Home Rubriche Cose scritte tra noi “Almeno a Natale…” Un racconto ci può stare…

“Almeno a Natale…” Un racconto ci può stare…

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Il Natale, la festa più importante dell’anno, ha bisogno di alcune componenti per realizzarsi appieno. Ad esempio il cuore, un cuore chiuso, rancoroso, desertificato dall’astio…non predispone ad un Natale felice. Ricorrenza religiosa a parte. Anche la neve accompagna al Natale…e il camino acceso. E il Natale ancora…è festa della famiglia. E del cibo. Cibo della festa, cibo rituale, abbondante…speciale. Coi piatti più belli…qualche addobbo di luci e fili dorati. Appunto…che Natale sarebbe stato per Vittorio? Sarebbe stato un Natale come quelli degli anni precedenti. Lì nell’ospizio organizzavano una sorta di festeggiamenti, e non erano nemmeno male. Arrivato alla veneranda età di ottantadue anni, Vittorio, non dava a tutto l’importanza che dava   un tempo. La festa del Natale ad esempio gli appariva come un orpello vuoto di significato nello stato attuale della sua vita… sua moglie era morta alcuni anni prima e la famiglia dimezzata era sparsa di qua e di là. Poi, ecco, nell’ospizio non c’era il camino….Vabbè ma tutti questi pensieri erano sempre componenti di un vuoto che lui avrebbe voluto riempire con la sostanza di vite e incontri a dare continuità alla sua vita, anzi a quello che rimaneva della sua vita. Insomma suo figlio Antonio perché era sparito? Nei primi tempi della sua permanenza all’ospizio tutte le domeniche si recava a far visita al proprio genitore. Sì, i discorsi cadevano sulla situazione di Antonio e della sua crisi matrimoniale. Chissà come era andata a finire…Intanto non vedeva suo figlio da due anni ormai. Tutto questo rimuginava il vecchio e una malinconia, uno sconforto lo rapivano. E la tristezza conquistava il suo essere come un esercito che a poco a poco sbaraglia le fila fragili dei nemici.

Intanto nel salone dell’ospizio avevano addobbato un enorme abete con le palline, i fili dorati e argentati e tutte le lucine intermittenti. Le lucine splendevano poi smorzavano all’improvviso la luminosità e quasi indugiavano a brillare di nuovo, a farci caso sembrava che attenuatesi nel bagliore e tra i riflessi, non dovessero più risplendere, Ma puntualmente si riaccendevano cogliendo una quasi meraviglia in chi aveva posato lo sguardo sul gioco di luci.

Vittorio a volte pensava che la vita era proprio strana. Non la considerava ingiusta, ma strana si. Aveva lavorato tutta la vita, lui e anche sua moglie, si erano divisi il pane e i sacrifici, i problemi. Ma poi si erano separati…quasi come se tutta quella vita si fosse sgretolata e persa nella storia del mondo. Aveva tirato su un figlio ne aveva fatto un uomo. Ma anche questo lato della vita aveva preso una strada…sbagliata? Ingiusta? Mah! Strana… Ecco. Suo figlio era a sua volta padre…e avrebbe vissuto le stesse sofferenze e delusioni che ora toccavano a Vittorio. La vita è fatta così. Inaspettatamente una mattina sentì il proprio nome all’altoparlante: “Il signor Vittorio …è desiderato nella sala degli incontri…” Vittorio si precipitò…come poteva…come le gambe malferme lo sostenevano. Qualcosa gli sussurrava che Antonio era venuto a trovarlo… Si il figlio. Almeno a Natale si era ricordato del vecchio padre! E andava bene così. Ma arrivato al parlatorio non vide nessuno. Poi si sentì chiamare. “Signor Vittorio?” “Ma chi è quella donna?” Pensò. Tuttavia si avvicinò e quasi timidamente chiese: “Chi è lei signora?” “Senta Vittorio io faccio parte di una associazione di volontari della parrocchia del quartiere e organizziamo incontri con gli ospiti della casa di riposo, con quelli che risultano più soli, senza parenti, per preghiere collettive” “ Grazie signora….io non sono solo. Ho mio figlio. E per pregare… ho un modo confidenziale di rivolgermi al Signore.”

Nulla, era stata solo illusione quel sentimento che gli era nato nel cuore, quando aveva sentito il proprio nome spargersi dall’altoparlante.

In quella giornata altri nomi echeggiarono nell’aria e altrettanti anziani andarono ad incontrare i loro parenti. Vittorio tutte le volte che sentiva l’altoparlante aveva un tuffo al cuore…

Mentre preda dell’emozione prestava orecchio alle chiamate si avvicinò una bambina di quattro cinque anni. Due occhioni grandi, scuri, un po’ melanconici e di una dolcezza sconfinata. “Nonno gli sussurrò”. Vittorio la guardò e sorrise. E ancora una parola sentì alla sua destra: “Babbo” e ancora “quanto tempo”. Vittorio non riuscì a proferire parola. La voce gli si fermava come se il nodo che gli era venuto alla gola agisse da barriera. Poi riavutosi dall’emozione: “Figlio mio” riuscì a pronunciare tra gli abbracci. Il personale dell’ospizio era già stato avvisato di preparare la valigia con gli effetti personali di Vittorio. E il Natale trascorse nella famiglia di nuovo riunita. E così fu nei giorni che seguirono e per gli altri Natali. E alla vigilia prima del cenone. Arrivò la bimba di corsa. I suoi grandi occhi erano allegri. “Nonno vieni a vedere, nevica. Così nonno e nipote attraverso i vetri guardarono i fiocchi di neve. Con stupore, come se vedessero per la prima volta la magia e il candore della neve, il vecchio e la bimba, si scambiarono un’occhiata, sorrisero. E Vittorio pensò a quanto fosse strana la vita. E bella…nella sua stranezza.

 Nunzio Dell’Annunziata

 

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