Coop Centro Italia. I problemi visti dal Sole 24 Ore Due articoli di Emanuele Scarci sul giornale della Confindustria

Di fronte ai problemi segnalati dalla cessione dei negozi operanti in Toscana da parte di Coop Centro Italia all’altra grande coop di consumo Unicoop Firenze abbiamo cercato di ricostruire la situazione riprendendo un punto di vista, quello contenuto negli articoli  comparsi sul Sole 24 Ore nei mesi scorsi a firma di Emanuele Scarci.(N.d.R)

Il 19 agosto dello scorso anno sul giornale della Confindustria  scriveva

“Per Coop Centro Italia una maxi svalutazione (non è una novità) di circa 75 milioni dei titoli Mps in portafoglio. Dal 2012 i titoli Mps sono stati un calvario: la svalutazione totale è stata di almeno 215 milioni. Coop Centro Italia ha chiuso l’esercizio 2016 con ricavi in calo da 578 milioni a 568 milioni e una perdita netta di 55 milioni (+44 milioni l’anno precedente). Non va bene nemmeno il prestito sociale, il cui ammontare scivola nel 2016 da 552 milioni a 504 con 67.711 risparmiatori.
Nel complesso la galassia nazionale Coop gestisce risparmi da soci per 11 miliardi, nell’ambito delle norme stabilite dalla legge. Bankitalia ha solo poteri regolatori e non di vigilanza.
Tra distribuzione e finanza
La Cooperativa sfiora il tetto fissato dalla Banca di Italia con un rapporto tra il prestito sociale raccolto (appunto 504 milioni) e i mezzi propri consolidati (173,7 milioni) pari a 2,90. Il limite è 3.  Se superato sarebbe scattato l’obbligo della fidejussione.
Certo la situazione di Coop Centro Italia non è paragonabile a quella critica di Unicoop Tirreno che nel 2015 aveva un rapporto di 1 a 6.  E tanto meno a Coop Carnica fallita.   Si è pienamente nell’area della “normalità”. Tuttavia il rendimento del portafoglio nel 2016 è stato di appena l’1,37%: quello di un normale fondo monetario, ma con tanti rischi.

La cooperativa umbra opera con 62 punti vendita e realizza la metà delle vendite in Umbria, il 37% in Toscana e il resto tra Abruzzo e Lazio. L’anno scorso tutte le regioni hanno registrato cali nelle vendite. E per quest’anno è anche peggio: il budget di Coop Centro Italia indica un calo delle vendite a due cifre, addirittura dell’11,5%. Perchè? Nessuno lo dice, ma ora il gioco si fa duro e il Piano industriale impone di tagliare i rami secchi della rete commerciale.

Addio a Mps?
Che farà ora la cooperativa presieduta da Giorgio Raggi? Cederà il pacchetto di Mps? No. Nonostante perdite di centinaia di milioni la società commerciale ritiene strategici gli investimenti in Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare Spoleto e Unipol in quanto sono banche presenti nel territorio di riferimento e in Unipol perchè controllata direttamente dal movimento cooperativo.

Il 7 gennaio sempre Emanuele Scarci scriveva sullo stesso giornale.

“A Unicoop Firenze 29 negozi di Coop Centro Italia per 85 milioni (in nuda proprietà) Soccorso cooperativo. Raggiunto l’accordo per il passaggio a Unicoop Firenze di 29 punti vendita di Coop Centro Italia operanti nelle province di Siena e Arezzo che si attuerà nei prossimi 3-4 anni. Nel frattempo Coop Centro Italia continuerà a gestire i 29 negozi che rappresentano quasi metà della sua rete commerciale (62 in tutto) e il 37% delle vendite.

L’operazione ha un valore di 85 milioni di euro e si limita, curiosamente, alla sola nuda proprietà.  E comunque sarà necessario il preventivo parere dell’Antitrust.

Secondo i contraenti, “il passaggio a Unicoop Firenze dei 29 punti di vendita si inserisce in un percorso che vede impegnate le due cooperative a sviluppare nuove forme di collaborazione che consentano di ottimizzare i risultati operativi e le future strategie di crescita”.
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Ciambella di salvataggio
In realtà più che un’operazione per sviluppare sinergie sembra un salvataggio (in attesa di tempi migliori): nel 2016 Coop Centro Italia ha chiuso l’esercizio 2016 con ricavi in calo da 578 milioni a 568 milioni e una perdita netta di 55 milioni. Generata soprattutto dalla maxi svalutazione per circa 75 milioni dei titoli Mps in portafoglio. Dal 2012 i titoli Mps sono stati svalutati per almeno 215 milioni.

A Centro Italia non va bene nemmeno il prestito sociale, il cui ammontare è scivolato nel 2016 da 552 milioni a 504 con 67.711 risparmiatori. La cooperativa umbra opera con 62 punti vendita e realizza la metà delle vendite in Umbria, il 37% in Toscana e il resto tra Abruzzo e Lazio.

In campo è quindi scesa la potente Unicoop Firenze che vanta un fatturato di 2,4 miliardi (+1,8%) 1,55 miliardi di patrimonio netto, 104 punti vendita in 7 province per 8.133 dipendenti e oltre un milione di soci.

 

 

 

 

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