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Alleanza fra Toscana, Umbria e Marche “L`Unione europea ci dia più risorse”

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Rassegna stampa. Dalla Nazione di Paola Fichera. (Sottotitolo  del Corriere Pievese)

Non è ancora lo ‘sportello unico’ dell’Italia di mezzo, ma quasi. Ieri l’idea di una cooperazione rafforzata fra Toscana Umbria e Marche, lanciata dal presidente Enrico Rossi è diventata un accordo con l’annunciata fusione degli uffici di rappresentanza che già coabitano nello stesso palazzo di Rondpoint Schuman.

L’intesa siglata ieri prevede collaborazione e coordinamento su sanità, tutela del paesaggio e contrasto ai cambiamenti climatici, ma anche sulla promozione di un’agricoltura non estensiva e di qualità, sullo sviluppo economico, formazione e lavoro, sulla realizzazione delle infrastrutture per rendere competitivo un territorio, su cultura e turismo, sulla gestione dei fondi europei oltre, naturalmente, alla partecipazione a progetti comunitari condivisi.

«Un passo importante – ha detto il governatore toscano – perché mettendoci insieme, possiamo dare servizi migliori ai nostri cittadini. Per questo, senza forzature ma dal basso, iniziamo un processo. La fusione degli uffici a Bruxelles è una tappa cruciale, perché le Regioni si basano molto sulle politiche comunitarie. Contiamo così di avere la taglia giusta per pesare di più sulle politiche europee, dove le regioni medio-grandi sono da sempre più ascoltate». L’accordo istituisce fino al 2020 un coordinamento politico e gruppi di lavoro tecnici per affrontare meglio i problemi comuni, i nodi della mobilità e dei trasporti, guadagnare migliori economie di scala e contare di più in Europa. Le tré giunte si riuniranno in plenaria almeno due volte l’anno: per ora un’alleanza, una gestione ‘associata’ di politiche e servizi, con obiettivi più ambiziosi. Toscana, Umbria e Marche fanno insieme oggi il 12% Pii nazionale, con sei milioni di abitanti: cioè un italiano su dieci.

Ma il Comitato delle Regioni, ieri ha votato anche misure per sostenere la siderurgia europea. «L’Europa non può e non deve abbandonate il settore dell’acciaio – è stato l’appello di Rossi a Bruxelles – il prezzo che si pagherebbe sarebbe l’impoverimento di tutta l’industria europea e della sua capacità di innovare e di competere in un mercato globalizzato. Le istituzioni continentali devono ascoltare e raccogliere il vero e proprio monito vivente che viene dalle lotte degli operai: è una battaglia per il lavoro e contro la disgregazione dell’Europa». La vera battaglia però, secondo Rossi è con la Cina: «Non è possibile che faccia la padrona del mondo sfruttando il dumping sociale e ambientale ed erogando acqua e energia elettrica con prezzi ribassati e coperti da risorse statali. Anche l’acciaio che arriva dalla Cina deve essere soggetto a e precisi parametri». L’intesa siglata ieri prevede collaborazione su sanità, tutela del paesaggio e di un’agricoltura di qualità. Si punta anche a partecipare a progetti comunitari condivisi.

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