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La tomba di “Laris Pulfnas” raccontata dalla Soprintendenza

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ARCHIVIO DEL CORRIERE PIEVESE
2 MAGGIO 2016

La Tomba etrusca ritrovata a fine ottobre dello scorso anno, ancora non è citata in nessuna pagina del sito della Soprintendenza  Archeologica dell’Umbria, se si esclude un comunicato stampa fatto alcuni giorni dopo il ritrovamento. Si potrebbe dire che la prima descrizione dell’evento che tanto ha appassionato la comunità pievese sia questo articolo comparso sulla rivista specialistica angloamericana “Etruscan News”, che riporta il racconto del ritrovamento e la descrizione dei reperti trovati da parte  di due dirigenti della Soprintendenza perugina, la dottoressa Clarita Natalini e la dottoressa Marisa Scarpignato. 

Questo è l’articolo comparso sulla  rivista dal sito web del Comune di Città della Pieve ( traduzione del Corriere Pievese con la collaborazione di Hilda Guerriero)

“Il 25 ottobre, 2015, un contadino arando il suo campo nei pressi di Città della Pieve, una piccola cittadina a 30 miglia a sud ovest di Perugia in centro Italia, nella regione dell’Umbria, ha aperto un foro nella terra. Quando ha guardato dentro, ha visto la testa scolpita di un uomo con il braccio teso che sorreggeva un piatto. Il contadino aveva “inciampato” su una tomba etrusca della fine del 4 ° secolo AC, e l’uomo con il braccio teso era il coperchio di un sarcofago . ll buco è stato ricoperto ed è stata avvisata la Soprintendenza per i Beni Culturali dell’Umbria del ritrovamento. La città, la polizia e i carabinieri hanno assicurato il sito, e impostato una guardia durante la notte per mettere in sicurezza la tomba fino a che la Soprintendenza fosse stata in grado di inviare una squadra di archeologi.

Il giorno seguente, l’archeologa regionale Clarita Natalini, legata ad una corda, si è calata nel foro e si è trovata in un piccolo spazio di circa tre metri per tre che conteneva almeno due urne cinerarie e due sarcofagi. La tomba era piena di terra e detriti dovuti ad un antico collasso. Natalini, con un team guidato dall’archeologa Marisa Scarpignato, ha deciso di iniziare lo scavo dal punto di ingresso della tomba piuttosto che dall’ingombra camera sepolcrale. E’ stato poi trovato un lungo dromos (foto a sinistra), e sono state trovate anche doppie porte pesanti di travertino a guardia della Camera. Le porte sono state accuratamente rimosse per essere studiate e per dare alla squadra un’ apertura abbastanza grande per poter rimuovere il contenuto della tomba.

Uno dei due sarcofagi aveva una lunga iscrizione etrusca sul lato, (Vedi sotto) tradotta come “Laris Pulfnas figlio di Arnth” “.L’iscrizione “Aule Pulfna Peris, “ora adottata come il nome della tomba, poiché probabilmente si riferisce alla persona sepolta dentro l’urna. Ai piedi del lungo sarcofago c’era anche una testa di statua rotta nella parte inferiore del collo che raffigura un maschio adulto calvo, e ancora conserva tracce della policromia originale, anche nelle pupille degli occhi.

Fuori della camera, nel dromos sono stati rinvenuti frammenti di un sarcofago composto dalla stessa pietra della testa. Questo sarcofago aveva un’incisione, però danneggiata durante uno dei collassi. Gli archeologi hanno recuperato i frammenti, per restaurarli..

Oltre ai corredi funerari, che comprendono ceramiche, vasi in miniatura votivi, uno strigile e un’ olpe di bronzo, sono stati ritrovati due contenitori da stoccaggio intatti, una grande anfora greco- italica , un Olpe a doppio manico. Gli archeologi hanno trovato anche quattro grandi urne funerarie con resti cremati. Le urne sono fatte di una fine grana di alabastro; tre delle urne sono finemente scolpite. I coperchi ritraggono i defunti a busto nudo che indossano ghirlande di fiori sdraiati su due cuscini come se partecipassero ad un un banchetto. Tutti hanno una patera, ed erano membri dell’aristocrazia chiusina nel periodo ellenistico, insieme con un piccolo gruppo di famiglie con le quali hanno avuto stretti legami.

La dottoressa Scarpignato pensa che questa potrebbe essere la più antica attestazione della “gens pulfna” e la sua scoperta a Città della Pieve potrebbe indicarne l’origine precisa. L’ultimo manufatto è stato rimosso dalla camera principale il 28 novembre, 2015. Il grande sarcofago di tre tonnellate di travertino con il coperchio ancora sigillato, aveva degli stucchi e conserva tracce dipinte di lettere (in basso nella foto).

La rimozione dal piccolo spazio ha richiesto grande competenza e personale specializzato. I vigili del fuoco di Perugia hanno sollevato il sarcofago utilizzando dei palloni pieni d’aria.

La dottoressa Natalini ha concluso che l’uso dell’alabastro, lo stile della sepoltura, e le iscrizioni suggeriscono che la sepoltura appartiene ad una famiglia aristocratica della vicina roccaforte etrusca di Chiusi. La famiglia Pulfna Peris già noto nel 2 ° sec. avanti cristo

Tutti i contenuti della tomba sono stati spostati nel Museo Civico di Santa Maria dei Servi ( a Città della Pieve) per la conservazione. I tessuti, le ossa e le ceneri saranno analizzati presso l’Università di Pavia dove si trova la banca dati del DNA degli Etruschi. In un incontro con la cittadinanza a dicembre per una conferenza sulla tomba e per mostrarne i contenuti l’Amministrazione Comunale di Città della Pieve ha stabilito un programma di donazioni deducibile dalle tasse, Art bonus, affinché i cittadini possano aiutare a finanziare il restauro dei reperti di San Donnino. Questa è la prima volta che un complesso tombale intatto è stato recuperato a Città della Pieve come risultato di uno scavo scientifico- stratigrafico.”

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