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Fiction Luisa Spagnoli, i punti di vista di Mossutto e Massarelli

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Dal Corriere dell’Umbria di Anna Mossuto

Luisa Spagnoli: una vita di sfide = Luisa Spagnoli: una vita di sfide

Della serie, non è mai troppo tardi. Viene da accogliere cosi, con queste parole, la fiction in due puntate che oggi e domani in onda in prima serata su Rai Uno farà conoscere al Paese la straordinaria vita di Luisa Spagnoli. Una donna che nei primi anni del Novecento ha saputo creare con coraggio e determinazione una storia imprenditoriale oggettivamente unica. Grazie a una passione e un’intuizione fuori dal comune, è riuscita a inventarsi un’azienda dal nulla, la Perugina, e poi a bissare con la fabbrica di Santa Lucia. In un mondo governato dai maschi ha dimostrato, allora, che le capacità non dipendono dal sesso ma dalla testa, che il successo di un’azienda non è segnato dalla fortuna ma dal sacrificio e dalla creatività.

Luisa Spagnoli è l’imprenditrice con la i maiuscola che per troppi anni la città non solo non l’ha omaggiata come si dovrebbe a un capitano di industria ma l’ha ignorata relegandola al tempo che fu. Da oggi non sarà più cosi grazie al piccolo schermo che trasmetterà in tutte le case la vita di questa donna che ha scritto una delle pagine più esaltanti della storia di questa terra. II suo esempio dovrebbe essere di insegnamento a chi si cimenta, al giorno d’oggi, con l’imprenditoria fatta di tanta rete e poco contatto umano, a chi in altri campi, inclusa la politica, pensa che ci sia bisogno delle quote rosa per ottenere opportunità e incarichi. Luisa Spagnoli il suo spazio se l’è guadagnato con il lavoro e il carattere, non aspettando che qualcuno glielo concedesse; i meriti li ha ottenuti perché ha dimostrato di valere in termini di competenza e con le idee; il rispetto non le è mai mancato perché, memore delle sue origini umili, ha trattato i suoi dipendenti non come numeri ma come persone. È stata una donna che ha sfidato la sua epoca, la cultura e i pregiudizi di allora, vivendo un sentimento con discrezione e profondità e lanciandosi in un’operazione storica, quella di fare impresa.

E c’è riuscita alla grande , la sua eredità parla per lei, dai Baci Perugina alla città dell’angora che è poi l’azienda di moda che porta il suo nome, oggi brand di successo in tutto il mondo. Perugia dovrebbe essere grata, ogni giorno che passa, a questa donna che ha precorso il suo tempo, che ha lavorato quando le donne stavano a casa, che ha introdotto nella gestione di un’azienda prove concrete di umanità (dall’asilo nido per i figli delle lavoratrici alla piscina per l’ora di ristoro), che ha inventato prodotti di qualità che da soli valgono piani e piani di marketing. Luisa Spagnoli è riuscita laddove non tutti, purtroppo, riescono, e cioè a trasformare i sogni in realtà, e soprattutto a vincere tutte le sfide che le sono comparse sul cammino, quella con se stessa, con il lavoro, con il mercato e con l’amore.

E’ un modello di donna imprenditrice a cui andrebbe fatto un monumento perché nella sua breve esistenza è stata pioniera, antesignana, di una concezione rivoluzionaria secondo cui le donne non sono inferiori agli uomini, le donne possono lavorare ed essere anche migliori degli uomini. Una “battaglia” quella di Luisa Spagnoli indirizzata alla conquista dell’indipendenza femminile e spesa con una forza di volontà incredibile anche a costo di rinunce pesanti dal punto di vista familiare; di diritto le spetterebbe un posto d’onore nella categoria del movimento femminista per una coeren2a di comportamenti e per aver creduto fino in fondo nell’innovazione. Eh si, perché Luisa Spagnoli non è stata una donna imprenditrice messa li per caso, a gestire un’azienda, è stata una che non si è mai stancata di sperimentare, di provare nuovi prodotti, di percorrere altre strade. Una donna moderna, tosta, lungimirante che rappresenta un esempio di impresa e di vita, di ottimismo e di speranza. Un modello da far conoscere a tutti i costi, da veicolare nelle scuole, da tramandare alle nuove generazioni,  a custodire nella memoria di Perugia. L’insegnamento di una “figlia” come Luisa Spagnoli è ancora attuale, anzi è più attuale che mai, più attuale di un secolo fa.

Dal Corriere dell’Umbria di Renzo Massarelli

Perugia – Di fiction in fiction

Quando cominciò a guardarsi at- torno, all’alba di un nuovo secolo, Perugia, diranno poi gli storici, ” era una città senza vocazione economica”. Cioè rendita, piccoli artigiani, professionisti tradizionali, impiegati pubblici, l’università e poi la campagna che aveva plasmato la città e i suoi borghi. Qualcosa in realtà c’era, anche se non tutto durerà a lungo. La filanda Faina, il lanificio Bonucci, lo stabilimento bacologico e il cotonificio Pucci Cesarei. Così, Luisa Spagnoli, quando apri con Francesco Buitoni in fondo a via Alessi una piccola azienda aveva quindici dipendenti e trenta anni. Aveva già comprato, con il marito Annibale Spagnoli, una drogheria. Facile pensare ai confetti e alle cose dolci. Da allora, i due cognomi. Spagnoli e Buitoni, avranno una vita parallela. Almeno finché Luisa vivrà e cioè sino al 1935, ma anche dopo. Una fabbrica di cioccolato per Buitoni ed una di abbigliamento per Spagnoli, dopo la Grande Guerra, e poi negozi sparsi per l’Italia, gli uni e gli altri, cura intransigente della qualità, comunicazione sempre fantasiosa ed efficace. E poi l’originalità dell’offerta. Quei cazzotti che diventano baci e quei vestiti tessuti con una cosa che non s’era mai vista. La lana d’angora. Questi percorsi paralleli attraverseranno le temperie della guerra e correranno sui binari, anch’essi, del boom e ancora dopo il miracolo economico. In fondo sono ancora lì, le due aziende, ma non si parlano più da tempo. La Spa gnoli è sempre Spagnoli mentre la Perugina è nelle mani di una multinazionale svizzera. Si potrebbe pensare che le multinazionali siano più capaci di muoversi dentro i sentieri della modernità, di annusarli meglio. In realtà è stata proprio la famiglia Spagnoli a riposizionarsi nel mercato globale mentre la Perugina è finita in uno dei tanti tunnel che lasciano alle loro spalle le grandi aziende che si muovono sui mercati del mondo. La fabbrica, che ha preso il nome della città, come a Terni le acciaierie, si trascina dietro un nome troppo ingombrante per 867 dipendenti e trecento stagionali, zero investimenti e contratti di solidarietà per tutti, insomma meno lavoro. A febbraio l’azienda si incontrerà con i sindacati per discutere del futuro ma, cosa assai singolare, saranno i rappresentanti dei lavoratori a presentare il loro Piano di investimenti. La Nestlé ci penserà ancora un po’ sino al 2 marzo, poi, forse, dirà la sua . In ballo c’è il futuro delle caramelle e dei biscotti, i prodotti che servono a completare il ciclo annuale in un’azienda legata alla stagionalità del consumo del cioccolato. Ceduti ad altri gelati e surgelati, ridimensionate le confezioni da regalo che impegnano troppa manodopera. L’azienda non pensa più alle ricette esclusive, vivacchia, mentre in città sta crescendo un piccolo di stretto del cioccolato grazie all’iniziativa di diverse aziende artigianali. In realtà, Perugia sembra tornare, agli occhi del grande pubblico , la città del cioccolato una volta l’anno, in mezzo a quella fiera grande e caotica che è Eurochocolate. Per il resto, la crisi della sua fabbrica non muove più di tanto l’animo dei perugini e l’attenzione delle istituzioni. Il film che vedremo nei prossimi giorni in televisione e che ci racconta la vicenda di una grande imprenditrice come Luisa Spagnoli, la sua vita e, inevitabilmente, i suoi amori, ci parla degli anni felici, i primi, di una storia molto lunga. Siamo spesso m televisione m questi ultimi tempi. A Spoleto con don Matteo che corre con la sua bicicletta sempre sulle stesse strade e sempre in discesa, ed ora a Perugia con la favola bella di Luisa e i luoghi del passato appena ritoccati per la televisione, ma non più di tanto perché la scalette di Sant’ Ercolano, la piazza Grande, il Morlacchi e la via Vecchia, sono ancora li, uguali a se stessi. Luisa e la sua modernità ci vole- va proprio, mentre i nostri amministratori a Palazzo dei Priori non fanno che sognare vecchi cortei,

rievocazioni di tempi lontani, costumi e bandiere al vento. Autocelebrazioni di una nuova classe dirigente al potere? Anche alla luminaria di San Costanze sono apparsi figuranti e coreografie che ci parlano non certo del Patrono ma dei tempi che verranno quando in campo scenderà nientemeno che Braccio Fortebracci da Montone a celebrare i fasti delle signorie e gli intrighi dei nobili perugini. Forse stiamo facendo un po’ di confusione e chissà se San Costanzo avrà avuto voglia quest’anno di far l’occhiolino a qualche speranzosa fanciulla dagli occhi grandi come quelli di Luisa Spagnoli che sapeva guardare lontano e senza nostalgia. Lei, figlia di un pescivendolo e di una casalinga.

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