Dopo il “Patto di Chiusi” ed il “Patto di Castiglione del Lago”, pur avendo notato una sostanziale distanza fra il comunicato dei sindaci Sonnini e Burico e quello dell’assessore umbro, De Rebotti torna nella prima parte di una nota di risposta ad un consigliere regionale sull’argomento. E conferma la nostra lettura. Parla di pro e contro di Creti e Rigutino, ma a Chiusi nessun accenno. Di Chiusi, come stazione per fermate utili all’utenza perugina, in un periodo di crisi economica drammatica, non c’è traccia, come non c’è traccia dell’intervento sul collegamento da velocizzare tra Perugia e Chiusi. Meglio buttare altri milioni di euro in nuove opere perfettamente sostituibili. Meglio continuare a fare delle fermate dell’Alta Velocità comje strumento di privilegio per alcune fasce sociali. Può darsi che ci sbagliamo. Ce lo auguriamo. Una cosa è certa: questi temi e questi luoghi, saranno al centro della prossima campagna elettorale. (g.f)
Questa che segue è la nota dell’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti Francesco De Rebotti.
Replica al consigliere Arcudi: “Sulle infrastrutture servono fatti, non propaganda. Con la Toscana difendiamo gli interessi degli umbri”
(Comunicato AUN) Le riflessioni del consigliere Arcudi mi costringono, mio malgrado, a ricordare alcuni semplici dati di fatto. Parlare di infrastrutture e trasporti senza conoscere le dinamiche reali che regolano la mobilità ferroviaria, rischia di trasformare un problema complesso in una semplice disputa politica.
Il rapporto con la Toscana è strategico per l’Umbria, anche perché una parte significativa dei nostri cittadini utilizza collegamenti ferroviari che insistono proprio sulla direttrice Firenze-Roma, e sono, di conseguenza, ascrivibili alla titolarità proprio della Regione Toscana. È quindi del tutto evidente che, se vogliamo affrontare concretamente i problemi dei pendolari umbri, dobbiamo farlo anche e soprattutto insieme ai nostri vicini e nei confronti del Governo nazionale. Non è una scelta politica: è la realtà che si determina in relazione alla reale strutturazione dei servizi di trasporto su rotaia. Sarebbe meglio tenerla presente, la realtà delle cose. Sarebbe peraltro sufficiente chiedere ai pendolari, ai cittadini di Orvieto e dell’Orvietano, del basso Amerino e dell’area del Trasimeno quanto sia irrilevante il fatto che due coppie di treni, di competenza toscana, siano oggi limitate a Orte e non arrivino più a Roma, oppure che l’Intercity 598 sia stato collocato sulla linea lenta, con tempi di percorrenza più lunghi di circa 40 minuti. O ancora che nel pomeriggio sia rimasto un solo collegamento regionale diretto verso Firenze alle 17.20.
Sono problemi concreti, che incidono ogni giorno sulla vita delle persone. Ed è su questi che stiamo lavorando, consapevoli che incidono sulle reali, concrete, quotidiane condizioni di viaggio degli utenti umbri. Il resto sono solo schermaglie politiche, legittime, ma sicuramente poco utili per chi si proponga di migliorare la situazione. Servono meno slogan e maggiore conoscenza dei fondamentali. Una fermata dell’Alta velocità dovrà necessariamente essere realizzata in Toscana, perché è lì che passa la linea AV. Questo non significa rinunciare agli interessi dell’Umbria, ma esattamente il contrario: significa lavorare con la Regione Toscana per ottenere la soluzione migliore possibile per i cittadini umbri.
Creti e Rigutino presentano entrambe elementi positivi e criticità. Se prendiamo come riferimento Perugia, Creti è raggiungibile in circa 40 minuti esclusivamente su gomma e non dispone di un collegamento ferroviario diretto, mentre Rigutino, pur essendo più distante su strada, è raggiungibile anche in treno attraverso la tratta Foligno-Terontola. Nessuna delle due ipotesi è perfetta, ma entrambe rappresenterebbero un miglioramento rispetto alla situazione attuale. La Toscana, che dovrà ospitare e autorizzare l’opera, deve ora contribuire a sciogliere rapidamente il nodo e accompagnare l’investimento. È esattamente ciò che stiamo chiedendo.
Questo significa occuparsi degli umbri senza rinchiuderli nel vicolo cieco nel quale sono state lasciate per anni le grandi opere infrastrutturali, tra gigantismo progettuale, autoreferenzialità e annunci. Un approccio che abbiamo trovato anche sul Nodo di Perugia. Anche in questo caso abbiamo ereditato un progetto parziale, che ha avuto problemi sotto il profilo tecnico e amministrativo, è stato bocciato dal Tar e, soprattutto, non aveva le risorse necessarie per essere realizzato. Abbiamo chiesto una progettazione unitaria dell’opera e la garanzia del finanziamento complessivo, pur procedendo per stralci. Da ottobre 2025 è sul tavolo del Ministero la nostra proposta di priorità per il nuovo Contratto di sviluppo 2026-2030. A oggi non abbiamo ricevuto risposte né una presa in carico della proposta. Se il consigliere Arcudi volesse individuare responsabilità per i ritardi, dovrebbe forse rivolgere lo sguardo anche a Roma, e sicuramente nella sua area politica.
Anche sulla E45 e il raccordo Perugia-Bettolle ci sono ancora interventi da completare, ma la differenza rispetto al passato è che si sta lavorando con una precisa attenzione alla gestione dei cantieri e alla riduzione dell’impatto sulla mobilità. Si lavora di notte, si stabiliscono e si presidiano tempi certi e, da mesi, gli interventi vengono programmati in modo da limitare quanto più possibile le conseguenze sugli spostamenti. Nelle gallerie del raccordo di Perugia si lavora prevalentemente nelle ore notturne proprio per evitare di paralizzare il traffico durante il giorno.
Mi pare di ricordare che anche lei, privatamente, avesse riconosciuto il lavoro fatto su questo complicato intervento. Probabilmente la memoria oggi ci gioca qualche scherzo. Ma non importa: saranno i cittadini umbri a giudicare il lavoro che stiamo facendo. Noi continueremo a occuparci di infrastrutture con un obiettivo molto semplice: portare risultati concreti all’Umbria, senza propaganda e senza sudditanze politiche.
Francesco De Rebotti
