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FOTOGRAFIA: La “Battitura” di Ilario Balestro

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Ho fatto delle foto. Ho fotografato invece di parlare. Ho fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare.

Daniel Pennac

 Non mi sono mai chiesto perché scattassi delle foto. In realtà la mia è una battaglia disperata contro l’idea che siamo tutti destinati a scomparire. Sono

Robert Doisneau

 Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento.

Henri Cartier-Bresson

Con queste fotografie, inizia la sua collaborazione con noi Ilario Balestro, cui abbiamo pensato di affidare il coordinamento della rubrica “ Fotografia”.
Abbiamo pensato fin dall’inizio ad una rubrica che accompagnasse la nostra storia, di giornale voce di questa terra. Che vuole essere voce a più voci. E anche  voce e storia. Voce e cronaca.
Quindi pensiamo ad una rubrica come racconto “antropologico ed etnografico”, se ci è consentito usare parole impegnative,  delle nostre cittadine, nei suoi vari aspetti economici, paesaggistici, culturali, religiosi, Nelle sue storie e nei suoi messaggi quotidiani e straordinari.
Fotografia che racconti anche gli eventi piccoli e grandi, di Città della Pieve e della zona di cui facciamo parte che va da Orvieto e i paesi che lo congiungono a noi, all’area del Lago, alla Valdichiana confinante per arrivare fino alla Valdorcia che ci congiunge all’Amiata, dove tra l’altro, arrivava la nostra Diocesi fino alla metà degli anni ’70 e che racchiude una identità ed un patrimonio inestimabile.

Ilario, che conosciamo dagli indimenticabili anni settanta,  ha cominciato a coltivare questa sua passione allora  ed a messo insieme  quindi un carnet notevole di scatti che hanno ormai un valore anche storico e archivistico. A lui chiederemo di farcele condividere ed apprezzare come si apprezza il buon vino nelle sue diverse annate, davanti al caminetto delle nostre pagine. Gli chiediamo anche di fare per noi tutti l’inviato nei fatti e nei momenti importanti che ci attendono e che vivremo sicuramente. Gli chiediamo infine di fare da maestro verso i più giovani che amano la fotografia e l’ ospite disponibile  verso qualche altro amante del genere che volesse essere nostro compagno di strada.

Gianni Fanfano

Ringraziando Gianni per questa proposta, sperando di essere all’altezza, posso solo dire che cercherò di fare del mio meglio offrendo alla vostra visione il materiale in archivio e quanto potrò realizzare pensando al  progetto del Giornale.

La fotografia è il mio hobby che coltivo con passione, pur nel limitato tempo libero a disposizione. Ho iniziato a fotografare nel 1978 e già nel 1982 organizzavo mostre per incontrare e confrontarci con fotoamatori di livello nazionale.

Nel periodo 1980-2000 ho fotografato con reflex in analogico realizzando in particolare DIA per proiezioni sincronizzate. Dal 2000 è iniziato il passaggio al digitale seguendo l’evoluzione tecnologica che si è conclusa nel nov. 2009 con la scelta del formato digitale FX che mi consente di ottenere in digitale un negativo delle stesse dimensione delle DIA (24×36). La  compagna inseparabile per le mie foto è divenuta una Nikon D700 con le varie ottiche FX ad elevate prestazioni e definizione. Con la mia “compagna di ventura” vado sempre alla ricerca dell’attimo irripetibile da catturare e consegnare alla storia, detesto le foto in posa, le scene costruite a tavolino, le luci artificiali. Le mie foto raccontano, testimoniano, denunciano in base al pensiero/progetto che mi convince in quel preciso momento.

Propongo un racconto fotografico in sei scatti realizzati in occasione della trebbiatura in un podere di Città della Pieve vicino al Castelluccio. Rimango a disposizione per eventuali richieste di coloro che si vogliono avvicinare a questo hobby.

Questo che pubblichiamo è un racconto “fotografico” di come avveniva la battitura del grano fino a circa 40 anni fa. Le foto sono state realizzate in occasione di una rievocazione autentica nel 2002 a Città della Pieve.

La “battitura” era il momento culminante dell’annata agraria ed i particolare della raccolta del grano.  Prima c’era la mietitura con i vari sistemi che si sono evoluti negli anni, passando dal taglio a mano a quello con le mietitrici che arrivano a “confezionare” il “balzo”. La raccolta ed il trasporto dei “balzi”, la “carratura”, sull’aia rappresentava un’altra fase di lavoro.  Poi sull’aia, dopo la “piazzatura”, veniva realizzata la “meta” o “mucchia” di forma conica imprecisa la quale a volte durante la costruzione presentava delle sorpresa ed anche il franamento prima della fase finale.

Dopo la conclusione della messa a dimora del grano si programmava la “battitura” che durava intere giornate a secondo della dimensione dell’azienda. Finita  la piazzatura delle macchine, come si vede nelle foto, iniziava il lavoro a catena, per cui si ponevano i “balzi” nella mangiatoia della macchina e da questa usciva il grano pronto nei sacchi, la paglia che andava nel “pagliaio” (altra opera da costruire man mano durante la fase della battitura) e la “pula” ultimo scarto che era utilizzato per dare da mangiare agli animali durante l’inverno.

Il lavoro era molto duro e faticoso e quindi veniva organizzato in maniera molto attenta e precisa un servizio di distribuzione bevande (poca acqua e molto vino) ed il pranzo con impiego di un numero consistente di “oche” che venivano allevate durante l’anno per essere “programmaticamente” sacrificate per la battitura! Io ne ho viste sacrificare fino a 22 di oche, tutte cucinate al forno, per una grande aia con tanti addetti!

Poi c’era l’aspetto della divisione del raccolto, davanti alla “bascola”, dove stazionavano capoccia e fattore,  per cui nelle aziende con Proprietario e Mezzadro tutto il raccolto veniva diviso a metà. Inoltre bisognava dare qualcosa al custode del cimitero e qualcosa al parroco! Altri tempi!!!

Potrei continuare ma non posso!

Ilario Balestro

 

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