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Magione – Canale del Trasimeno, la storia in un arazzo

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dal Messaggero Umbria del 16-01-2016  di Giampietro Chiodini

L ‘ opera restituisce l’istantanea a colori del più imponente delle carte geografìche percorso da 180 mila visitatori al giorno innalzamento delle acque del lago che l’uomo ricordi

Nei Musei Vaticani, lungo il corridoio delle carte geografiche, percorso ogni giorno da 150 mila visitatori, c’è un arazzo di grandi dimensioni che raffigura il vecchio emissario del lago Trasimeno. In primo piano c’è il cardinale Maffeo Barberini, futuro Papa Urbano Vili, intento a dirigere i lavori di ripristino del canale ostruitesi nel 1602. Ma la preziosa immagine storica, realizzata per celebrare i fasti della potente famiglia romana, è di fatto sconosciuta a studiosi e grande pubblico. L’arazzo, ricchissimo di dettagli, ci restituisce l’istantanea a colori del più imponente innalzamento delle acque del Trasimeno che l’uomo ricordi. Quasi tré metri d’acqua sommersero e per un lungo periodo, tutti i paesi rivieraschi. Nell’immagine si può distinguere l’area sotto San Savino e l’imbocco del canale, realizzato 180 anni prima da Braccio Forte Braccio, protetto da una grata di ferro, del tutto simile a quella ancora visibile, proprio a fianco del nuovo emissario.

canale foto 2

I PERSONAGGI.  Molto interessanti i personaggi presentì sulla scena. Al centro del cantiere di lavoro, appare il protagonista principale: il cardinale Maffeo Barberini, responsabile per lo Stato Pontificio, della costruzione e manutenzione di strade ponti ed acquedotti. Affiancato da due tecnici, tiene in mano un progetto e impartisce ordini ad operai, muniti di pala e piccone; mentre all’orizzonte l’acqua del lago sommerge alberi e terreni. Sul lato destro del dipinto, realizzato fra il 1627 e il 1687 nella arazzeria di casa Barberini, figurano tré graziose fanciulle, prosperose e discinte: le loro identità e simbologie sono tutte da chiarire. Solo quella in primo piano è impegnata, a testa china, a tagliare la canna del Trasimeno, con una grossa falce che rotea pericolosamente in aria.

L’ANALISI. In attesa di un’analisi più completa dell’arazzo che raffigura anche un elegante monumento rinascimentale non identificato, la sua (ri)scoperta ci propone una nuova ricostruzione storica di quella tragedia e degli imponenti lavori eseguiti. Che furono rivendicati da ben due Papi. Prima il regnante Clemente Vili, con tanto di lapide affissa all’uscita del canale. Poi il suo giovane cardinale, che con i lavori al Trasimeno, propagandati dall’arazzo, preparava la corsa al soglio pontificio, conquistato vent’anni dopo. Ma su quell’evento, poco noto e dimenticato, stanno riemergendo nuove testimonianze. Proprio nell’anno 1602, l’intellettuale cattolico di origine magionese Marco Antonio Bonciari, scrisse due lettere a personaggi vicini al cardinale Barberini per sollecitare il ripristino dell’emissario, indispensabile a far defluire le acque stagnanti e ad evitare future inondazioni.

LA VERSIONE LATINA. Nella versione tradotta dal latino e sintetizzata delle due missive (pubblicate proprio i questi giorni nel volume, “Marco Antonio Bonciari e il suo tempo”, a cura di Lucianc Taborchi) si afferma che l’ostruzione del canale, per la quale si richiedeva l’interven di “duemila operai con piccoi pale e vanghe”, fu provocata, non solo dalla “mancata manutenzione annuale”, ma un enorme incendio sulla collina sovrastante che sarebi stato causa indiretta di smottamenti e crolli delle mu e delle bocche di areazione de cunicolo. Il fuoco di quell’incendio si sarebbe spin in profondità nella galleria, danneggiandola gravemente. Un’ipotesi compatibile con la probabile presenza nel canali di legname, utilizzato a sostegno di volta e pareti, e sopratutto con la funzione di comignoli avuta dai famosi pozzi fatti scavare da Braccio Forte Braccio sul soffitto .

Giampietro Chiodini

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