Home Argomenti Cronaca Comincia il dopo Ospedale e….il dopo Trasimeno

Comincia il dopo Ospedale e….il dopo Trasimeno

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Probabilmente tra cinquanta anni i pievesi continueranno a chiamare ancora ospedale l’edificio e quanto viene fatto dentro l’ex convento dei Serviti che si incontra  venendo da Perugia a destra prima di salire verso le Mura  e il Vecciano. Come adesso che lo chiamiamo “ospedale”, ma che ospedale non lo è più da un pezzo.

L’assemblea pubblica organizzata dal Comune con la presidente Marini, il direttore dell’assessorato regionale alla sanità Emilio Duca e il direttore della USL 1, è servita almeno a fare chiarezza dopo decenni di ambiguità, di ritardi, di velleità, di comitati civici e di gravi responsabilità politiche ed amministrative locali.

Duca parlando subito dopo il sindaco è stato chiaro, nella rete dei servizi sanitari della regione Umbria a Città della Pieve ci saranno servizi che si occuperanno di tutto ciò che è “post acuzie”, cronicità, riabilitazione, primo interevento del 118, rispetto agli attuali 43 posti letto ce ne saranno 60 e quindi anche l’aspetto dell’indotto dei posti di lavoro e dell’economia, avrà un riscontro positivo.

Legato ha detto che “l’ospedale cambia missione” e  che  al di fuori degli acuti i servizi comprenderanno tutto ciò che serve a una popolazione come quella di Città della Pieve. Ci sarà, chirurgia ambulatoriale ,polo odontoiatrico, casa della salute, riabilitazione, RSA, DAI,non solo ma anche più di 3  milioni di investimento

La presidente Marini ha illustrato il disegno regionale per gli ospedali e per la sanità, regione Umbria che è con i conti a posto. il giusto rapporto abitanti posti letto e nessuna tassa aggiuntiva.

Ci saranno quattro ospedali, per gli acuti e le patologie gravi e le emergenze: Città di Castello, Perugia, Foligno,  Terni e naturalmente Perugia.

Dopo questa prima illustrazione delle proposte ci sono stati alcuni interventi del pubblico presente.

Gioia Clavenzani, del Movimento Cinque Stelle,  ha chiesto quando sarebbero iniziati i lavori?, Quanti e quale specializzazione avrebbero avuto i medici utilizzati ? Quali le caratteristiche del  pronto soccorso? Che ne sarebbe stato dello stroke service?, Che fine avrebbe fatto il laboratorio?, Perché era stato definito “ipotetico”l’ ospedale unico?, Dove sono gli spazi per i servizi previsti nell’ospedale di zona  a Castiglione del Lago?

Mario Luisa Meo, che ha parlato come cittadina pievese, ma che è la capogruppo di Pieve di Tutti in consiglio comunale ha detto che si ha la sensazione di essere impotenti,che  l’ospedale di Città della Pieve non esiste più, e di non comprendere le  motivazioni che hanno portato alla chiusura dell’ospedale pievese ed al mantenimento di quello di  Castigliane del Lago? Ha chiesto anche quali certezze esistessero per i finanziamenti previsti e perché si poteva essere  attrattivi per la riabilitazione e non per l’ospedale. ha chiesto anche lei quale sarebbe stato  il futuro della diagnostica e quali caratteristiche per il pronto soccorso.

Possieri ha ricordato gli incontri avvenuti  in passato con  la Giunta Regionale e ha proposto di integrare i servizi previsti con un centro per l’ Alzheimer e un servizio di gerontologia.

Stefania Rossi ha chiesto di potenziare i servizi ed il personale di pediatria e di ostetricia

Nel giro finale delle risposte i termini delle nuova organizzazione sono risultati ancora più chiari. Rispondendo sul pronto soccorso Duca ha ricordato che è il fattore tempo che fa la differenza fra un pronto soccorso di primo o di secondo livello, ma anche la possibilità di salvare una vita umana. Sono solo tre i casi in cui questo può avvenire, in caso di ictus, di infarto e di trauma grave. A quel punto conta poter intervenire dove ci sono medici e servizi in grado di salvare il paziente e questo in sostanza può avvenire solo a Perugia, e negli altri tre ospedali di emergenza. Tutti gli altri casi possono essere curati negli ospedali di territorio. facendo attenzione alla casistica però perché un ospedale che ha pochi casi può avere anche l’etichetta o il medico ma non da tutte le garanzie.

E come Perugia quindi possa essere considerato un punto di riferimento non solo per l’alta specialità ma anche per i servizi propri di un ospedale di territorio, data la distanza di appena una trentina di minuti.

La Marini ha insistito, nella replica, sulla necessità di capire i cambiamenti intervenuti negli stili di vita e nelle patologie, che consentono di vedere in modo completamente diverso i servizi da organizzare per la popolazione. Infine a ricordato che l’ospedale unico non era ipotetico, ma lo è diventato dopo il 2010, dopo la crisi finanziaria e il taglio dei fondi per gli ospedali.

Uscendo un vecchio amico commentava “ Parole chiare e appello alla ragione e al senso di responsabilità. Per noi che abbiamo una memoria storica sulla vicenda c’è l’ amarezza per il tempo e le occasioni e le battaglie perse, comincia, ufficialmente e pubblicamente,  il dopo ospedale e finisce il Trasimeno inteso come area territoriale per organizzare servizi e una piccola città a rete… “.

Difficile dargli torto.

(g.f)

corrierepievese@gmail.com

 

 

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