CGIL, 120 anni dopo: chi rappresenta oggi davvero il lavoro?

by Sebastiano Ballone

Centoventi anni sono molti per un’organizzazione, ma forse sono pochi per un’idea. Quando il 1° ottobre 1906 nasceva a Milano la Confederazione Generale del Lavoro, l’Italia delle fabbriche, delle campagne e delle prime grandi organizzazioni operaie era profondamente diversa da quella che conosciamo oggi. Eppure, guardando a quella storia da una distanza così lunga, emerge una domanda che conserva una sorprendente attualità: chi dà voce a chi lavora?

La Confederazione nasceva raccogliendo esperienze maturate nelle Camere del Lavoro, nelle leghe e nelle federazioni di mestiere, partendo da una consapevolezza molto semplice: davanti alle grandi trasformazioni economiche il singolo lavoratore, lasciato solo, dispone di una forza contrattuale assai limitata. Da quel momento la storia del sindacato si sarebbe intrecciata inevitabilmente con quella italiana, attraversando conflitti sociali, repressione fascista, ricostruzione democratica, sviluppo industriale, conquiste e crisi.

Dopo il fascismo, il Patto di Roma del 1944 ricostruì l’esperienza sindacale unitaria con la nascita della Confederazione Generale Italiana del Lavoro. Sarebbero poi arrivate le divisioni del dopoguerra, ma soprattutto la Repubblica e la Costituzione, che all’articolo 39 fissò un principio destinato a diventare fondamentale: «L’organizzazione sindacale è libera». Dietro quelle poche parole c’è qualcosa che va ben oltre l’esistenza di questa o quella sigla: c’è il riconoscimento della possibilità dei lavoratori di organizzarsi, partecipare e costruire una rappresentanza collettiva dei propri interessi.

Dentro questa lunga vicenda occupa un posto particolare Giuseppe Di Vittorio, bracciante pugliese diventato una delle figure più importanti del sindacalismo italiano. Di Vittorio aveva compreso che la democrazia non poteva fermarsi davanti ai cancelli delle fabbriche e nel 1952 avanzò la proposta di uno Statuto dei diritti dei lavoratori. Sarebbero dovuti trascorrere diciotto anni prima dell’approvazione della legge 300 del 20 maggio 1970, passata alla storia come Statuto dei lavoratori. È un percorso che aiuta a comprendere quanto la storia del lavoro sia stata anche una storia di cittadinanza. Perché il lavoro non è mai stato soltanto salario: significa dignità, libertà, partecipazione e possibilità di incidere sulle decisioni che occupano una parte importante della vita di ciascuno.

Per chi scrive, questa lunga storia incrocia inevitabilmente anche un piccolo tratto della propria esperienza personale. Per alcuni anni ho avuto responsabilità sindacali a livello provinciale negli enti locali, nella sanità pubblica e nella cooperazione sociale. È una stagione conclusa da tempo, alla quale continuo talvolta a riferirmi, incontrando vecchi amici e compagni di strada, con una battuta affettuosa: il primo amore non si dimentica mai. Non è nostalgia e tanto meno una dichiarazione di appartenenza politica. Di quegli anni rimane piuttosto la convinzione che rappresentare qualcuno significhi prima di tutto ascoltare, mediare, assumersi responsabilità e cercare di dare una forza collettiva a chi, individualmente, ne avrebbe inevitabilmente meno. 

Anche nel Senese la ricorrenza nazionale incontra una storia che viene da lontano. La Camera del Lavoro di Siena nacque infatti nel 1905, un anno prima della Confederazione nazionale, e ha quindi celebrato i propri 120 anni già nel 2025. Una vicenda che attraversa il Novecento e che nel settembre 2026 è tornata nei territori attraverso la mostra fotografica itinerante dedicata ai 120 anni del movimento operaio e contadino senese, promossa dall’Archivio del movimento operaio e contadino insieme alla CGIL e allo SPI CGIL di Siena.

La prima tappa, a Buonconvento dal 19 al 27 settembre nell’ambito della Sagra della Val d’Arbia, ha raccolto oltre cinquanta fotografie. Volti, piazze, campagne, fabbriche e manifestazioni diventano le tessere di una storia che racconta pace e democrazia, lo spopolamento delle campagne e il passaggio verso l’industria, le lotte per le riforme e i diritti, fino alle prime grandi crisi industriali. Non soltanto memoria, dunque, ma un modo per riportarla nei luoghi in cui quella storia è stata vissuta. Perché un anniversario ha senso soprattutto quando il passato diventa uno strumento per interrogare il presente.

Ed è proprio da qui che la ricorrenza può suggerire una domanda forse più scomoda: chi rappresenta oggi realmente il lavoratore?

Il mondo del 2026 non è più quello della grande fabbrica novecentesca intorno alla quale si formarono buona parte della cultura e dell’organizzazione sindacale del secolo scorso. Oggi convivono dipendenti pubblici e privati, lavoratori precari, autonomi, professionisti, addetti delle cooperative e delle piattaforme digitali; si lavora in presenza e a distanza, mentre mansioni e competenze possono cambiare più volte nel corso della stessa vita professionale. Il lavoro si è frammentato e con esso si sono moltiplicati interessi, condizioni e aspettative. Riuscire a dare voce a questo universo è probabilmente una delle sfide più difficili che il sindacato abbia incontrato nella propria storia.

A rendere il quadro ancora più complesso è arrivata l’intelligenza artificiale. Nessuno può dire con certezza quanti lavori cancellerà, quanti ne creerà e quanti, invece, trasformerà profondamente. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro stima che circa un lavoratore su quattro nel mondo svolga un’occupazione con un certo grado di esposizione all’intelligenza artificiale generativa, ma invita nello stesso tempo a evitare scenari troppo semplicistici: per molte professioni l’effetto più probabile non sembra essere la completa sostituzione dell’uomo, quanto piuttosto una trasformazione delle mansioni e delle competenze richieste.

Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto il numero dei posti di lavoro. Gli algoritmi possono intervenire sempre più nell’organizzazione delle attività, nell’assegnazione delle mansioni, nel monitoraggio e nella valutazione delle prestazioni. È qui che una questione antica assume improvvisamente una veste modernissima: chi rappresenta un lavoratore davanti a un algoritmo? E soprattutto chi decide come quell’algoritmo debba essere utilizzato, chi ne conosce i criteri e chi può contestarne una decisione?

Sono interrogativi destinati probabilmente a entrare sempre più spesso nelle relazioni di lavoro dei prossimi anni. La questione non dovrebbe essere quella di fermare l’innovazione, operazione peraltro impossibile, ma di governarla, cercando di fare in modo che il progresso tecnologico aumenti le possibilità dell’uomo senza ridurne autonomia e dignità.

Non è casuale, allora, che proprio nell’anno del centoventesimo anniversario la CGIL abbia scelto di guardare oltre la propria storia. Nei documenti preparatori per il 2026 la Confederazione ha collegato esplicitamente la ricorrenza a un percorso di elaborazione, iniziativa e cambiamento dell’organizzazione, fondato anche sui temi della rappresentanza, della democrazia e della contrattazione. Le celebrazioni nazionali del 29 e 30 settembre a Milano hanno inoltre posto al centro del confronto le trasformazioni tecnologiche, l’intelligenza artificiale, la transizione energetica e il futuro del lavoro. Guardare indietro, del resto, ha senso soprattutto quando aiuta a capire ciò che abbiamo davanti.

In una fase nella quale tecnologia ed economia stanno modificando rapidamente i rapporti sociali, mentre in molte parti del mondo le stesse democrazie mostrano nuove fragilità, il tema della rappresentanza finisce così per assumere un significato che supera la CGIL e persino il sindacato. Una democrazia non vive soltanto nelle istituzioni o nel momento in cui si entra in una cabina elettorale: vive anche nella possibilità di associarsi, discutere, dissentire e non rimanere soli davanti alle decisioni che incidono sulla propria esistenza.

Forse, allora, dopo centoventi anni la domanda non è stabilire se il sindacato appartenga ancora al Novecento. Sarebbe troppo facile liquidare così una storia tanto complessa. La questione è capire chi riuscirà a rappresentare il lavoro del XXI secolo.

Cambieranno professioni, fabbriche e uffici, cambieranno tecnologie e competenze; alcuni mestieri scompariranno e altri, che oggi neppure conosciamo, nasceranno. Ma finché esisterà qualcuno che lavora e qualcuno che quel lavoro organizza, remunera e valuta, continuerà a esistere un problema di rappresentanza. E, inevitabilmente, anche una questione di democrazia.

Sebastiano Ballone

FONTI E RIFERIMENTI

Senato della Repubblica – Costituzione della Repubblica italiana, articolo 39

Testo dell’articolo dedicato alla libertà dell’organizzazione sindacale.

https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-i/titolo-iii/articolo-39

CGIL Lombardia – 120 anni CGIL: una storia di lavoro, diritti e pace

Ricostruzione del congresso costitutivo svoltosi a Milano dal 29 settembre al 1° ottobre 1906 e materiali dedicati al 120° anniversario.

https://www.cgil.lombardia.it/120-anni-cgil/

International Labour Organization – Generative AI and Jobs: A 2025 Update

Studio internazionale sull’esposizione delle professioni all’intelligenza artificiale generativa e sulle possibili trasformazioni del lavoro.

https://www.ilo.org/publications/generative-ai-and-jobs-2025-update

International Labour Organization – Intelligenza artificiale generativa e lavoro

Sintesi in lingua italiana dello studio sull’esposizione delle professioni alla GenAI.

https://www.ilo.org/it/resource/news/intelligenza-artificiale-generativa-e-lavoro-un-indice-globale

SIUSA – Ministero della Cultura – Camera confederale del lavoro di Siena

Documentazione archivistica sulla Camera del Lavoro di Siena, costituita nel 1905, e sulle sue vicende storiche.

https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?Chiave=284818&RicDimF=2&RicLin=en&TipoPag=comparc

CGIL Siena – 120 anni del movimento operaio e contadino senese

Presentazione della mostra fotografica itinerante promossa dall’Archivio del movimento operaio e contadino, CGIL Siena e SPI CGIL Siena e della prima tappa di Buonconvento, dal 19 al 27 settembre 2026.

https://www.cgilsiena.org/2026/09/10/120-anni-del-movimento-operaio-e-contadino-senese-parte-da-buonconvento-dal-19-al-27-settembre-la-mostra-fotografica-itinerante-promossa-dallarchivio-storico-della-cgil-e-dall/

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