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Rossi, Presidente Toscana «Venti regioni non reggono più »

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Dal Sole 24 Ore  di Roberto Turno

Enrico Rossi, governatore della Toscana, rilancia la partita della riforma delle regioni, anche del loro accorpamento. Ma accusa anche lo Stato dei suoi fallimenti sul federalismo.

Enrico Rossi, vi aspettavate le dimissioni annunciate dal presidente Chiamparino?

Sono rimasto molto colpito. Ho usato tutti gli argomenti possibili perché non si dimettesse. Mi auguro che sia una situazione recuperabile. Chiedo al Governo di intervenire perché tutto rientri. Intanto le regioni sono sotto assedio: dalle riforme alle accuse di aver fatto fallire la sanità col federalismo. Sulla sanità intanto faccio notare che l’Italia rispetto agli altri paesi Ue ha un livello di spesa assai inferiore – con questa manovra va al 6,6% del Pil-e che è ancora tra lei migliori al mondo. La stessa Corte dei conti ha riconosciuto che il Sai ha contribuito al risanamento dei conti pubblici in maniera consistente.  Le regioni hanno tante responsabilità, ma anche qualche merito.  La sanità resta un nervo scoperto.

Bastano i fondi della manovra?

È una cifra da cui partire.Poi è chiaro che c’è il problema dei contratti, degli investimenti, dei Lea, dei farmaci

E nel caso aumentereste i ticket?

Noi non vogliamo aumentare i ticket. assolutamente. Altra cosa è per le regioni in piano di rientro.

Intanto siamo al federalismo degli staterellL.

Il federalismo deglistaterelli è stato un grave errore. Purtroppo spesso il titolo V è stato interpretato e praticato così. Ma con l’altra faccia della medaglia di un federalismo per abbandono dallo Stato. La situazione imponeva ormai la riforma costituzionale, tanto più con la crisi e la globalizzazione.

Nuovo federalismo promosso…

Io parlerei di regionalismo forte, non di federalismo l’obiettivo dei padri costituenti. È questa adesso l’occasione per le regioni. E lo Stato toma al centro-. Condivido il principio della supremazia dello Stato. Si sono chiarite le competenze, è giusto. Ma allo Stato al tempo stesso contesto ad esempio di non avere un piano sull’energia. La Toscana lo ha, lo faccia lo Stato. Lo stesso vale per le infrastrutture o i trasporti. Grandi questioni da affrontare di petto. A cosa sta pensando? Alla possibilità per le regioni di assumere competenze su tante materie e iniziative. Il nuovo art. 116 apre una via d’uscita all’autonomia speciale per materie su tante competenze.

A cosa pensa?

Ad esempio alla partita fondamentale della formazione. Su questo aspetto accetterei la sfida di chiedere un’autonomia speciale per la mia regione. Credo che dobbiamo cogliere la chance di un regionalismo differenziato nel quale, se dimostro di potercela fare su un certo terreno, lo Stato mi riconosce l’autonomia e se faccio male vengo commissariato.

Ma in un quadro di unità nazionale. Non sono troppe le regioni?

Dobbiamo superare un regionalismo cosi frammentato. A Bruxelles esistono regioni, come la Renania, con 17 min di abitanti Se non vogliamo parlare di accorpamento, cominciamo almeno a concepire di associare i servizi quando c’è un substrato sociale omogeneo. Venti regioni alla lunga non reggono più.

 

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