelle aree interne richiede un cambio di paradigma: la sanità di prossimità non può essere considerata un costo superfluo, ma la condizione fondamentale per evitare lo spopolamento e garantire i diritti costituzionali di chi sceglie di vivere fuori dai grandi centri urbani.

Giuseppe De Maria

 

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