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Intervista. Assessore Barberini ” Riconvertiremo i punti nascita”

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Rassegna dal GIORNALE DELL’UMBRIA intervista di Pierpaolo Burattini

Tutti gli assessori alla Sanità, di ogni età e colore politico, hanno un destino che li precede e li segue al di là delle loro azioni: essere molto vezzeggiati e allo stesso tempo scrutati con sospetto. Nell’immaginario collettivo giornalistico e degli addetti ai lavori sono coloro che muovono i fili del 75% del bilancio della Regione e soprattutto i tasti di robuste ambizioni, rabbiose frustrazioni e fameliche rivalità, che solo chi vive e lavora in sanità può capire.

Ora tocca a Luca Barberini, cinquantenne folignate con l’eterna aria da boy scout e il ciuffo sempre in ordine, darsi da fare per nuotare nelle acque apparentemente chiare e limpide della sanità. Look sportivo e puntualità svizzera. Alle 10 ai tavolini di un bar del capoluogo il cellulare già reclama attenzione: «Ciao Catiuscia, ah si ho visto… Più tardi ti richiamo e ti faccio sapere». Catiuscia non è una parente, ma la presidente della Regione. Arriva la tazzina di caffè e una piccola divagazione familiare che però rende l’idea del personaggio: «I due fratelli sono andati insieme in Giappone… Ci tengono aggior- nati tramite WhatsApp …Una bella cosa che siano andati insieme». I due fratelli, non sono altro che i due figli dell’assessore. Chiuso il quadretto.

Allora Barberini, dopo un mese dalla nomina che effetto fa avere i gradi da assessore alla Sanità?

«Ci sono tante cose da fare e la programmazione si gioca sostanzialmente su una struttura di quaranta persone: per non lasciare le cose in sospeso devi correre, ma soprattutto fare bene. Ci vuole molta attenzione. La delega di Sanità e Welfare hanno punti di contatto che però vanno sviluppati cercheremo di interagire quanto più possibile perché vanno cercate sinergie ».

A settembre da cosa si riparte?

«Si riparte dal Piano sociale perché, grazie a questo, potremo dare risposte ai soggetti più svantaggiati: giovani, disabili e anziani. Bisogna riscrivere un nuovo modello, perché bisogni e necessità dei cittadini sono cambiati».

Non mi dica che anche lei, come già fatto da tanti dei suoi predecessori, annuncia una fantomatica la rivoluzione in sanità?

«Non gioco a fare il rivoluzionario, ma se abbiamo un modello pensato e tarato su esigenze e risorse di venticinque anni fa, che facciamo? La manutenzione? L’ambizione è quella di costruire un modello da qui al 2030». 

Scusi, perché parla al plurale?

«Perché questa Giunta si è caricata di grandi responsabilità e ha voglia di lasciare un segno positivo».

Buoni propositi, d’accordo. Ma i punti nascita di Narni, Castiglione del Lago e Assisi si chiudono e si razionalizza, o va in scena il consueto balletto?

«Nessun balletto, il decreto governativo del 4 giugno parla chiaro: un punto nascita, per svolgere un servizio all’altezza ed essere proficuo, deve essere situato in un bacino che comprende tra 150mila e 300.000 persone. E poi mi lasci dire che sui punti nascita in questo ultimo anno è andata in scena una specie di guerra ideologica, non in nome degli interessi dei cittadini, ma di piccole rendite di posizione».

E allora?

«E allora faremo quello che va fatto, riconvertendo i punti nascita in altro, perché non c’è solo il momento della nascita. Invito tutti coloro che gridano sdegnati anche ad occuparsi seriamente di alcune specialità mediche, vedi l’ortopedia, che rischiamo di lasciare per strada».

Nel frattempo, per il 2015 dovrete fare a meno di 40 milioni di euro dovuti ad ulteriori tagli del Governo.

«Non urliamo e non ci stracciamo le vesti, noi sulla sanità siamo una Regione presa a modello sul versante dei conti in ordine e continueremo ad agire avendo dei precisi obiettivi. Ma cercheremo di andare anche oltre gli aspetti di pura contabilità. La sa una cosa che mi da fastidio?».

La dica.

«Quando vedo che si ragiona più nell’ottica degli addetti ai lavori che in quella dei pazienti».

Discorso che si attaglia alla perfezione quando si parla di ammodernamento della rete ospedaliera.

«Agiremo per riconvertire alcuni ospedali, perché oggi l’idea che tutti possano fare tutto non funziona più: su questo bisogna fare uno scatto in avanti, altrimenti si rischia di non tutelare le eccellenze che abbiamo».

A proposito di eccellenze, come la mettiamo con il centro di genomica di Perugia?

«In questi giorni ho letto diverse imprecisioni, per ora mi riservo di approfondire l’argomento, dopo di che prenderò una posizione».

Affrontiamo il capitolo delle nomine dei direttori generali?

«Ero sicuro che saremmo arrivati a questo punto, non c’è nessun problema a parlarne».

E allora, dei quattro attuali direttori di Asl e Aziende che ne facciamo? «Valutiamo il lavoro che è stato fatto e poi prendiamo una decisione».

Li valutate in base a quali parametri?

«I parametri sono diversi, ma uno di questi è sicuramente quello legato alle liste d’attesa. Da qui al 31 dicembre, quando si dovrà procedere alle nomine, affronteremo la questione».

Insomma, li riconfermate tutti.

«Ma lei vuole che mi metta a dirgli nome, cognome e nuovo indirizzo? Serve serietà, ma le dico questo: qualcosa di sicuro cambierà e soprattutto non ci adageremo su proroghe o altre scappatoie».

Ne riparleremo. Ma lei ha anche la delega ai rapporti con il consiglio regionale e, di conseguenza, le vanno fatti degli auguri doppi.

«Capisco la battuta, ma per quanto mi riguarda voglio lavorare cercando di mettere in luce i punti di contatto, invece che quelli di frattura, anche perché i prossimi cinque anni saranno determinanti per l’Umbria sotto diversi punti di vista e tutte le forze politiche debbono collaborare per dare il meglio non in nome della propria bandiera, ma degli interessi dei cittadini».

Questo auspicio forse rimarrà nel libro dei sogni di mezza estate.

«Questo lo vedremo, ma mi creda: gli umbri agli urli e strilli preferiscono che gli venga risolto qualche problema e su questo tutti verremo giudicati».

Il cellulare di Barberini squilla ancora, ma questa volta non è la presidente della Regione, Marini. Per il momento basta, così.