Fanfano (CiviciX) ” L’ospedale, la politica, la Pieve, il nonno…”

In Umbria, l’associazione politica CiviciX l’Umbria  è stata considerata un protagonista importante delle recenti elezioni comunali a Spoleto, Assisi e Città di Castello. Volendo conoscere meglio questa realtà nuova che si sta affermando ne parliamo con Gianni Fanfano che è stato tra i fondatori, circa un anno fa.

 Le “trasformazioni” politiche degli ultimi anni hanno creato uno scollamento totale tra gli elettori e la politica, con un calo drastico delle percentuali dei votanti. L’ultima tornata elettorale ha segnato il più basso livello di partecipazione alla vita democratica del Paese degli ultimi anni.
Tu che sei un dirigente politico di lungo corso e fondatore ed  esponente regionale di CiviciX , cosa ne pensi?

Penso che il movimento civico, quello vero, è una risposta  e nello stesso tempo un effetto di questa  crisi della democrazia italiana. Metà degli italiani non vota più da tempo. Metà nazione, oggi, non riconosce un  ruolo positivo ai partiti ed alla politica, anzi. Non si tratta, come qualcuno dice, di un fenomeno di evoluzione, di modernizzazione.  E’ una rinuncia di massa.  E’ una presa di distanza da qualcosa che si considera sporco. Sono tante bandiere bianche, di cittadini delusi ed incazzati,  sventolate ed ignorate, da tempo.  Ma la rassegnazione o il disimpegno non debbono vincere. Non producono niente, anzi rafforzano lo status quo. Non conosco altro mezzo per cambiare le cose della politica. Della politica buona, fatta da gente competente ed onesta. Possibilmente non fatta per mestiere, ma come una stagione della propria vita professionale. Perché  la politica può essere un’altra cosa da quella che si vede e che si è vista in questi anni. Può essere il modo per ricercare insieme soluzioni, risolvere problemi,  dare prospettive, dare futuro. Togliere preoccupazioni. Ed è l’unico modo perché un semplice cittadino possa far sentire la propria voce in un mondo che è diventato un grande villaggio unico dove le scelte più importanti, che poi si riverberano anche negli angoli più remoti, sono ormai fatte da grandi agglomerati economico finanziari, con cui gli stessi stati nazionali fanno fatica a rapportarsi, figuriamoci a controllare. Tra chi non va più a votare c’è anche chi si è accorto di questo e ne ha tratto le conseguenze.

Ma, devo dirti anche che  non mi riconosco nella definizione di dirigente politico di lungo corso, non per disprezzo, anzi mi sarebbe piaciuto avere avuto potere ed averlo potuto usare per le cose che dicevamo. Ma lo sono stato per pochissimo tempo. Sono semmai un cittadino che si interessa di politica da sempre, questo si. Semmai sono un cittadino  lungo corso. E sono anche un veterano, come promotore di liste civiche. La prima risale ormai al lontano 1998.Una bella esperienza lunga dieci anni, con Pieveduemila prima e con Pieve Nostra poi.

Esiste una “terza via” alla crisi identitaria dei partiti e la spinta verso un forzato bipolarismo?

Esiste e va costruita. Un recente sondaggio Swg dice che 4 elettori su dieci vorrebbero una nuova formazione politica non riconducibile alle attuali destra e sinistra, che sono i residui della politica del secolo scorso. In più oggi abbiamo una politica fatta da  curve di  tifosi ultrà dei due schieramenti che si battono, che si confrontano nelle televisioni berciate  e demenziali. E quelli che dovrebbero essere i dirigenti si allineano a questo andazzo. La terza via può essere tutto ciò che non è estremizzazione, radicalismo, miope spirito di bandiera, identità chiusa e non dialogante, grattamento della pancia e dell’irrazionalità del cittadino deluso e avvilito. Terza via è l’eredità di tutta la parte positiva della cultura politica europea, riformismo socialista, liberalismo democratico, solidarismo cattolico, ambientalismo pragmatico. Ma anche tanta innovazione di contenuti e di metodi. In economia ed in democrazia.

Come movimento civico ci stiamo dando  una organizzazione nazionale e regionale. In questo terzo polo della politica italiana noi porteremo forse la dote più importante. Il territorio, le periferie, i piccoli centri, le aree non metropolitane ed i loro interessi calpestati dalla politica e dall’economia dagli anni ottanta del secolo scorso ad oggi. Porteremo l’Italia Centrale. Porteremo il metodo rivoluzionario di allearci e dividerci sul futuro dei nostri paesi e delle nostre terre.  Non su altro.

Del resto guarda il voto di oggi visto per classi sociali. Lavoratori  e periferie , votano per la cosiddetta destra, ceto medio e zone ZTL votano per la cosiddetta sinistra. In Umbria più di centomila elettori si sono spostati da una parte all’altra in pochi anni. E allora? Nessuna lezione e da tutto questo?

CiviciX nasce come una formazione puramente civica, anche se negli ultimi mesi il responsabile regionale, Andrea Fora, ha fatto capire attraverso dibattiti e uscite pubbliche di voler recintare l’azione politica nell’area di centro-sinistra ed in opposizione all’attuale maggioranza regionale. Sei d’accordo con questa visione? Al livello territoriale c’è libertà di scelta per possibili alleanze differenti dal leit motiv regionale?

CiviciX nasce da un percorso di unificazione fra la lista civica “Patto Civico” guidata da Andrea Fora e che partecipò alle ultime elezioni regionali, in un primo momento come candidato presidente del centro sinistra e da una parte di Umbria dei Territori, di cui ero tra i promotori, che non ha partecipato alle elezioni regionali. Come CiviciX stiamo  preparando,  il nostro primo congresso per i primi mesi del 2022 ed in quella sede definiremo assetti organizzativi, contenuti e strategie per le prossime elezioni regionali. Per quanto riguarda le singole realtà è fuori di dubbio che ogni singola realtà farà le proprie scelte in autonomia.  Come del resto è già avvenuto nelle recenti elezioni comunali, che hanno visto CiviciX dentro alleanze diverse. In questo percorso costituiremo anche CiviciX Città della Pieve. A Città della Pieve, questa autonomia, credo che sarà alla base di ogni ragionamento. Non dimenticare che io nelle ultime elezioni comunali ho sostenuto la candidatura e la lista “LiberaMente” di Fausto Risini. Come in precedenza Fausto Scricciolo nelle primarie del centro sinistra che hanno costituito la prima picconata contro quella vecchia maggioranza che aveva  esaurito da molto tempo la sua funzione positiva. Ma su Città della Pieve vorrei ritornarci, parlando dei contenuti piuttosto che degli schieramenti.

Perché, dopo questa lunga frequentazione della politica con i partiti, hai scelto di sposare il civismo e l’idea della “terza via”?

Il movimento civico risponde ad una esigenza basilare della politica. Si parte da casa propria, dal paese, dalla vita di ogni giorno, da dove vivi e dove vorresti che vivessero i tuoi cari. Una delle caratteristiche dell’economia attuale non è solo creare sacche di emarginazione sociale, ma anche ampie sacche di emarginazione territoriale. Credo che in questo momento quest’ultima debba avere addirittura la precedenza. Anche perché rende il confronto politico più chiaro. Destra o sinistra? Va bene ma cosa proponete e cosa fate per Città della Pieve? Cosa proponete per questa Italia Centrale schiacciata e dimenticata tra la ricchezza del Nord e il clientelismo e l’assistenzialismo del Sud? Tutto il resto sono chiacchiere. Tutto il resto, come diceva la canzone è noia. E così per le mille e mille Città della Pieve d’Italia e del mondo.

Due anni e mezzo fa la maggioranza dei Comuni del Trasimeno hanno cambiato i loro Sindaci. Che giudizio dai dell’azione amministrativa, pur con tutti i limiti derivanti dalla crisi pandemica?

Sono cambiati quattro sindaci e due maggioranze. Ma  il cambiamento più significativo è avvenuto a Città della Pieve, dove si è interrotto il governo della sinistra che amministrava ininterrottamente dalla fine della seconda guerra mondiale. Con Umbertide e Marsciano veniva considerata inespugnabile. Appena insediate le nuove amministrazioni sono state travolte dalla pandemia e poco altro hanno potuto fare fino a che il virus ha perso parte della forza.  In questa situazione  straordinaria tutti i sindaci nostri, ma anche quelli nel resto del paese hanno fatto un buon lavoro in circostanze molto difficili. Poi quando si è cominciato a parlare del dopo virus, c’è stato un tentativo di rilanciare la dimensione d’area. Con alcune proposte presentate a Panicale insieme al Comune di Perugia ed all’Università. Con tutta franchezza quelle che riguardavano i nostri comuni, Lago a parte, erano poca cosa. Dopo di che da un punto di vista politico programmatico e strategico non ho avvertito più nulla. Fino alla proposta di Piano Sanitario Regionale, di cui vorrei parlare a parte. A Città della Pieve, il sindaco Risini si è segnalato, a mio avviso, per due novità positive. Ha  cambiato l’approccio con il cittadino rendendosi disponibile e presente in ogni circostanza ed anche avviando, all’inizio giocoforza, una comunicazione continua con la cittadinanza. Ha avviato una serie di progetti di sistemazione di aree e di opere pubbliche che significano attenzione per le competenze e le funzioni di un comune, ma anche attenzione alla vita quotidiana del proprio paese. Sulle grandi questioni, che un Comune può solo sollecitare,  progettare e conquistare, insieme ai livelli superiori, vedi sanità, collegamenti, parcheggi, interventi integrati con gli altri comuni sui servizi in comune, c’è da attendere l’esito che non potrà che essere ravvicinato, perlomeno in termini di scelte, se non di realizzazioni. E molto del giudizio anche su questa nuova giunta credo che dipenderà da questo, dai risultati su questi problemi. Se dovessi  segnalare un limite ed un rischio, lo segnalerei  nel rischio di vedere “un uomo solo al comando”. E’ un approccio che Città della Pieve non può permettersi e che dati i tempi, eccezionali in ogni senso, potrebbe risultare letale.  Non solo, Città della Pieve ha bisogno di tutte le sue risorse, senza esclusioni, ma se fosse possibile ne dovrebbe partorire ed acquisire anche altre, magari sfruttando le diverse personalità e professionalità che hanno scelto Città della Pieve e la Toscana confinante come seconda patria. Ma non sto parlando di Draghi. Draghi è bene che faccia il Presiedente del Consiglio per altri cinquanta anni….

Più di una volta hai posto delle domande alla politica regionale e locale sui progetti del PNRR e sul Piano Sanitario Regionale. Oggi conosciamo la proposta di Piano Sanitario, che dovrà essere discusso e partecipato. Che ne pensi?

Ne penso male. Spero tanto nella possibilità di cambiarlo. A cominciare dalla nuova proposta di Distretto. Cosa ci azzecchiamo noi con l’Alto Tevere? Si dice che si tratta di scelte dovute al numero degli abitanti ed alla morfologia territoriale. Vi risulta che vi sia qualche tunnel o traforo tra Tuoro e Lisciano Niccone? Oppure che abbiano addrizzato la strada del Pantano? Scherzi a parte la nostra naturale collocazione sanitaria e non solo, se si vuole ampliare un bacino, a parte la Toscana che sarebbe naturale, sono l’Orvietano ed il Marscianese, come è stato scritto su documenti ufficiosi proposti alla Giunta Regionale. Ma il nodo resta l’Ospedale unico. Prima di pensare al nuovo Piano Sanitario, questa nostra zona ha diritto a veder riconosciuti gli stessi diritti di altre zone. Siamo l’unica realtà regionale che non ha un ospedale di zona di primo livello. Dal superamento di questo squilibrio si deve partire per ogni altra proposta. La risposta non può essere la Casa della salute che già c’è o un Ospedale di Comunità, che non si capisce se c’è già e che comunque dovrebbe avere al massimo 20 posti letto e qualche medico. Fondamentale per questa nostra zona infatti è la realizzazione di un ospedale vero che filtri verso un Silvestrini stracolmo di prestazioni di base e soprattutto un servizio di pronto soccorso che arrivi in tempo utile anche dalle nostre parti. Ad una prima lettura veloce di un testo pieno di buone intenzioni e di pochi dati con pochi nomi e cognomi, mi sembra che tutto questo non ci sia.

I soldi che arriveranno dall’Europa sappiamo tutti che non sono a fondo perduto, ma che le future generazioni si indebiteranno per poter ripagare il debito maturato, quindi è necessario che i progetti finanziati siano realmente utili. Quali sono, a tuo avviso, i progetti imprescindibili su cui investire le risorse?

Il Piano di Rinascita è l’ultimo treno che passa, in questa prima parte di secolo. Chi non lo prendesse avrebbe delle responsabilità che passeranno alla storia. Molti progetti da costruire e realizzare sono scritti nella storia e nei fallimenti degli ultimi decenni di questo nostro territorio. A cominciare dall’assetto istituzionale. Con il Regionalismo differenziato che si approssima, dobbiamo accellerare ogni forma di integrazione e collaborazione con la Toscana e superare i vincoli geografici e non solo costituite dalle Province, con Unioni dei Comuni che valgano per le diverse esigenze con aggregazioni diverse.  Portandoci dentro una profonda riforma della burocrazia e della pubblica amministrazione.

Ma se  dovessi cominciare da l’uscio di casa, da cui esco, direi che servono interventi di qualificazione dei centri storici, a cominciare da parcheggi meccanizzati che ne consentano l’accesso da ogni punto di vista, commerciale, abitativo e direzionale.  I centri storici tutelati e vitali sono la nostra ricchezza principale. Servono interventi strategici sui collegamenti. E gli Umbri invece e i loro amministratori si inventano i costi e i progetti più strampalati. Dall’Alta Velocità su un binario unico all’aeroporto di Sant’Egidio che macina denaro pubblico con voli a Trapani, a Catania…e in Albania.
Nell’area tra Bettolle ed Orte, non c’è traccia di collegamento veloce. Serve non buttare a mare il gran lavoro fatto da Bettollini per le fermate dell’Alta Velocità a Chiusi.  Serve un progetto articolato e territorialmente vasto per qualificare le imprese turistiche. Creando veri e propri elementi di distretto, sui servizi di supporto, sulle  risorse finanziarie, sulla gestione dell’offerta, sulla contrattualistica del lavoro, sulla qualificazione dei sistemi di accoglienza e museali.  L’altro settore su cui abbiamo risorse notevoli, grazie anche a quelle vie di comunicazione che ci toccano ed alla centralità,  è lo smart working o meglio, italianamente, il telelavoro. Sarà una attività che si stabilizzerà e tenderà a crescere soprattutto in certe professioni qualificate ed autonome. Già è abbastanza presente. Occorre creare un sistema di servizi a supporto e di incentivi. Penso poi al lavoro già avviato sull’enogastronomia. Ma poi penso anche  alla diverse realtà produttive esistenti e che costituiscono la nostra economia, su cui non mi sembra ci sia la giusta attenzione. Come si fa a non trovare una soluzione nel terzo millennio per un progetto di sviluppo come quello presentato dalla Vetreria di Piegaro? Come si fa a lasciare sgretolare la presenza direzionale e di servizio costituito da Coop Centro Italia in questa nostra zona?Come si fa ad assistere in silenzio allo spostamento territoriale dell’asse di alcune importanti cooperative? Lo stesso percorso positivo di Banca Centro, specialmente dopo l’uscita di Giovagnola, va seguito con grande attenzione. Su questi temi ho sentito e sento un silenzio assordante delle istituzioni. Della politica nemmeno a parlarne.

Recentemente sei stato eletto Presidente del Terziere Castello, uno dei 3 Terzieri di Città della Pieve. E’ compatibile il ruolo politico con un ruolo di Presidenza di una delle più importanti Associazioni pievesi?

Sai che ne abbiamo parlato, su mia iniziativa,  davanti ad una pizza insieme a tutto il Consiglio. Il nostro statuto non prevede incompatibilità. Ci sono già stati in precedenza, nel nostro Terziere ed in altri, casi di presidenti che avevano ruoli politici rilevanti. Ma ho comunque chiesto una valutazione. Si tratta di attività entrambe a favore della città. Fra persone serie non dovrebbero esserci problemi. Al momento il problema non si pone. Laddove dovesse presentarsi lo affronteremo.

Ha deciso, Gianni Fanfano, “da grande” cosa vuole fare?

Il nonno. Sono stato, credo un buon padre. Ma sono stato padre in un periodo in cui ero anche molto impegnato nel lavoro, in giro per l’Umbria e oltre.  Adesso, con il nipotino, Mattia, cerco di recuperare un poco. Anche perché sa bene come attirare le attenzioni. Ma ti rispondo. Mi piacerebbe fare parte, insieme a uomini e donne, liberi da condizionamenti, di una cabina di regia che curi in modo adeguato gli interessi della Pieve e della nostra terra di mezzo. So che non sono tempi per queste utopie. Ma a tempo dovuto ne parleremo. Con chi? A cominciare da CiviciX….

Intervista curata da Gaetano Fiacconi.

 

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