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Chiusi. La fusione a Possiamo e Civitas Chiusi non piace.

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In Toscana, anche in quella a noi vicina,  il confronto politico sulla riforma della democrazia e sulla qualificazione della spesa pubblica è più avanti  che in Umbria e la proposta esternata dall’ex sindaco di Chiusi Scaramelli di recente, circa la possibile fusione fra Chiusi e Chianciano, ha suscitato un nutrito dibattito. Con gli altri comuni ed il sindaco termale in particolare  e nella città di Chiusi. Vi riportiamo due posizioni delle minoranze cittadine. Entrambe contrarie. Quella di “Possiamo Sinistra per Chiusi” e quella di Civitas Chiusi, che fa riferimento all’ex consigliera e candidata sindaco Rita Fiorini Vagnetti. (N.d.R)

Possiamo Sinistra per Chiusi “Sulla fusione fra Chiusi e Chianciano : una riposta a Scaramelli

Abbiamo appreso dalla stampa che l’ex sindaco e oggi consigliere regionale Scaramelli, ha rilanciato l’idea della fusione tra i Comuni di Chiusi e Chianciano Terme. Lo aveva già fatto due anni fa, ricevendo una sonora bocciatura dal Sindaco chiancianese, allora come oggi.

Ci chiediamo quale sia la necessità di questa fusione e cosa comporterebbe tale scelta nell’assetto democratico e partecipativo nei confronti dei cittadini. Come gruppo Possiamo Sinistra per Chiusi, riteniamo impensabile risolvere la situazione di difficoltà finanziaria dei Comuni con le fusioni, ma che anzi queste possano compromettere l’autonomia comunale, la rappresentatività popolare e la partecipazione, capaci di trasmettere ai cittadini il senso di una scelta molto importante per il nostro territorio. Limare la rappresentatività popolare è un grave errore, soprattutto in un periodo di crisi dei valori, in cui è forte il distacco dei cittadini dalla politica, grandi la rassegnazione e la sfiducia. Non si può ritenere la democrazia una spesa, né, tantomeno, la vicinanza di un istituzione come il comune ai cittadini siano; non è, pertanto, opportuno parlare di risparmio economico in questo senso. Come al solito, ci troviamo di fronte all’ennesimo intervento propagandistico e demagogico che preme sul “risparmio” e sullo “snellimento burocratico”, cavalli di battaglia di Renzi. Dobbiamo fare attenzione però: infatti, spesso la grande struttura significa aumento della burocratizzazione, degli sprechi e calo dell’ efficienza, rischiando di allontanare i cittadini dalle scelte, territoriali.

Inoltre è giusto ribadire che nel resto dei grandi paesi europei il numero dei comuni è di gran lunga superiore al numero dei comuni italiani, anche nei paesi in cui sono state fatte in passato fusioni. Questo perché i Comuni rappresentano le istituzioni democratiche di maggior prossimità, più vicine alle persone. Spesso nei piccoli comuni i Municipi sono un fondamentale punto di riferimento per gli abitanti. Sui comuni dovremmo investire di più, anziché smantellare il sistema delle autonomie locali.

Nell’avanzare simili e improvvisate proposte intravediamo l’ evidente incapacità del PD e dei suoi dirigenti, che governano quasi tutti i comuni della Valdichiana, di affrontare i problemi reali del territorio; un territorio in cui non si non sa più come gestire le strade, ammodernare le infrastrutture, sostenere un sistema economico in assoluto declino, ridare efficienza a fondamentali servizi socio–sanitari che trovano funzionalità solo ricorrendo al privato. Abbiamo l’impressione che questo partito non abbia più una visione unitaria dell’area, ma si muova casualmente, secondo un proprio tornaconto che risponde più a logiche di vertice di partito che non agli effettivi bisogni delle nostre città.

Con la progressiva irrilevanza delle province è urgente ragionare su un processo politico-istituzioanle condiviso e unitario della Valdichiana e non promuovere improvvise e improvvisate fusioni, calate dall’alto per altri fini. Sarebbe necessario rafforzare strutture di coordinamento intercomunale per organizzare i servizi pubblici in maniera omogenea ed efficiente e per riprogrammare una progettazione in settori essenziali come la viabilità, in particolare l’ammodernamento della sp 326 per il collegamento con Nottola.

Possiamo Sinistra per Chiusi intende contribuire ad aprire un vero dibattito sul futuro della Valdichiana a fronte de cambiamenti normativi e istituzionali che condizioneranno l’assetto e le prospettive dell’intero territorio.

Civitas Chiusi  “Unione e non fusione”

Unire negli obiettivi, nella programmazione di proposte atte al rilancio del territorio, rimanendo pero’ fedele alle proprie specificita’ culturali, ambientali, patrimonio del DNA di ogni comune

“Il che si puo’ ottenere con una buona ed poculata amministrazione, senza necessariamente rinunciare alla propria identita’, alla propria storia, alla propria “resistenza”

Ormai siamo fuori dalla campagna elettorale, o forse no
Pero’ non si comprende bene perché il PD di Chiusi, attraverso la voce dei suoi autorevoli rappresentanti ,tenta il rilancio di proposte che non possono essere considerate attuabili

Forse la logica di tale mossa poggia sul fatto di voler e dover distogliere l’attenzione dalla “gestione approssimativa e superficiale” con la quale si sta costruendo il futuro di Chiusi, purtroppo paese sempre meno brillante per quanto riguarda le scelte:

rilancio del turismo,
lo sviluppo economico in generale:
mancanza del lavoro a tempo indeterminato
chiusura di attivita’ storiche a fronte di sporadiche inizi di attivita’, presto soffocate da una crisi galoppante

Le iniziative ufficiali di feste, proclami, inaugurazioni varie non sembrano avere ricadute positive sul territorio se non in modo fatuo come sono i bagliori estivi, durante forti temporali,

Non sembrano essere in grado di ricadute positive sul territorio tali da rinnovare ed ossigenare il nuovo tessuto sociale

Trascurando di menzionare l’ordinamento statale, il diritto amministrativo, il testo unico degli enti locali, cioe’ le procedure con le quali si possono attivare gli atti per dare vita alla fusione tra comuni , mi piace ricordare che i rischi del “comune unico” sono sicuramente piu’ pesanti dei vantaggi che vengono menzionati per una tale scelta

In forma semplicistica e non certo esaustiva, come spunto di riflessione e valutazione si possono citare:

perdita dell’identita’ territoriale
citicita’ per quanto riguarda la disomogeneita’ tra gli enti in oggetto
riserva per la novita’

Non per non rispettare la “par condicio” ma solo perché dagli stessi rischi proposti si possono estrapolare i vantaggi , cavallo di battaglia dei fautori della fusione, che ovviamente non sono facilmente condivisibili, non procedo all’elencazione degli stessi

Mi piace ricordare per non perdere la memoria degli avvenimenti ai quali ho dato il mio pur confutabile contributo in consiglio comunale quando ho espresso il mio parere , al momento della votazione sull’argomento, ai tempi non troppo lontani della gestione targata scaramelli

Si pensi pertanto a progettare, a programmare, a creare i primi passi per una rete di iniziative globalmente valide e positive e poi a prospettare fusioni che non possono poggiare sulla sabbia, o su un terreno facilmente friabile come puo’ essere il sentimento umano di innato orgoglio di appartenenza.

Rita Fiorini Vagnetti

 

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