Barbabella “ Un nuovo spirito si aggira per il paese. Non lasciamolo scivolar via nell’indifferenza”

Non so se la sensazione di oggi durerà fino a lunedi e magari da lunedi addirittura si esalterà. Però oggi effettivamente sembra che aleggi da queste parti del mondo un nuovo Zeitgeist, uno Spirito del tempo esattamente antitetico a quello di soli tre anni fa, quel 2018 in cui trionfò il populismo accompagnato dalle più sfacciate e velleitarie pulsioni sovraniste e si tradusse poi in quella formula del governo gialloverde solo apparentemente imprevedibile.

Oggi il nuovo Zeitgeist è segnalato da fattori diversi, tutti però con il timbro della speranza di potercela fare non tanto e non solo come singoli quanto piuttosto complessivamente come Italia, l’Italia che sa mettere a frutto le sue migliori qualità. C’è la finale di Wimbledon conquistata da Matteo Berrettini dopo 61 anni. C’è la finale degli Europei di calcio, che è stata conquistata con la classe dei singoli e con uno straordinario spirito di squadra opera di un grande allenatore come raramente da anni si era potuto vedere, ciò che ci fa sperare (e facciamo tutti i possibili scongiuri) in un risultato cha aspettiamo da 53 anni.

C’è che dopo quattro mesi di un Governo che appariva un appiccicaticcio di sola emergenza si è avviato un processo di risanamento e di riforme che all’inizio sembrava impossibile. La campagna di vaccinazione corre, nonostante errori, boicottaggi e intoppi plurimi, secondo i ritmi sperati. Il PNRR, stando al giudizio positivo della Commissione UE e al processo delle riforme già attuate e di quelle avviate, dovrebbe andare avanti in modo piuttosto spedito. I meccanismi di crescita sembrano ripartiti con la potenza di una macchina che, nonostante le mille arretratezze, vuole essere in campo e sfidare positivamente i mercati, con una politica del lavoro che mentre sblocca i licenziamenti consente anche le necessarie tutele e impedisce la temuta falcidia degli impieghi nei settori deboli e nelle industrie in crisi. Il ministro Franco assicura che ci sarà un ritmo di crescita del Pil superiore al 5%. Finalmente le nomine nei settori chiave vengono fatte sulla base delle competenze, ultima la designazione del presidente e dell’AD della RAI nelle persone di Marinella Soldi e di Carlo Fuertes.

Ma soprattutto c’è che è stata varata, contro ogni scetticismo pure giustificato, la riforma della giustizia penale, con un cambiamento della riforma Bonafede che Giuliano Pisapia, cogliendone il senso profondo, sintetizza così: “Dalla presunzione di colpevolezza si torna alla presunzione di innocenza”. Ecco, qui sta davvero il segno di un passaggio di fase. Finisce l’epoca in cui il moralismo e il giustizialismo facevano inorridire il buon senso e facevano temere che questo sarebbe diventato il Paese dimentico di aver fondato il diritto e di aver dato i natali a Cesare Beccaria, a Gaetano Filangeri, ecc. ecc., un Paese allo sbando.

Oggi possiamo tornare a sperare che i 10 milioni di italiani che hanno a che fare con la giustizia vedano affermarsi comportamenti per i quali i cittadini di qualsiasi condizione siano sottoposti alla legge e non alle pressioni mediatiche, che i processi si svolgano nei tribunali e non in tv e sui social. Possiamo sperare che i sindaci non restino paralizzati nell’esercizio della loro funzione istituzionale dal non sapere se sia meglio incorrere nel reato di abuso d’ufficio o in quello di omissione di atti d’ufficio. Possiamo sperare che si smetta di considerare ogni politico, e ogni cittadino che si occupi di politica, un furfante per definizione. Possiamo perfino sperare che la si smetta di voler regolamentare ogni comportamento umano con apposite norme e vedere nelle manette lo strumento risolutivo per garantire un ordinato vivere sociale.

Sono segnali, sono speranze. Poi conteranno come sempre i fatti e le interpretazioni dei fatti e i comportamenti che tali interpretazioni determineranno e di conseguenza il clima complessivo. Ma oggi sembra che aleggi un nuovo Zeitgeist, uno nuovo spirito del tempo, quasi un ritorno di razionalità o meglio la scoperta che affidarsi a gente seria che ci mette il cuore e però lo fa usando il cervello, insomma che sa fare buon uso della ragione, sia preferibile che affidarsi a degli improvvisati riformatori che non sanno bene quello che fanno e alla fine si scoprono solo prigionieri di se stessi, delle proprie ambizioni e delle proprie drammatiche contraddizioni che purtroppo pesano su tutti.

Lo ripeto, è una fase di forte cambiamento. Possiamo e dobbiamo sperare. Ci aiuta lo sport. Ci aiutano atti importanti del Governo. Ci aiuta un clima che sta crescendo nel Paese. Ma tutti siamo chiamati, in ogni luogo e in ogni condizione, a fare la nostra parte. È l’ora della responsabilità. È l’ora di sentirsi ed essere un Paese che sa di avere uno straordinario potenziale che non può e non deve andare sprecato per adagiarsi in vecchi vizi e in quell’indifferenza che smorza ogni entusiasmo e ogni visione.

Franco Raimondo Barbabella

Ex Sindaco di Orvieto

Membro dell’Esecutivo di CiviciX l’Umbria

 

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