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Tre squadre pievesi in Prima categoria: Un vanto calcistico oppure un lusso in tempi di crisi?

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Il campionato di Prima Categoria che parte fra poco più di due settimane sarà per certi versi storico: sono ben tre squadre del comune di Città della Pieve che vi parteciperanno. Mai, nella storia calcistica locale, era successa una cosa simile.
Tanti i quesiti che gli appassionati e gli addetti ai lavori si chiedono: Riusciranno a fare un bel campionato tutte e tre? Si salveranno? Chi arriverà più lontano?
Domande, le cui risposte saranno disponibili solamente a Maggio 2014, quando la stagione si sarà conclusa ed il campo avrà emesso il suo inappellabile giudizio.
Ma, fra le domande che gli appassionati si fanno, ve ne sono anche alcune che vanno al di là del puro valore tecnico:
Saranno tutte e tre attrezzate economicamente per sostenere la categoria? Perché invece non si punta a fare una società unica, limitando così i costi ed aumentando la qualità?
La squadra unica. Ci (ri)siamo. Lo scorso anno, mentre il Po’ Bandino si era stabilizzato per il quarto anno consecutivo in Prima Categoria, Moiano e Pievese arrivarono ad approcciare un discorso di fusione. La cosa sembrava sul punto di concludersi, poi non se ne fece più nulla. Nel frattempo va ricordato che la Ponticellese, la quarta squadra del comune, era già scomparsa da qualche anno.
L’unione fa la forza, verrebbe da dire. Ma è giusto pensare che una squadra unica possa rilanciare il calcio nel comune di Città della Pieve?

SQUADRA UNICA – I Vantaggi:

Al di là dei campanilisti, l’unione fa sempre la forza e solo tale affermazione basterebbe a giustificare un unico club a Città della Pieve. Un settore giovanile centralizzato, più disponibilità di campi dove allenarsi, un seguito(sulla carta) più numeroso. Mettiamoci anche maggiore forza economica, visto che magari uno sponsor, anziché dividere la “torta” del contributo in 3 parti, può benissimo donarla per intero ad una sola società.
Si acquisterebbe una maggiore competitività. Il tutto mirato a portare la squadre a giocare in categorie superiori. Magari in Promozione, in Eccellenza oppure addirittura in Serie D. Ed a Città della Pieve tornerebbero a far visita squadre importanti, come Angelana, Città di Castello, Spoleto, Todi, Narnese e con tutto il loro pubblico al seguito.
Sarebbe un nuova ventata. La squadra tornerebbe ad occupare le prime pagine dei quotidiani sportivi e non più i minuscoli trafiletti.
Il discorso economico ” in tempi di magra come quelli attuali ” non è da sottovalutare. Al di là di quelli che possano essere i budget per allestire le squadre a livello tecnico, solo l’iscrizione e le varie spese di gestione (affitti, bollette, visiti mediche, attrezzature, etc.) comportano dei costi fissi, e nella maggior parte dei casi le difficoltà vengono compensate dall’enorme lavoro di volontariato dei vari dirigenti. E sempre più spesso anche degli atleti.
Tenere in piedi una società sportiva comporta infatti un coinvolgimento annuale , ed è sbagliato pensare e vedere solo l’impegno relativo alle partite. A giugno, luglio ed agosto non si gioca, ma la maggior parte dei dirigenti è impegnata nell’organizzare sagre o tornei, ed a pianificare la nuova stagione prima dell’inizio della preparazione. Perciò una società unica consentirebbe senza dubbio un miglior utilizzo delle risorse umane.

 

SQUADRA UNICA – Gli svantaggi:

Se tecnicamente (ed economicamente) tutte valgono la Prima categoria, e sono in grado di sostenersi, ben vengano tre squadre. Perché no? In più ci sarebbe da aggiungere che non è obbligatorio “fare per forza una determinata categoria” per divertirsi e richiamare pubblico allo stadio. L’esempio della Stella Rossa (militante nell’Uisp), che negli anni ha sempre avuto grosso seguito, è più che lampante.
Una squadra poi riflette l’immagine del paese che rappresenta: Po’ Bandino, Moiano e Città della Pieve non saranno mai uguali fra di loro. Ognuno avrà i suoi pregi, difetti e particolarità che l’hanno sempre contraddistinti. Se la Pievese vanta oltre 80 anni di affiliazione, Moiano e Po’ Bandino sono oramai due realtà ben consolidate del panorama calcistico umbro, ciascuno con oltre 35 anni di militanza alle spalle. In un calcio dilettantistico – dove alcune compagini storiche sono scomparse improvvisamente (tra le altre Ficullese, Cetona, Panicarola e quest’anno Paciano) – le due società hanno saputo, malgrado inevitabili anni bui, dare continuità al loro movimento.
In più, siamo certi che squadra unica equivale a squadra competitiva?
Avere un bacino d’utenza ad intera disposizione è sicuramente un ottimo punto di partenza, ma poi la nuova società, presa da smanie di arrivare in alto il più e prima possibile, non è che investa il budget in giocatori provenienti da Perugia o “peggio ancora- da fuori regione?
Quanto pubblico potrebbe attirare mai una squadra formata in larga parte da forestieri?
E che fine faranno poi i giovani cresciuti nel vivaio?
Probabilmente appenderanno le scarpette al chiodo oppure andranno a cercarsi un’altra squadra. Per fare un esempio a Po’ Bandino la rosa è composta da 10 elementi nati, cresciuti e residenti nel paese. La stessa cosa, più o meno, accade anche a Moiano e a Città della Pieve. Quanti di loro troverebbero spazio nella squadra unica? 2, forse 3, per squadra? E gli altri?
A quel punto molti sarebbero costretti a smettere oppure andare a giocare altrove. Senza scartare l’idea che i giocatori appiedati potrebbero formare, nel loro paese, una nuova squadra: Uisp o Terza categoria. Ed a quel punto le squadre del comune tornerebbero di nuovo tre.

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