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Pieve di Tutti: un grande futuro sanitario!

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da www.pieveditutti.com

Mercoledì 25 marzo 2015. Sala Sant’Agostino. Lo staff  tecnico e politico della Regione Umbria e gli Amministratori pievesi presentano il piano di riorganizzazione sanitaria per Città della Pieve. Pur rivendicando ascolto e partecipazione, le decisioni sono state prese da tempo senza un reale coinvolgimento della popolazione. La scarsa presenza di cittadini non legati a schieramenti e partiti è il sintomo di una rassegnazione impotente che ormai si è insinuata dentro di noi. Le vicende legate all’ospedale di Città della Pieve si sono sviluppate nel corso di decenni e inevitabilmente, volutamente, lentamente l’ospedale è stato chiuso.

Oggi siamo all’atto conclusivo. Niente più ospedale per Città della Pieve. Viene ribadito dagli esperti e dai politici al tavolo di presidenza che ormai è anacronistico, conservatore e miope parlare di piccoli ospedali e che il futuro sarà in altri ambiti e ridarà a Città della Pieve centralità e forza. Il futuro prospettato consiste nella perdita dell’ospedale come noi cittadini lo abbiamo concepito: quel modello è ormai superato dai tempi.

Tuttavia nessuno risponde sul perché un ospedale di questo tipo viene strutturato e accentrato a Castiglione del Lago e quali motivazioni hanno portato ad individuare quella localizzazione invece che Città della Pieve. In realtà dunque un ospedale per il territorio è presente, ma non a Città della Pieve. Difficile far capire che per i pievesi ospedale significa storia, economia, identità collettiva: tutto spazzato via da un ipotetico futuro diverso. In questo futuro avremo servizi per cronicità, per disturbi alimentari incontrollati e lunga degenza unita ad un centro di recupero e riabilitazione. Per quest’ultimo servizio  la collocazione di Città della Pieve al confine, collocazione così svantaggiosa per un ospedale, diventa molto proficua perché può intercettare degenti da fuori Regione e portare introiti. Pur considerando che i servizi prospettati sono senza dubbio importanti, resta la questione chiave di che cosa possa accadere ai cittadini, bambini, giovani, adulti e anziani, di fronte a problemi urgenti in cui l’intervento di medici e di personale qualificato può salvare la vita. Quello che viene proposto è un primo soccorso con un medico, un infermiere e un autista che dovranno indirizzare a centri specializzati.

Alla richiesta di maggiori assicurazioni su questo punto si sviluppa una presentazione tecnica e piuttosto contraddittoria sul ruolo del pronto soccorso e del primo soccorso. L’invito è di lasciare ai competenti questi aspetti e le preoccupazioni dei cittadini vengono così liquidate. Anche sulla presenza di centro salute o casa salute la visione appare piuttosto vaga: la piattaforma ambulatoriale  è molto simile all’attuale con l’aggiunta di un complesso odontoiatrico. La ristrutturazione nel suo insieme prevede 54 posti letto, alcuni in più rispetto all’attuale, ma molti meno rispetto ad un ospedale funzionante con due settori: Medicina e Chirurgia.

E allora, al di là di parole che spaziano su tematiche concernenti tutta la Regione e il Sistema Sanitario Nazionale, quello che resta è che per noi ci saranno per lo più ambulatori consueti, strumenti diagnostici consueti e un primo soccorso le cui risposte non sembrano così efficaci. Intanto i residui del reparto di Medicina, lo Stroke Service, il laboratorio analisi saranno trasferiti a Castiglione del Lago dove i cittadini avranno 118 attrezzato e accesso più facilitato alle prestazioni. Ma l’ospedale piccolo non era inutile? Dipende dai casi.

 

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