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Pieve di Tutti. Le piazze e i tendoni.

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da  www.pieveditutti.it

Due giorni fa mi è capitato di percorrere Piazza Plebiscito a tarda sera. Solo due auto parcheggiate in una quiete avvolgente. Ho provato un brivido di bellezza, quella bellezza pievese che non si impone prorompente, ma che si insinua dentro con la sua armoniosa misura. Quella bellezza data dall’ordinata disposizione di architettura e materiali che il tempo ci ha trasmesso, dalla trama urbanistica di una città collinare e aperta agli orizzonti, dalla presenza in ogni angolo di sapienti dettagli costruttivi. Il vuoto della piazza, così “narrativo” e pieno di storia mi ha fatto ricordare le parole del poeta Filippo Davòli che, in un articolo apparso qualche tempo fa sul periodico Il Moggio, elogiava il vuoto, lo spazio libero come mezzo di incontro sociale e modo di percezione interiore dell’ambiente in cui viviamo.

Nello stesso momento mi è venuto in mente un incontro pre-elettorale organizzato dall’associazione Il Moggio in cui tutti i gruppi politici candidati hanno riconosciuto la validità di questo discorso e si sono impegnati a salvaguardare gli spazi storici da invasioni e congestioni non sempre rispettose e coerenti. Inevitabilmente questo mi ha riportato alla presenza delle grandi strutture-tendoni durante le festività Pasquali.

So per esperienza che non è facile cambiare impostazioni già sperimentate e che i costi di soluzioni alternative possono essere più alti. Tuttavia so anche che a volte bastano pochi segni per affermare una volontà di cambiamento e una progettualità diversa. Ebbene questi segni sono stati assenti nella recente edizione della mostra mercato di Pasqua.

Dopo affermazioni ripetute del “tutto nuovo” quello che abbiamo visto è stato una mera ripetizione ed anche una riesumazione di vecchi riti. Anzi, lo spazio aperto delle piazze è stato riempito senza attenzione alcuna. Mi riferisco a Piazza Plebiscito e a Piazza Matteotti, dove il tessuto pubblico è stato completamente trapuntato e chiuso. Possibile che, dopo tanti discorsi e promesse, non sia stata pensata una proposta diversa? Piazza Matteotti o del Gesù in particolare meritava un’attenzione in più. Da quel luogo ogni Venerdì Santo muove la Processione del Cristo Morto, una tradizione antichissima che fa parte dell’identità di tutti. Si può essere credenti o non credenti, ma quel momento non è solo atto di fede. È anche memoria della nostra storia e di ciò che siamo in quanto parte di una collettività. Quella processione è legata ad antiche narrazioni sulla statua del Cristo, a rapporti tra la Confraternita della Misericordia e le Clarisse, ad antichi strumenti sonori e simbologie.

I beni storico-culturali, lo ripetiamo spesso, non sono solo quelli materiali ma anche quelli intangibili, cioè sono i momenti collettivi depositati nelle memorie. Il problema è che di storia e di beni culturali, è il caso di dirlo, ci si riempie la bocca, ma in realtà sono inghiottiti dal consumismo dei nostri tempi, che è primario e veramente può trangugiare tutto senza rispetto.

 

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