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Forti dubbi sull’Ikea a Collestrada

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Finalmente qualche ragionamento serio sul previsto nuovo insediamento della Ikea in Umbria. Mentre si parla di presunti accordi fra Coop e società svedese per un insediamento accanto all’Ipercoop di Collestrada, qualcuno , giustamente comincia a valutare sia l’impatto sulle strutture commerciali più piccole, sia quello sull’asseto viario ed urbanistico di una zona che costituisce già adesso così come è un tappo alla viabilità regionale.

Senza pensare, re questo lo dovrebbe valutare l’investitore, che eventualmente collocata dalle nostre parti, come Magione, avrebbe come bacino di clientela tutta la Valdichiana e la Toscana senese.(N.d.R)

Dal Messaggero Umbria di Giuseppe Caforio ( titolo del Corriere Pievese)

Nessuna strada porta all`Ikea

Della serie: facciamoci del male. L’ennesimo capitolo dell’infinita vicenda Ikea-Perugia sta creando molti rumori e, chissà, forse sta allontanando sempre più l’impresa svedese da Perugia. La vicenda crea interesse non tanto per l’importanza più o meno discutibile che può avere nella nostra Regione l’apertura del famoso marchio di mobili creativi a basso costo, quanto piuttosto e purtroppo perché emblematica di un modus operandi che ha come unico risultato quello di fare allontanare ogni potenziale investitore.

Per chi si è perso qualche puntata: oramai quattro o cinque anni fa Ikea decide, nell’ ambito di un suo potenziamento sul territorio italiano, di aprire una sede anche in Umbria. Dopo infinite discussioni Libera lex Nessuna strada porta airikea in cui la più becera politica ha voluto a tutti i costi mettere bocca, sembrava che la collocazione di San Martino in Campo, a sud di Perugia, sull’asse Orte-Cesena, fosse quella prescelta. Così, gli immancabili speculatori corsero a quel tempo a sottoscrivere preliminari di acquisto e l’intero comparto di quella zona ebbe un sussulto di prezzi. Da lì in poi, in un balletto anche di modesto profilo, appesantito da interessi di botteghe varie e dall’immancabile politica, pronta a metter bocca e a chiedere favori, si sono alternate ipotesi di siti alternativi. Si è cominciato con un’area intorno a Corciano, poi è arrivata Magione; sembrava che il Comune di Perugia, proprietario di alcuni terreni nella zona di Lidarno spingesse in tal senso, ed infine è emersa un’ipotesi che nelle segrete stanze circolava da un annetto: collocare l’Ikea a Collestrada, a fianco ali’ Ipercoop, nel terreno ex Enel.

Premesso che in un Paese normale un’impresa dovrebbe liberamente scegliersi dove collocarsi sulla base della propria convenienza economica e che le Istituzioni pubbliche dovrebbero limitarsi a valutare l’impatto socio-urbanistico di tale scelta, l’epica storia dell’Ikea è veramente un bruttissimo biglietto di presentazione per l’Umbria. La prova è che, mentre a Perugia si discuteva e si giocava il Risiko della collocazione, in altre realtà, evidentemente con una capacità decisionale maggiore e libere da lacci e lacciuoli, Ikea apriva senza tante storie. Ci si riferisce ad Ancona, Bari, Chieti, Firenze, Parma, Pisa, Rimini, Salerno… insomma buona parte d’Italia. Si badi bene, con questo non si vuole dire che l’apertura di Ikea sia una manna dal cielo, anzi, prima del benestare e prima ancora di discutere di ubicazione, sarebbe bene valutare l’effetto che questa importante realtà può avere sull’imprenditoria locale di settore, cercando di capire costi e benefici.

I rumors dei palazzi che si affacciano su Corso Vannucci favoleggiano di un accordo Ikea-Coop che vede la società della grande distribuzione alimentare pronta a sostenere costi importanti pur di avere a fianco gli Svedesi che creerebbero un indubbio vantaggio attrattivo con un effetto sinergico. Nulla quaestio su tutto ciò che ancora rientra nelle libere scelte delle imprese, purché fatte in modo legittimo e trasparente. L’aspetto più preoccupante è quello invece urbanistico e socio-demografico. Già quando fu ubicata l’Ipercoop a Collestrada, dove, invece, con più lungimiranza si sarebbe dovuta allocare la cittadella giudiziaria, vi furono infinite discussioni sull’impatto che tale scelta avrebbe avuto su Ponte San Giovanni e soprattutto sulla viabilità della E45 che trova proprio in quel punto una grave sofferenza. La situazione è stata ulteriormente complicata da quello che senza mezzi termini è da ritenere un errore progettuale costituito dal famigerato “curvone” di Collestrada sulla E45, che comporta non meno di tré incidenti alla settimana. Così è, e la mancata lungimiranza delle Istituzioni ci ha portato a questo stato di cose con incidenti e file kilometriche nel tratto che va da Collestrada a Ponte San Giovanni, fino alle rampe per il raccordo verso Perugia. Ora, se questa Ikea si deve proprio collocare nel territorio perugino e se fra tutte le opzioni quella ritenuta più conveniente dagli Svedesi dovesse risultare proprio quella di Collestrada, è necessario che le autorizzazioni e le scelte urbanistiche prevedano delle prescrizioni o comunque degli impegni, resi possibili dall’attuale disciplina urbanistica, che impongano al nuovo insediamento di intervenire accollandosi i costi di una modifica sostanziale della viabilità che possa decongestionare quell’area. Insomma, visto che il famoso nodo di Perugia tarda ad attuarsi, se Ikea si vuole collocarsi in quell’area, si faccia carico lei o i soggetti interessati a cominciare dalla stessa Coop, di prevedere una variante alla E45 che riduca incidenti e file. Diversamente ci ritroveremmo ancora una volta di fronte a scelte miopi di cui probabilmente ci dovremo pentire. Se ciò dovesse risultare eccessivamente oneroso e, quindi, economicamente non conveniente, il Comune di Perugia potrebbe sempre spingere la collocazione degli Svedesi nei pressi di Lidamo, con il duplice beneficio di utilizzare terreni di proprietà dell’amministrazioni evitando così speculazioni e, soprattutto, decongestionando tutta l’area sud ovest del Perugino a favore dell’area nord-est sull’asse che va dall’inauguranda superstrada per Ancona verso Cesena, ottenendo così un riequilibrio territoriale in relazione agli insediamenti commerciali. Qualunque sarà la scelta, per la parte che riguarda le Istituzioni pubbliche coinvolte è tanto banale quanto essenziale che si perseguano l’interesse generale avendo però la lungimiranza di ragionare guardando non all’immediato ma al medio e lungo periodo.

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