Gianni Fanfano “Kaoslandia. Appunti per una tavola rotonda”

by redazione

Il 6 giugno la Libuni ha chiuso l’anno accademico 2025 / 2026. Lo ha fatto con la tavola rotonda programmata al termine del mio ciclo di conferenze che ho chiamato “Date storiche” ed i cui ho parlato di alcuni anni fondamentali nella mia ricostruzione del 900 che abbiamo alle spalle: 1945 e la liberazione, 1968 con i movimenti di rivolta, 1978 con l’assassinio di Moro, 1989 con il c rollo del muro di Berlino e l’avvio della disgregazione dell’Unione Sovietica.

Con la tavola rotonda abbiamo affrontato il presente il 2026, che abbiamo chiamato Kaoslandia, per segnalare il grande disordine a livello mondiale sia in economia, sia in politica sia nei tanti focolai di guerra sparsi per il mondo. Alla tavola rotonda hanno partecipato Aldo Sorci, Franco raimondo Barbabella e Biagio Pittaro, che nel corso dell’anno hanno trattato temi riconducibili a quello  di Kaoslandia.
Nelle righe e nelle pagine che seguono, ci sono gli appunti che io ho scritto per prepararmi e per preparare questa tavola rotonda. Non hanno il carattere definito di un articolo o di un saggio, ma sono in versione appunti, proprio perchè è mia intenzione lavorare ad un volumetto che metta insieme le relazioni che ho fatto nelle conferenze, nella forma adeguata.

Mi auguro che siano comunque una interessante lettura.

Gianni Fanfano

PS: In fondo riporto anche le bibliografie utilizzate e suggerite da ognuno dei partecipanti

LIBUNI. CHIUSUEA ANNO ACCADEMICO: KAOSLANDIA 06.06.26

 Con questa iniziativa, concludiamo anche il ciclo di conferenze che abbiamo chiamato Date Storiche e che ci hanno visto diciamo approfondire il 1945 con Quale liberazione il 1968 con vogliamo tutto il 1978 con L’assassinio e rapimento dell’onorevole Moro il 1989 con il crollo del muro di Berlino, oggi con 2026 e Kaoslnadia siamo in stretta continuità.

1 KAOSLANDIA

Quale è il tema l’abbiamo chiamata Kaoslandia

E’ un termine coniato da la rivista Limes e dal suo direttore   Caracciolo e vuole sintetizzare in questo termine la grande confusione A livello mondiale oggi esistente confusione fra Stati confusione fra continenti e confusioni fra potenze economiche confusione tra soggetti istituzionali nazionali e internazionali e cioè mancanza di un ordine che fino al 1980-89 è stato quello uscito dalla conferenza di Yalta e dalla divisione del mondo in due diciamo imperi quello occidentale statunitense e quello orientale sovietico.

Confusione in cui prospera l’arbitrio, la prepotenza, la violenza economica e militare.

Kaoslandia no? Ho chiesto all’intelligenza artificiale Chat GPT

quali altri termini potevano essere usati.

la risposta è stata

  • Tecno-feudalesimo — termine reso popolare da Yanis Varoufakis per descrivere un sistema in cui poche piattaforme tecnologiche controllano infrastrutture, dati e accesso al mercato come “signori feudali” digitali.
  • Capitalismo della sorveglianza — concetto elaborato da Shoshana Zuboff per indicare l’accumulazione di potere economico tramite raccolta e monetizzazione dei dati personali.
  • Oligopolio tecnologico o oligarchia digitale — quando poche grandi imprese dominano settori chiave (cloud, IA, semiconduttori, social network, pagamenti).
  • Finanzcapitalismo — termine usato da Luciano Gallino per descrivere una fase del capitalismo dominata dalla finanza rispetto all’economia produttiva.
  • Capitalismo monopolistico — espressione classica dell’economia politica per la concentrazione estrema di capitale e mercato.
  • Ipercapitalismo — usato in senso più culturale e sociale per indicare la pervasività del mercato e delle grandi corporation.
  • Plutocrazia tecnologica — quando ricchezza finanziaria e controllo tecnologico si fondono influenzando politica, informazione e società.

Per descrivere la concentrazione finanziaria e tecnologica, ecco alcune possibilità:

  • TecnoLandia — semplice, diretto: il dominio della tecnica e delle piattaforme.
  • Algocrazia — governo degli algoritmi (algoritmo + -crazia).
  • Datocrazia — il potere fondato sul controllo dei dati.
  • Cloudistan — un “territorio” controllato dal cloud e dalle infrastrutture digitali globali.
  • Fintechistan — fusione tra finanza globale e tecnologia.
  • Piattaformia — mondo dominato dalle piattaforme digitali.
  • Neofeudia digitale — versione più teorica e cupa.
  • Siliconocrazia — il potere del complesso tecnologico-finanziario.
  • Infocrazia — potere basato sul controllo dell’informazione (termine vicino anche alle analisi di Byung-Chul Han).
  • Tecnoleviatano — immagine di un potere tecnologico centralizzato e quasi sovrastatale.

Se vuoi qualcosa che suoni davvero come “Caoslandia”, probabilmente i più efficaci sono:

  • Cloudistan
  • Piattaformia
  • Algocrazia

2 LA GUERRA GRANDE

DOPO IL CROLLO DEL MURO Orfani di Jalta

Fine della storia Fukuiama

Nessun patto scritto se non una assicurazione a Eltsin che la Nato non si sarebbe espansa ad Est.

Ma soprattutto globalizzazione senza confini e regole

O meglio una sola regola, massimo profitto, riduzione costo del lavoro, passaggio dalla produzione alla finanza, la rivoluzione tecnologica e avvio delle grandi concentrazioni.

USA padroni del mondo con l’Europa in funzione di supporto, grazie all’unificazione tedesca che avrebbe dovuto saldare l’asse con la Gran Bretagna,

 

DOPO L’89. FINE DELLA STORIA? FINE DELLE GUERRE?

Quali sono le principali guerre che si sono svolte dopo la caduta del Muro di Berlino?

Dopo la caduta del Muro di Berlino (1989), il mondo non è entrato in una fase priva di conflitti. Tra le principali guerre e conflitti armati degli ultimi decenni si possono citare:

Anni 1990

  • Guerre jugoslave (1991–2001): serie di conflitti legati alla dissoluzione della Jugoslavia, tra cui le guerre in Croazia, Bosnia-Erzegovina e Kosovo.
  • Guerra del Golfo (1990–1991): coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro l’Iraq dopo l’invasione del Kuwait.
  • Prima e seconda guerra cecena (1994–1996; 1999–2009): conflitti tra la Russia e i separatisti ceceni.
  • Genocidio in Ruanda e guerra civile (1994): uno dei più gravi massacri del XX secolo.

Anni 2000

  • Guerra in Afghanistan (2001–2021): iniziata dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 con l’intervento guidato dagli Stati Uniti contro i Talebani.
  • Guerra in Iraq (2003–2011): invasione dell’Iraq da parte di una coalizione guidata dagli Stati Uniti, seguita da una lunga insurrezione.
  • Conflitto del Darfur (dal 2003) in Sudan.
  • Guerra tra Russia e Georgia (2008): breve conflitto per il controllo dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia.

Anni 2010

  • Guerra civile siriana (dal 2011): conflitto complesso con il coinvolgimento di numerosi attori locali e internazionali.
  • Guerra civile in Libia (dal 2011): iniziata con la caduta di Muʿammar Gheddafi.e cosiddette Primavere Arabe.
  • Conflitto contro l’ISIS (dal 2014) in Iraq e Siria.
  • Guerra nello Yemen (dal 2014): uno dei più gravi conflitti umanitari contemporanei.
  • Conflitto nel Donbass (dal 2014) tra forze ucraine e separatisti sostenuti dalla Russia.

Anni 2020

  • Guerra del Nagorno-Karabakh (2020) tra Armenia e Azerbaigian.
  • Invasione russa dell’Ucraina (dal 2022): il più grande conflitto convenzionale in Europa dalla Seconda guerra mondiale.
  • Guerra in Sudan (dal 2023) tra le Forze Armate Sudanesi e le Forze di Supporto Rapido.
  • Guerra tra Israele e Hamas (dal 2023) nella Striscia di Gaza, con forti ripercussioni regionali.
  • Guerra contro L’Iran
  • Venezuela e Cuba

Se per “maggiori nazioni produttrici di armi” si intendono i principali esportatori e produttori dell’industria della difesa, i paesi leader oggi sono:

Considerando il fatturato delle principali aziende della difesa:

  • Gli Stati Uniti rappresentano da soli circa il 40–50% del mercato mondiale della difesa.
  • La Cina è generalmente al secondo posto.
  • Seguono vari paesi europei (Regno Unito, Francia, Germania, Italia) e la Russia.

Inizio modulo

LA GUERRA GRANDE

Russia Ucraina, prima Stati Uniti e poi più Europa che Stati Uniti

Gaza. Isratele Hamas

Iran

Venezuela Cuba

Libano

Risposte: Europa, Onu, Nato? Nessuna

 

  1. LA GUERRA COMMERCIALE, TECNOLOGICA, FINANZIARIA

 

Quali sono le maggiori concentrazioni finanziarie, proprietarie e tecnologiche oggi?

Nel 2026, il panorama globale è caratterizzato da una concentrazione di potere senza precedenti, definita da una stretta interdipendenza tra mercati finanziari, proprietà degli asset e controllo tecnologico.

Ecco un’analisi delle maggiori concentrazioni attuali:

  1. Concentrazione Finanziaria e degli Asset (Risorsa in senso ampio)

Il potere finanziario non è più solo nelle mani delle banche tradizionali, ma si è spostato verso i giganti della gestione patrimoniale (Asset Management).

  • I “Big Three”: Società come BlackRock, Vanguard e State Street gestiscono collettivamente decine di trilioni di dollari. BlackRock, in particolare, con la sua piattaforma Aladdin, non solo gestisce capitali ma fornisce l’infrastruttura tecnologica per l’analisi del rischio a quasi tutti i principali attori finanziari mondiali.
  • Hub Geografici: New York (NYSE e NASDAQ) rimane il cuore pulsante del capitale mondiale, seguita da Londra (ponte tra USA e Asia) e dai centri asiatici in ascesa come Singapore e Hong Kong.
  • Il Private Equity acquisto di società non quotate in borsa per intervenire e rivenderle : Si registra una concentrazione crescente in fondi come Blackstone e KKR, che stanno acquisendo infrastrutture critiche, sanità e immobiliare residenziale a livello globale.
  1. Concentrazione Tecnologica (Le “Magnifiche 7” e oltre)

Il settore tecnologico è dominato da un ristretto gruppo di aziende che controllano non solo il mercato, ma l’intera infrastruttura del vivere moderno.

  • Dominio di Mercato: Aziende come NVIDIA, Microsoft, Apple, Alphabet (Google), Amazon, Meta e Tesla rappresentano oltre il 50% del valore dell’intero indice S&P 500.
  • L’Era dell’IA: La concentrazione tecnologica oggi si gioca sulla potenza di calcolo. NVIDIA detiene quasi il monopolio dei chip per l’Intelligenza Artificiale, mentre Microsoft, Google e Amazon (AWS) controllano l’infrastruttura Cloud su cui gira l’IA mondiale.
  • Semiconduttori, materiali alla base di tutta l’eletronica moderna. : Esiste un collo di bottiglia fisico a Taiwan, dove TSMC produce la stragrande maggioranza dei chip avanzati mondiali. Senza questa singola azienda, gran parte della tecnologia globale si fermerebbe.
  1. Concentrazione Proprietaria (Reti Incrociate)

Un fenomeno meno visibile ma cruciale è quello delle partecipazioni incrociate.

  • Proprietari Comuni: Se analizzi i principali azionisti di aziende concorrenti (ad esempio, Coca-Cola e Pepsi, o Apple e Microsoft), troverai quasi sempre gli stessi nomi: i già citati BlackRock e Vanguard. Questo riduce la reale competizione e crea una proprietà “diffusa ma concentrata”.
  • Piattaforme e Dati: La proprietà non riguarda più solo i beni fisici, ma i dati. Chi possiede i dati (Meta, Google, Amazon) possiede la capacità di influenzare il comportamento dei consumatori e i flussi economici futuri.

Sintesi delle Forze Dominanti

Settore Leader/Concentrazione Impatto
Finanza BlackRock, Vanguard, JPMorgan Controllo dei flussi di capitale e del rischio globale.
Tecnologia/IA NVIDIA, Microsoft, Alphabet Controllo dell’innovazione e della potenza di calcolo.
Hardware TSMC, ASML Monopolio sulla produzione fisica dei chip.
Energia Saudi Aramco, ExxonMobil Controllo geopolitico delle risorse tradizionali.

Nota: Questa concentrazione ha portato alla nascita degli “Omniscalers”, aziende che operano in così tanti settori contemporaneamente (dalla logistica alla finanza, dal cloud alla sanità) da rendere difficile la distinzione tra infrastruttura pubblica e privata.

Analizzare la concentrazione proprietaria oggi significa guardare oltre i loghi dei prodotti che compriamo e osservare la “ragnatela” che sta dietro i consigli di amministrazione. Non si tratta di teorie, ma di dati registrati nei mercati azionari.

Ecco i tre livelli principali dove la proprietà è più concentrata:

  1. Il fenomeno dei “Proprietari Comuni” (Common Ownership)

Questa è forse la concentrazione più significativa del 2026. Se prendi due aziende in competizione diretta (es. Visa vs Mastercard, o United Airlines vs Delta), scoprirai che i loro azionisti di maggioranza sono spesso gli stessi.

  • Gli Onnipresenti: I giganti della gestione passiva (BlackRock, Vanguard, State Street) possiedono collettivamente circa il 20-25% di quasi ogni azienda quotata nell’S&P 500.
  • L’effetto sulla concorrenza: Poiché i principali proprietari sono gli stessi per tutti i player di un settore, l’incentivo delle aziende a farsi una “guerra dei prezzi” aggressiva diminuisce, poiché il proprietario finale guadagnerebbe da una parte perdendo dall’altra.
  1. La Proprietà delle Infrastrutture Critiche

Oggi la proprietà non riguarda solo “chi possiede l’azienda”, ma chi possiede i binari su cui corre l’economia:

  • Infrastrutture Digitali: Un ristretto numero di entità possiede i cavi sottomarini (Google, Meta), i data center (Amazon, Microsoft) e le licenze sui brevetti fondamentali per la connettività 5G/6G.
  • Proprietà dei Dati: In un’economia basata sull’IA, il dato è l’asset proprietario supremo. La concentrazione qui è massima: pochissime aziende possiedono i dataset storici necessari per addestrare i modelli che prenderanno decisioni finanziarie e mediche nei prossimi anni.
  1. Le Dinamiche delle Famiglie e delle Fondazioni

Nonostante la crescita dei fondi istituzionali, esistono ancora nuclei di potere proprietario massicci e stabili:

  • Famiglie Storiche: Dinastie come i Walton (Walmart), gli Arnault (LVMH) o i Mars detengono patrimoni che superano il PIL di intere nazioni, mantenendo un controllo proprietario diretto e spesso dinastico.
  • Fondi Sovrani: I fondi di investimento statali (come il PIF dell’Arabia Saudita o il NBIM della Norvegia) hanno acquisito proprietà strategiche in tutto il mondo, diventando i “padroni di casa” silenziosi di molte infrastrutture e squadre sportive occidentali.

In sintesi: Chi possiede cosa?

Per capire la concentrazione proprietaria odierna, si può usare questa semplificazione:

Tipo di Proprietà Attore Principale Cosa Controlla
Proprietà Azionaria I gestori di asset (Vanguard/BlackRock) Le decisioni di voto nelle assemblee dei soci globali.
Proprietà Logistica Amazon / Maersk / FedEx Il movimento fisico delle merci nel mondo.
Proprietà Intellettuale Big Tech / Big Pharma Il diritto di utilizzare tecnologie o cure mediche.
Proprietà dei Terreni Fondi pensione / Miliardari (es. Bill Gates) La produzione agricola e l’immobiliare residenziale.

Un caso emblematico: L’Agrochimica

Un esempio perfetto di concentrazione proprietaria è il settore agricolo: solo quattro aziende (Bayer-Monsanto, Corteva, Syngenta e BASF) controllano oltre il 60% delle sementi mondiali e il 70% dei pesticidi. Chi possiede il seme, controlla l’inizio della catena alimentare.

Gli Stati si trovano oggi in una posizione ambivalente: da un lato, le grandi concentrazioni sono considerate “campioni nazionali” necessari per competere nella scacchiera globale (specialmente contro la Cina o gli USA); dall’altro, rappresentano una minaccia alla sovranità politica, all’innovazione e ai diritti dei consumatori.

L’opposizione degli Stati avviene principalmente attraverso tre pilastri: Regolamentazione Antitrust, Sovranità Tecnologica e Fiscalità.

  1. Il braccio armato: L’Antitrust

È lo strumento classico, ma nel 2026 è stato profondamente aggiornato per gestire l’economia digitale.

  • Il Digital Markets Act (DMA) in Europa: L’UE è pioniera in questo campo. Ha identificato i “Gatekeeper” (i controllori dell’accesso), obbligandoli a rendere le loro piattaforme interoperabili. Ad esempio, non possono più favorire i propri servizi rispetto a quelli dei concorrenti (self-preferencing).
  • Lo “Spezzettamento” (Break-up): Negli Stati Uniti, il Dipartimento di Giustizia (DOJ) e la FTC hanno ripreso a utilizzare la minaccia dello smembramento. Si discute seriamente di separare, ad esempio, l’attività pubblicitaria di Google dal suo motore di ricerca, o AWS da Amazon, per evitare che un’unica entità controlli l’intera filiera.
  • Blocco delle Acquisizioni: Le autorità oggi bocciano molto più frequentemente le fusioni. L’obiettivo è impedire le “acquisizioni killer”, ovvero quando un gigante compra una startup innovativa solo per spegnerla ed eliminare un futuro concorrente.
  1. Sovranità Tecnologica e Industriale

Molti Stati hanno capito che la concentrazione proprietaria straniera su asset critici è un rischio per la sicurezza nazionale.

  • Il Chips Act: Sia gli USA che l’UE hanno stanziato centinaia di miliardi per riportare la produzione di semiconduttori “in casa”. È un tentativo diretto di rompere il monopolio fisico di Taiwan (TSMC) e la dipendenza dalle catene di approvvigionamento concentrate.
  • Golden Power: Governi come quello italiano o francese utilizzano poteri speciali per porre il veto all’acquisto di aziende strategiche (energia, difesa, telecomunicazioni) da parte di fondi stranieri, limitando la concentrazione proprietaria transnazionale.
  1. La sfida fiscale: Global Minimum Tax

Le grandi concentrazioni proprietarie sfruttano spesso la frammentazione fiscale per pagare meno tasse, accumulando ancora più potere finanziario.

  • Accordo OCSE: L’introduzione di una tassa minima globale del 15% per le multinazionali è il tentativo degli Stati di impedire che il capitale si concentri nei paradisi fiscali, cercando di recuperare risorse per il welfare pubblico.

Gli ostacoli: Perché gli Stati spesso “perdono”?

Nonostante questi sforzi, l’opposizione statale incontra resistenze enormi:

  1. Lobbying: Le aziende con alta concentrazione finanziaria hanno budget per l’influenza politica superiori al PIL di alcuni piccoli Stati.
  2. Regulatory Lag: La tecnologia corre più veloce delle leggi. Quando una norma antitrust viene approvata, il mercato è spesso già cambiato.
  3. Arbitraggio Geopolitico: Se uno Stato è troppo severo, le grandi aziende spostano sedi e investimenti in Paesi più permissivi, creando una “corsa al ribasso” tra le nazioni.

Sintesi dell’efficacia

Strumento Efficacia Limite Principale
Sanzioni Antitrust Alta (economica) Spesso considerate “costo del business” dai giganti.
Leggi sui Dati (GDPR/DMA) Media Difficili da applicare tecnicamente su scala globale.
Protezionismo Strategico Alta (politica) Rischia di innescare guerre commerciali e alzare i prezzi.

Nel 2026, il peso delle concentrazioni finanziarie nella gestione dei debiti pubblici ha raggiunto una soglia critica. Se un tempo il debito di uno Stato era distribuito tra migliaia di piccole banche e milioni di cittadini, oggi è concentrato nelle mani di pochi “guardiani del mercato” (Asset Manager) e delle Banche Centrali.

 

Questa concentrazione ha  effetti diretti sulla stabilità delle nazioni:

  1. Il potere di “Veto” dei Grandi Gestori

Società come BlackRock, Vanguard e Fidelity non sono solo investitori; sono i principali acquirenti dei titoli di Stato mondiali.

  • Capacità di condizionamento: Quando un governo annuncia una manovra economica, questi colossi hanno il potere di influenzare i tassi di interesse (lo spread) decidendo in pochi secondi se acquistare o vendere massicciamente tramite algoritmi.
  • Dipendenza tecnologica: Molti Stati utilizzano la piattaforma Aladdin (di BlackRock) per analizzare il rischio del proprio debito. Di fatto, chi gestisce il software di analisi è lo stesso che detiene miliardi di quel debito, creando un cortocircuito di potere unico nella storia.
  1. La “Sostituzione” delle Banche Centrali

Negli ultimi anni, le Banche Centrali (come la BCE) hanno iniziato il Quantitative Tightening (QT), riducendo i loro acquisti di titoli di Stato. Questo ha creato un vuoto che è stato riempito da:

  • Investitori Istituzionali Concentrati: Il peso della stabilità del debito si è spostato dalla protezione “politica” delle banche centrali alla logica di profitto dei grandi fondi privati.
  • Rischio Volatilità: Mentre una Banca Centrale compra per stabilizzare, un fondo privato vende se percepisce un rischio. La concentrazione del debito in meno mani private rende i mercati più nervosi e soggetti a shock improvvisi.

Il caso Italia: “BOT People” vs Fondi Esteri

Il caso italiano nel 2026 mostra una controtendenza interessante per bilanciare questa concentrazione:

  • Concentrazione domestica: Per ridurre la dipendenza dai grandi fondi esteri (che detengono circa il 34-35% del debito), lo Stato italiano ha spinto sulla “democratizzazione” del debito con prodotti come il BTP Valore.
  • Risultato: Le famiglie italiane sono tornate a detenere una quota significativa (oltre il 13%), agendo come un “cuscinetto” di stabilità contro le vendite speculative dei grandi gestori internazionali.

Sintesi del peso delle concentrazioni (Dati 2026)

Detentore Peso Stimato (Italia) Comportamento
Banche Centrali (Eurosistema) ~23% In calo (QT). Garante di ultima istanza.
Investitori Esteri (Fondi) ~35% Altamente sensibili alle notizie geopolitiche.
Famiglie e Retail ~13% In crescita. Investimento stabile e fedele.
Banche e Fondi Nazionali ~28% Vincolati da normative europee e riserve.

Conclusione: Il “Debito-Ecosistema”

Il peso della concentrazione significa che oggi il debito pubblico non è più solo una questione di “bilancio dello Stato”, ma dipende da un ecosistema proprietario ristretto. Se i tre o quattro maggiori gestori di fondi decidessero simultaneamente di ridurre l’esposizione verso un Paese, quel Paese si troverebbe in una crisi finanziaria immediata, indipendentemente dalla bontà delle sue leggi.

In breve: Gli Stati sono oggi “soci” dei grandi gestori di asset. La vera sfida della sovranità nel 2026 è mantenere il debito abbastanza frammentato da non essere ricattabili da pochi attori privati.

BLACKROCK & CO. MOTORI IMMOBILI D’AMERICA

di Marco D’ERAMO

30 Dicembre 2024

  1. A Roma, davanti al senato della Repubblica in corso Rinascimento, su una piccola agenzia splende una discreta insegna luminosa: «Berkshire Hathaway». Berkshire è il fondo d’investimento di Warren Buffet, l’investitore novantaquattrenne. Nel 2024 Berkshire gestiva fondi per 1.147 miliardi, ben otto volte più di quanti ne gestisse nel 2001 (147 miliardi di dollari). Ma Warren Buffett non è il solo azionista «pesante» di Berkshire Hathaway. Pacchetti consistenti sono detenuti dai fondi d’investimento: Vanguard Group con l’11,02% delle azioni, BlackRock(8,27%), State Street Corporation (5,31%), Geode Capital Management (2.77%) 1.
  2. Per un totale del 27,37% che assicura un’influenza rilevante. In realtà la quota di Vanguard è maggiore, poiché altre partecipazioni sono detenute da fondi di sua proprietà: Vanguard Total Stock Market Index Fund (4,22%), Vanguard 500 Index Fund (3,61%), Vanguard Index-Value Index (0,96%), Vanguard Institutional Index Fund-Institutional Index Fund (0,88%). Insomma, la sola galassia Vanguard detiene il 21% del capitale e insieme agli altri tre fondi più del 37% dell’«oracolo».

Questa struttura dell’azionariato in Berkshire si ripete in quasi tutte le prime 500 società finanziarie, industriali, assicurative, farmaceutiche, di distribuzione, logistica, trasporto, alimentazione quotate a Wall Street. Due esempi: la più grande banca al mondo, JPMorgan Chase, è posseduta da Vanguard (9,67%), da altri fondi Vanguard (7,90%), BlackRock (7,19%), State Street (4,88%) e Geode Capital (2,07%), per un totale di oltre il 31% del capitale sociale 2. La maggiore società farmaceutica al mondo, Johnson&Johnson, è di Vanguard al 9,6%, di BlackRock all’8,3%, di State Street al 5,58% e di Geode Capital al 2,33%, per un totale del 25,81%, oltre all’8,24% degli altri fondi Vanguard. A questo totale del 34,05%, andrebbe aggiunto l’1,40% in mano a JPMorgan, a sua volta controllata dai fondi.

La stessa architettura azionaria si ripete instancabilmente per le maggiori società: Exxon, Lockheed Martin, Boeing, Coca-Cola, General Motors, Apple, Amazon, Microsoft, Nvidia, Alphabet (Google), Intel, McDonald’s, Visa e così via. Anche il New York Times è posseduto al 31% da questi fondi. Persino nella Tesla di «Iron» Musk, il capitalista più mediatico della nostra èra, questi quattro fondi entrano direttamente per il 18,86% del capitale sociale (per il 25,19% se si contano i mutual funds di Vanguard)

Oggi i fondi d’investimento sono quel che erano i banchieri ieri, dai Függer ai Rothschild a John Pierpont Morgan. La loro presenza è capillare: i primi dieci fondi detengono dal 30 al 40% circa delle prime 500 società mondiali. Almeno uno dei primi tre – BlackRock, Vanguard e State Street – è il maggiore azionista dell’88% delle 500 società inserite nell’indice Standard&Poor’s 3.

  1. I primi tre fondi d’investimento vengono chiamati «Big Three»perché sono davvero big: BlackRock gestisce 11.500 miliardi di dollari con un utile netto di 1.700 miliardi, quasi quanto il pil italiano; Vanguard 9.900 miliardi, State Street 4.700 miliardi. Quanto i pil di Cina, Germania e Giappone messi insieme. Ma il paragone è fuorviante. Detta così sembra davvero che siano i padroni del mondo4, tanto più che oltre alle società quotate controllano i mercati in cui esse operano e i meccanismi con cui vengono quotate.

La maggiore borsa al mondo di derrate alimentari e loro derivati, il Mercantile Exchange di Chicago (Cme), è al 21% di Big Three (più l’8% dei fondi Vanguard), al 2,9% di JPMorgan e al 2,3% di Geode. I fondi controllano anche le agenzie di rating che valutano le performance delle società di cui sono azionisti: Moody’s (Berkshire 13,61%, Vanguard 8,08%, Blackrock 7,37%, State street 3,89%, Geode 1,99%), S&P (Vanguard 9,54%, BlackRock 8,13%, State 4,5%, Geode 2,09%). I fondi comprano dunque azioni al prezzo fissato in base a valutazioni di agenzie sotto il loro controllo. Sono i maggiori azionisti di società che comprano altre società ma anche delle società comprate, di acquirenti e acquisite. Quasi in ogni campo sono azionisti contemporaneamente di tutti i maggiori attori di uno stesso settore (farmaceutico, assicurativo, armamenti, distribuzione) in cui perciò competono tra loro (o almeno dovrebbero) società controllate dalla stessa entità.

Il cerchio si chiude quando si pensa che i fondi si possiedono l’un l’altro: Vanguard detiene il 12,75% di State Street (il 25,8% se si contano i mutual funds), il 10,65% di Geode (il 18,37% con i fondi controllati) e l’8,59% di BlackRock (il 21,58% con gli altri fondi). BlackRock ha il 14,2% di Geode, l’8,96% di State Street e il 6,22 % di sé stessa. State Street ha il 4,82% di sé stessa, il 3,86% di BlackRock e il 3,52% di Geode. Geode Capital ha il 2,45% di State Street e l’1,82% di Black Rock. Per Vanguard la proprietà è più opaca perché il gruppo è posseduto dai propri fondi specializzati, in cui però hanno partecipazioni BlackRock, State Street e altri. È complicato risalire ai vari intrecci e pesarli.

Questi fondi controllano quindi la quasi totalità delle grandi aziende statunitensi e di molte europee, oltre a controllarsi da sole o reciprocamente. Il capitale si rapporta alla proprietà come nella Metafisica (XII, 7) il dio di Aristotele si rapporta al pensiero: dio «pensa sé stesso e il suo pensiero è pensiero di pensiero». Il capitale possiede sé stesso: è capitale di capitale. I singoli capitalisti, i «padroni», passano in secondo piano rispetto alla struttura intrecciata, alle relazioni reciproche e ai nodi incrociati di partecipazioni e controlli.

Quest’idea «trascendente» dei fondi d’investimento si scontra però con i fatti. I Big Three e i loro fratellini minori sono fondi passivi, cioè fondi i cui investimenti sono «pesati» – in vario modo – sugli indici azionari (S&P’s, Dow Jones, Nasdaq e altri). Nella pratica riflettono gli andamenti degli indici: eliminando il costo umano della decisione delegata al singolo broker, possono così abbassare drasticamente i costi di gestione e ridurre le proprie commesse rendendosi più appetibili dei tradizionali fondi attivi. È uno dei fattori che ne hanno decretato il successo. Dagli anni Novanta sono perciò affidati sempre di più ai computer. L’esempio più importante è il software di gestione del rischio Aladdin (Asset, Liability and Debt and Derivative Investment Network) di BlackRock. Aladdin è un progenitore dell’intelligenza artificiale, visto che elabora un’enorme banca dati di andamenti del mercato e li combina secondo il metodo casuale (random Montecarlo) 5. Tra i clienti di Aladdin ci sono CalPERS (California Public Employees’ Retirement System) per 260 miliardi di dollari, Deutsche Bank per 900 miliardi, Prudential plc con circa 700 miliardi e da cinque anni la Banca centrale d’Israele per 208 miliardi.

La realtà sta tra i due estremi: la trascendenza e l’automazione. La distinzione tra fondi attivi e passivi è infatti più sfumata di quanto sembri. I tre più grandi hedge funds ed equity firms (fondi speculativi) sono Blackstone (1.100 miliardi di dollari di asset gestiti), Kkr (624 miliardi) e Carlyle Group (447 miliardi). Ma nel capitale Blackstone entrano Vanguard (9,14%), altri fondi Vanguard (6,87%), BlackRock (6,59%), State Street (4,16%). In Kkr entrano Vanguard (6,33%), altri fondi Vanguard (5,21%), BlackRock (4,97%), State Street (3,01%). In Carlyle Group troviamo di nuovo Vanguard (6,42%), BlackRock (5,97%), altri fondi Vanguard (5,65%), State Street (2,13%). Significa che i fondi passivi investono nei fondi speculativi.

Come scrive Henwood, «tra il 1998 e il 2020 le società statunitensi hanno raccolto poco più di 755 miliardi di dollari in offerte pubbliche d’acquisto (opa), le prime vendite di azioni al pubblico da parte di società precedentemente private. Questo dato impallidisce rispetto agli 8.500 miliardi di dollari che le imprese hanno speso per riacquistare proprie azioni nello stesso periodo, il che rappresenta solo la metà dei loro profitti». È chiaro che i buy-back distolgono immense risorse da investimenti produttivi e sono responsabili negli ultimi decenni dell’abnorme lievitazione dei corsi azionari, esplosi malgrado l’andamento stagnante dell’economia mondiale: l’indice Dow Jones è passato da 10.000 nel 2010 a oltre 44.000 oggi.

Non è vero poi che la presenza dei Big Three nei consigli d’amministrazione sia neutra come si afferma. Quando nel 2018 Elon Musk chiese che la sua retribuzione fosse aumentata in modo spropositato il consigliere di Vanguard votò contro, sei anni dopo ha votato a favore di un compenso decennale di 45 miliardi di dollari 7: una «neutralità» più che opinabile. Di passaggio, 4,5 miliardi di dollari l’anno è pari alla paga lorda annua di 200 mila operai italiani.

Ci sono due ragioni più generali per cui i Big Three fanno parte integrante del panorama politico e non sono (solo) asettici agenti di software. La prima è che l’esistenza stessa di questi fondi, e la loro potenza, è legata alla globalizzazione di cui sono fattori determinanti. Non a caso la loro esplosione inizia nel nuovo millennio: nel 1999 BlackRock gestiva «appena» 165 miliardi di dollari, oggi ne gestisce 11.500 miliardi – 70 volte tanto in dollari correnti, 42 volte in dollari costanti. Gli asset gestiti da Vanguard si sono moltiplicati per 22 in dollari correnti e per 13 in dollari costanti. Le loro partecipazioni alle prime 500 imprese del mondo dipendono dalla e contribuiscono alla «dollarizzazione» del pianeta. Finché regnava un accordo sul Washington Consensus (alias Davos Consensus, in modo più ironico), i fondi potevano mantenere una posizione distaccata o aderire al tiepido ambientalismo governativo nell’incoraggiando iniziative Esg (Environmental, Social and Governance) delle società partecipate. Ma almeno dal 2016 la geopolitica mondiale detta un’agenda di deglobalizzazione: prima il Brexit, poi l’elezione di Donald Trump, quindi il Covid-19 e la guerra d’Ucraina, infine l’acutizzarsi della guerra commerciale con la Cina. S’intravede qui una possibile linea di conflitto con la politica di deglobalizzazione perseguita da Donald Trump fin dal suo primo mandato.

  1. Di fronte alle cifre spropositate, alle migliaia di miliardi, pochi si chiedono: ma da dove sono venuti tutti i soldi che hanno fatto balzare gli asset gestiti da Black Rock da 165 a 11.500 milardi? Da due fonti: la prima (seconda in ordine cronologico) sono state le banche centrali (Federal Reserve, Bce, Banca d’Inghilterra) che dal 2007 al 2021, con i vari quantitative easing, hanno iniettato almeno 14 mila miliardi di dollari di liquidità nel sistema monetario internazionale. Queste enormi nuvole di capitale non sapevano dove andare a piovere, visto che gli investimenti produttivi non avrebbero reso granché data la stagnazione; perciò si sono riversate sui fondi che hanno comprato azioni. Gran parte dei buy-backsono stati finanziati così dalle banche centrali, cioè dai debiti sovrani.

L’altra grande fonte di capitali per i Big Three è stata la privatizzazione delle pensioni e della sanità. Le assicurazioni sanitarie e i fondi pensione dei vari Stati o delle varie industrie sono i veri bancomat dei fondi d’investimento: generano liquidità a ritmo costante e continuo. Alcuni miei amici della sinistra americana mi dicono che le loro pensioni sono affidate a Vanguard. Naturalmente è sardonico che i veri finanziatori del gran capitale siano i lavoratori e che le loro conquiste (come la pensione) siano diventate la fonte di enormi profitti. Ma ancora più beffardo è che i pensionati debbano sperare che i fondi d’investimento producano rendimenti alti e cioè che investano in imprese con alti profitti e perciò taglino i costi del lavoro, licenziando altri lavoratori e privandoli del diritto alla pensione.

FISCO IN EUROPA

La civile e democratica Europa. L’ultimo rapporto sulle destinazioni privilegiate delle grandi Corporation presenta un quadro davvero sconfortante: nei primi 10 posti figurano 8 realtà, a diverso titolo, legate all’Europa. Nella black List compaiono infatti Svizzera, Olanda, Irlanda e Lussemburgo, a cui vanno aggiunte l’Isola di Jersey nel canale della Manica, che è una dipendenza diretta della Corona britannica, le Isole Vergini Britanniche, le isole Cayman che costituiscono un territorio britannico d’Oltremare, così come le isole Bermuda. Si tratta di destinazioni dove le grandi Corporation sottraggono al fisco dei vari Stati circa 500 miliardi di dollari ogni anno. Ma è davvero possibile che la politica non voglia affrontare questo tema che ha proprio in Europa, e persino in alcuni Stati membri dell’Unione, il suo punto nevralgico. E’ possibile non immaginare ritorsioni economiche e finanziarie vere verso Svizzera e Inghilterra? Si tratta di una battaglia sempre più vitale nel momento in cui le Corporation agiscono in ambiti immateriali e si finanziarizzano, altrimenti continueremo a tassare e impoverire il lavoro dipendente.

Alessandro Volpi 13.8.24 BlackRock in Italia

Per rendere chiaro il peso di BlackRock nell’economia italiana può essere utile elencare tutte le società quotate a cui partecipa: un elenco in cui sono comprese le grandi partecipate pubbliche, le multiutility, l’energia, la moda, le banche, la meccanica, le armi e altro ancora. Ecco l’elenco: A2a, Amplifon, Azimut, Mps, Banca Generali, Banco Bpm (dove ha il 4,75), Banca Mediolanum, Bper Banca, Brunello Cucinelli, Buzzi, Campari, Diasorin, Enel (dove ha il 5%), Eni (dove ha superato il 5%), Erg, Ferrari, FinecoBank (dove ha quasi il 10%), Generali (dove ha il 3%), Hera, Interpump, Intesa San Paolo (dove ha il 4%), Inuit, Iveco, Leonardo, Mediobanca (dove ha il 5%), Moncler (dove ha il 5%), Nexi, Pirelli, Poste italiane, Prysmian (dove ha il 7%), Recordati, Saipem, Snam (dove ha il 5%), Stellantis (dove ha il 4%), StMicroeletronics (dove ha il 5%), Telecom, Tenaris, Terna (dove ha il 5%), Unicredit (dove ha più del 7%) e Unipol. Il totale del valore azionario di BlackRock in queste società è pari a 25 miliardi di euro. Nel giro di pochissimi anni, la politica italiana è riuscita a trovarsi un nuovo padrone, che ha realizzato formidabili dividendi mentre l’economia reale languiva e le retribuzioni diventavano tra le più basse d’Europa. Non un bel modello.

I Big Three sono tra noi già da tempo e in modo pervasivo. Sono arrivati senza che ce ne accorgessimo. Non sono solo i fondi pensione e le assicurazioni statunitensi ad affidare loro il denaro. Sono anche i fondi pensione italiani, che dispongono di 170 miliardi di euro; sono le assicurazioni, che hanno 900 miliardi di riserve. Gran parte di queste somme sono destinate a strumenti finanziari prodotti negli Stati uniti. Poste Italiane è detenuta per il 65% da Cassa depositi e prestiti, ma per il resto dal Fondo norvegese di investimenti, da Vanguard e da Black Rock che sono presenti anche in Snam e Leonardo (armamenti), Enav (ente che regola il traffico aereo) e Terna (società che possiede tutta la rete elettrica e ad alta tensione) 10.

In Italia, terreno di conquista privilegiato dei Big Three, il centinaio di multi-utilities – società a capitale privato o pubblico-privato che forniscono servizi pubblici, frutto delle privatizzazioni

– vale l’8,5% del pil nazionale e copre «la quasi totalità delle vendite di elettricità, il 63% dei volumi del gas, il 67% dell’acqua e il 43% dei rifiuti urbani» 1.

È in questo fruttuoso mercato che i Big Three sono entrati con  partecipazioni in grandi società come A2A, Hera, Iren, Acea 

A2A è nata dalla fusione di due municipalizzate di Milano e Brescia ed è quotata in borsa; Hera riunisce 311 comuni emiliano-romagnoli, marchigiani, toscani, veneti, friulani per la fornitura di acqua, elettricità e smaltimento dei rifiuti ed è quotata in borsa dal 2015; Iren gestisce le reti di gas elettricità ed acqua in molte città del Centro-Nord, è partecipata dai comuni di Genova, Bologna, Parma e Reggio Emilia ed è quotata in borsa; Acea distribuisce acqua, elettricità e smaltisce rifiuti nel centro Italia e in alcuni paesi stranieri, il comune di Roma ha una quota di maggioranza ed è anch’essa quotata in borsa.

Domanda. CHE FARE?

         NUOVO PENSIERO CRITICO?

Soprattutto Nuova Politica

Per capirlo servirebbe una cultura ed un pensiero critico politico che è scomparso. Lo denunciano in molti. Per capire come uscire da una globalizzazione incompiuta.

Siete d’accordo sulla scomparsa del pensiero critico?

Non proprio. Pensiero critico c’è stato, lo vediamo in piccolissima parte nelle bibliografie che alleghiamo. Quella che è mancato semmai il pensiero politico critico. La politica critica ed alternativa.

“Europa, prima a rimettersi in cammino. Oggi l’America si ama, contrastandola”

Siete d’accordo sulla grande concentrazione di potere extra istituzionale, extra statale, extra politico? Non letta, non ostacolata, anzi celebrata da tutti in questo primo scorcio di secolo?

Un mondo globalizzato a metà: capitali, tecnologie, mercati, eserciti.

No alleanze e trattati, no organismi e governance internazionali,

Con il crollo del muro di Berlino  c’è stata  l’idea che la storia finisse con il trionfo diciamo del capitalismo della democrazia della Libertà quindi dell’Occidente euro Atlantico.

Diciamo che gli anni di fine Novecento di fine secolo xx e i primi anni di questo ventunesimo secolo invece ci hanno detto che così non è stato, anzi diciamo che dopo un periodo di sostanziale stabilità e di coesistenza pacifica come è stato quello definito della guerra fredda c’è stata una esplosione di guerre anche se in parte minori e regionali.

Ma c’è stato diciamo un progressivo crescere del disordine anche nel rapporto fra gli stati e soprattutto di una processo di globalizzazione che ha teso a superare ogni ordine

La globalizzazione in questi decenni si è rivelata come un processo di concentrazione economica e finanziaria teso prevalentemente alla ricerca dei massimi profitti alla ricerca della massima diciamo mobilità dei capitali della ricerca del minor costo del lavoro e quindi della massimizzazione dei profitti

Alcuni contributi

Caracciolo. Nel breve-medio periodo questo significa stabilire, pescando dentro ma anche fuori il perimetro atlantico, intese con paesi dagli interessi non troppo dissimili, disposti a scambiare con noi risorse e intelligenze su base bi- o plurilaterale. In prima linea – oltre a quel che gli Stati Uniti vorranno ancora condividere – Francia, Germania, Spagna ed eurocciden tali minori, Turchia nel Medioceano e dintorni. Nel medio-lungo, si tratterà di garantire sicurezza e prosperità nel Rimland euro-afro-mediorientale coinvolgendo in vari gradi tutti gli attori rilevanti. Russia e Cina comprese. Utopie? Può darsi. Consideriamole tracce di un percorso flessi- bile, adattato all’età delle incertezze. Ne è precondizione la convivenza strutturata fra Usa, Cina e Russia, Grande Componenda sotto la quale potremmo contribuire ad animarne una Piccola, sintonizzata sui poli turco e francese e centrata sul Medioceano, nostro liquido amniotico.

Enciclica “Magnifica Humanitas”

Leone XIV, papa Prevost

 “Ora tocca a noi assumere con lucidità e responsabilità le sfide del nostro tempo. È necessario adottare strumenti normativi adeguati, capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico. Ma la questione non si esaurisce nella regolamentazione. Come avvertiva Papa Francesco, occorre domandarci con realismo chi oggi detenga questo potere e a quali fini lo orienti: «Non possiamo ignorare che lʼenergia nucleare, la biotecnologia, lʼinformatica, la conoscenza del nostro stesso DNA e altre potenzialità che abbiamo acquisito […] danno a coloro che detengono la conoscenza, e soprattutto il potere economico per sfruttarla, un dominio impressionante sullʼ insieme del genere umano e del mondo intero». Un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare lʼ innovazione. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. Il potere tecnologico assume così un volto inedito, prevalentemente “privatoˮ, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune.

 Edificare nel bene domanda un linguaggio evangelico. Evitiamo parole che umiliano o contrappongono. Scegliamo la chiarezza che illumina e la franchezza che apre vie. Non benediciamo entusiasmi ingenui, non alimentiamo paure sterili. Piuttosto, indichiamo criteri di discernimento – dignità della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della Casa comune, pace – e traduciamoli in prassi: progettazione responsabile, valutazioni d ʼimpatto umano e sociale, inclusione dei più fragili, alfabetizzazione digitale, ricerca e industria orientate alla giustizia e alla pace.

Per il nostro tempo, segnato da nuove forme di potere globale e da disuguaglianze crescenti, rimangono particolarmente significativi tre orientamenti: lʼ esigenza che il diritto preceda lʼ interesse, la consapevolezza che le disparità economiche sono terreno fertile per tensioni e violenze, e il valore di un tessuto associativo capace di mediare tra individuo e Stato. Essi continuano a offrire alla Dottrina sociale criteri importanti per leggere le dinamiche della globalizzazione e per promuovere un ordine internazionale più giusto e pacifico.”

NON ESSERE UN’ANIMA MORTA.

Avere pensiero critico, agire da cittadini

Questi uomini di Davos sono identificati da Huntington con le «anime morte», espressione ripresa dal poema di Walter Scott The Lay of the Last Minstrel, completato nel 1804. Ha un’anima morta chi non ha mai detto, in cuor suo, «questa è la mia terra nativa», chi non si è mai emozionato tornando a casa dopo essere stato nel suolo straniero. Queste anime morte, che pagano o sono pagate per sentire barbose e autocompiaciute presentazioni sulle «sfide globali», incarnano per Huntington la diffusione dell’utopia del mercato post-nazionale, in cui i confini svanirebbero e la logica della politica sarebbe soppiantata da quella del mercato.

Oltre il Liberalismo ed il Socialismo del 20° secolo? La grande cultura politica dell’occidente europeo, la grande ricchezza della religione cattolica. La grande identità storica dell’Europa. Valori che sono diventati idoelogie senza capire cosa stava succedendo.

Il Civismo. I diritti del cittadino del mondo. La grande Politica che si ricostruisce dal basso. Oltre le ideologie. Cambiando i partiti o creandone di nuovi, ma grandi senza cespugli. Una destra che torni a presidiare il senso dello Stato allargato e che stabilisca le regole di una nuova uguaglianza delle opportunità. Una sinistra che torni a presidiare gli interessi delle fasce più deboli, degli immancabili esclusi, come persone e come territori.

Gianni Fanfano

BIBLIOGRAFIA

 

Gianni Fanfano. 

Aresu Alessandro.      Geopolitica dell’intelligenza artificiale. 2024. Feltrinelli.

Aresu Alessandro.     Il dominio del XXI secolo. 2022. Feltrinelli.

“Siamo in guerra, anche se in pochi lo sanno. E’ una guerra invisibile che si combatte fra la Cina e gli Stati Uniti eppure riguarda anhe noi. Ci saranno vincitori e vinti. Già oggi il baricentro industriale del mondo non è più l’Occidente. Ma è l’Asia il nuovo centro manifatturiero della Terra.

Arlacchi Pino.             La Cina spiegata all’Occidente. 2025. Fazi

Attali Jaques.              Domani chi governerà il mondo?. 2012 Fazi.

Bauman Zygmunt       Dentro la globalizzazione. 2001. Laterza

Bauman Mauro         Babel.2015.Laterza

“Babel di Bauman, descrive il regno dell’inaudito disordine, con un orizzonte amplissimo che va dalle disuguaglianze e le esclusioni sociali sino al nesso tra rivoluzione tecnologica e sistema dell’informazione, passando attraverso una spietata critica della politica.”

Beck Ulrich                 Che cos’è la globalizzazione.1999. Carocci

Beck Ulrich.                La società del richio. 2000. Carocci

Beck alla metà degli anni ottanta analizza la crisi della prima modernizzazione avviata dal Settecento ad oggi sotto la spinta di globalizzazione, individualismo, disoccupazione, crisi ecologica e turbolenza finanziaria. Serve modernizzare la modernizzazione  per evitare che il rischio globale divenga l’orizzonte fondamentale del pianeta.

Cacciari.Esposito.       Kaos. 2026. Il Mulino.

Caracciolo Lucio.        La pace è finita. 2022. Feltrinelli.

Castronovo Valerio.   Chi vince e chi perde. 2020. Laterza.

Chomsky Noam.         Così va il mondo. 2018. Piemme.

Masulli Ignazio.          Chi ha cambiato il mondo?. 2014. Laterza.

Nigrelli Fausto            Paesaggi Scartati.2020. Manifesto libri.

Pianta Mario              Globalizzazione dal basso.2001. Manifesto libri.

Popper Karl.               Le lezioni di questo secolo. 1994. Marsilio.

Rampini Federico.      L’Età del Caos. 2015. Mondadori

Rampini Federico.      La seconda guerra fredda.2019. Mondadori

Ruffolo Sylos Labini   Il film della crisi.2012. Einaudi.

“E’ necessaria una inversione della politica economica per ridimensionare il potere del capitalismo finanziario e per restituire allo Stato ed alla democrazia le leve del finanziamento e dello sviluppo.

Schiavono  Aldo.         Occidente senza pensiero. 2025. Marsilio.

Stiglitz Joseph             La globalizzazione ed i suoi oppositori. 2002. Einaudi

Stiglitz Joseph            La grande frattura. 2016.Einaudi

“Nel 2014 a Davos, dove c’è il raduno annuale dell’elite mondiale, Oxfam ha presentato con chiarezza la misura della crescente disuguaglianza globale ricorrendo ad un esempio. Quell’anno un autobus contenente 85 miliardari del mondo avrebbe trasportato ricchezza pari a quella della metà della popolazione più povera. Sempre Oxfam  dimostrò che il primo 1% degli abitanti del pianeta possedeva quasi la metà della ricchezza mondiale e nei prossimi anni avrebbe posseduto quanto il 99% della restante popolazione .

Varoufakis Yanis.        Tecno Feudalesimo. 2023. La Nave di Teseo.

Volpi Alessandro.       La guerra della finanza. 2025. Laterza

Volpi Alessandro.       I padroni del mondo. 2024.Laterza

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Schiavone Aldo, Occidente senza pensiero, Il Mulino 2025

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Neiman Susan, La sinistra non è woke, UTET 2025

Noica Constantin, Sulla dignità dell’Europa, Fondazione CSC 2025

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Molinari Maurizio, La scossa globale, Rizzoli 2025

Thiel Peter, Il momento straussiano, Liberilibri 2025

Mancuso Vito, Destinazione speranza, Garzanti 2024

Mounk Yascha, La trappola identitaria, Feltrinelli 2024

Morin E. Ceruti M., La nostra Europa, Raffaello Cortina Editore 2025

Aldo Sorci

LIMES – Rivista italiana di geopolitica n° 7 e 12/2025

  1. PIKETTY – M. J. SANDEL “ Uguaglianza”, Feltrinelli 2025
  2. PIKETTY – “ Una breve storia dell’uguaglianza”, La nave di Teseo 2021
  3. MILANOVICH – “Visioni della disuguaglianza”, Laterza 2025
  4. D. KAPLAN – “Il secolo fragile”, Marsilio 2025
  5. DA EMPOLI – “L’ora dei predatori”, Einaudi 2025
  6. VOLPI – “La Guerra della Finanza”, Laterza 2025
  7. ARESU – “La Cina ha vinto”, Feltrinelli 2025
  8. ARCHIBUGI- T. VISONE- F. VOLTAGGIO- “Filosofi per la pace”, Riuniti 2025
  9. VISCO – M. ARCELLI – “Atti della XXI lezione Mario Arcelli”, Rubettino 2025
  10. CACCIARI – R. ESPOSITO – “Kaos”, Il Mulino 2026
  11. MILANOVICH – “Capitalismo contro capitalismo”, Laterza 2022
  12. NAPOLEONI – “Tecnocapitalismo”, Molteni 2025
  13. APPLEBAUM – “Il tramonto della democrazia”, Mondatori 2021

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