A più di un mese dalla morte di Moise Bama, originario del Camerun e residente a Chiianciano, si riaccende il ricordo e la polemica per quel tragico incidente sulla Perugia Bettolle. Ricordiamo che l’evento luttuoso causò un profondo dolore e sgomento per tutta la comunità della cittadina termale, essendo Moise molto conosciuto e stimato per impegno sociale nella Misericordia e per essere appassionato tifoso e attivista nell’ambito della squadra calcistica locale. Moise lavorava in una azienda vitivinicola della zona e aveva al suo paese un figlio di sedici anni e la sua famiglia, alla quale pare non sia ancora stato restituito il corpo del congiunto deceduto. Ma quello che più di tutto le persone sottolineano e ricordano di Moise, è il carattere, la persona particolarmente mite, gentile, disponibile, dotata di forte senso altruistico.
Ebbene a riaccendere i riflettori sul caso è stato un post di qualche giorno fa sul profilo Fb di Tommaso Ghezzi (docente dell’ Istituto Alberghiero P. Artusi di Chianciano). Dal post si evince che gli sviluppi delle indagini hanno portato a considerare l’incidente come “omicidio stradale”. Per cui questa è la strada sulla quale gli inquirenti si stanno muovendo. “Se non fosse stato per alcuni testimoni che hanno riconosciuto la Dacia bianca del pirata, gli inquirenti non sarebbero mai arrivati all’accusa di omicidio stradale. “ afferma Ghezzi. Inoltre: “Questa brutta storia ora continuerà con una verità giudiziaria e la ricerca di un equilibrio tra colpe e attenuanti.” Ricordiamo che la persona indagata è un ex poliziotto in pensione con alle spalle quarant’anni di servizio e una onorificenza di “ Cavaliere del Lavoro”.
Nunzio Dell’Annunziata
