Home Rubriche Interviste Elezioni Regionali: Rita Zampolini. Pd. “l’Umbria un bene che abbiamo in comune”

Elezioni Regionali: Rita Zampolini. Pd. “l’Umbria un bene che abbiamo in comune”

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All’inizio delle nostre interviste chiediamo ad ogni  candidato una propria breve presentazione e i motivi della candidatura a queste elezioni regionali, con quale lista e quale candidato presidente.

Mi chiamo Rita Zampolini,sono nata nel 1964 a Belfiore di Foligno dove vivo con mio figlio che ha quasi 18 anni. Ho una laurea in Economia e Commercio grazie alla quale sono impiegata negli uffici finanziari del Comune capoluogo. Ho iniziato a fare politica da studentessa e ho continuato nella FGCI e poi Nel PDS e nei DS fino ad oggi nel PD, in cui ho aderito dal 2014 a Sinistradem. Ho assunto  alcuni periodi ruoli istituzionali. Dal 2004 al 2014 sono stata Assessora al Comune di Foligno alle Politiche Sociali, alle Pari Opportunità, alle politiche per l’Istruzione, alla Pace e alla Memoria. Mi sono messa a disposizione  per giungere a far parte del Consiglio Regionale portandovi le istanze di tutte le persone, a partire da chi ha meno voce, in termini di diritti  e pari opportunità effettive, per una nuova frontiera di ben-essere universalmente diffuso nella nostra Regione, per le donne come per gli uomini. Sono candidata al Consiglio Regionale dell’Umbria nella lista del PD per Catiuscia Marini Presidente.

La partecipazione al voto delle ultime elezioni regionali, a cominciare dall’ Emilia, è stata a dir poco fallimentare, le regioni sono al minimo di gradimento fra i cittadini anche per gli scandali che le hanno viste protagoniste negli ultimi anni. Si parla con insistenza di nuove leggi,  di accorpamenti e di di macro regioni, che ovviamente vedrebbero la nostra regione interessata. In un sondaggio del nostro giornale i lettori si sono nettamente espressi per un accorpamento con la Toscana. Cosa pensa di tutto questo ed eventualmente come si  impegnerebbe in consiglio regionale rispetto a questi temi.

Nello slogan che accompagna la mia campagna elettorale ho voluto definire l’Umbria “ un bene che abbiamo in comune”. Penso infatti che la Regione sia, debba e possa essere lo strumento attraverso la quale tutte le comunità e i territori che la costituiscono possano, facendo sistema, avere una vera possibilità di raggiungere condizioni e livelli di nuovo ben-essere. Servono per questo politiche di sviluppo, innovazione, sburocratizzazione, mobilità sociale, investendo nelle persone, nelle loro capacità e nelle effettive pari opportunità di esprimere talenti, potenzialità, progetti di vita, con l’impegno, lo studio, la responsabilità persona e sociale. Ed anche con una etica del lavoro e civile che è stata una forza del riscatto sociale di tante e di tanti umbri soprattutto nei decenni passati. Ci vogliono politiche che sappiano costruire con le Regioni e i territori limitrofi sistemi che favoriscano lo sviluppo come ben-essere diffuso. Con l’Umbria unita come sistema integrato, le interrelazioni con gli altri territori si potranno costruire da una posizione di forza, come parte di un sistema, e non come un appezzamento che si aggiunge a un altro sistema.. Le macroregioni mi convincono solo come integrazione tra Regioni , sistemi , politiche effettive per accrescere e diffondere ben-essere. Non certo come accaparramento di brandelli di Regioni. Anche per questo la partecipazione al voto il 31 maggio è importante. Per dimostrare che ciascuno e ciascuna di noi investe nell’Umbria.

Come giudica  la legislatura passata ed in generale l’attività della regione Umbria rispetto ai problemi che questa regione ha?

La legislatura appena terminata è stata segnata dalla crisi economica che ha attanagliato l’Umbria e dai continui, ripetuti tagli alle risorse finanziarie operati dai governi nazionali nei confronti delle Regioni come dei Comuni. Ciò ha comportato una concentrazione dell’azione di governo nell’affrontare le crisi aziendali, con esiti certamente meno drammatici di quelli altrimenti prospettabili per l’occupazione e lo sviluppo, come dimostra la vicenda Ast di Terni o le soluzioni e gli ammortizzatori sociali potenziati messi in campo direttamente e attraverso la tenuta delle risorse per le politiche sociali. Le riorganizzazioni endoregionali e degli enti compiuti nell’emergenza dei tagli hanno preso molte energie con disegni che andranno compiuti ed anche  eventualmente rivisitati con una riflessione che ha a che fare con l’idea di Umbria che vogliamo e sulla considerazione che i livelli decisionali e programmatori accentrati non aiutano l’efficacia delle politiche e la comprensione piena delle esigenze e degli interessi delle collettività locali e delle persone.

La legislatura che inizierà tra pochi giorni dovrà affrontare e compiere anche con questo sguardo le questioni aperte nei vari ambiti della vita economica sociale e culturale della nostra comunità regionale.

Quali pensa che siano le tre priorità che la regione dovrebbe affrontare e come?

1) Promuovere innovazione tecnologica e organizzativa, nella qualità della formazione, favorire la redditività delle imprese nei diversi settori  per creare lavoro buono in termini di diritti ed opportunità, con l’attenzione all’occupazione maschile e femminile, nelle diverse età. 2) Rilanciare le politiche sociali come promozione e prevenzione delle persone e delle loro potenzialità, attraverso mappature di bisogni  e programmazione di interventi integrati tra servizi pubblici, associazionismo, cooperazione a livello di zone sociali, come presupposto di diritti sociali e civili per tutti  e per tutte. 3) Potenziare le infrastrutture sociali, della conoscenza, accanto a quelle telematiche, di servizio e supporto alle imprese, di trasporto ambientalmente sostenibili, utilizzando a pieno i fondi strutturali europei 2014-2020.

Cosa pensa della scelta che la Regione Umbria dovrà fare insieme alla Toscana per la individuazione della sede della stazione per l’Alta Velocità e che sembra orientata per la zona di Arezzo?

Ritengo che il recupero del gap della nostra Regione rispetto alla rete dei trasporti nazionale, all’alta velocità, alle direttive europee passi anche nella capacità di portare tutta l’Umbria dentro la rete ferroviaria. Bisogna recuperare una centralità dell’Umbria nello snodo verso Ancona-Firenze-Roma.

In questo senso la sede della stazione per l’Alta Velocità va collocata per l’Umbria, in modo da non tagliare fuori la nostra Regione dagli assi fondamentali.

Quali sono i provvedimenti che la Regione Umbria dovrebbe prendere per stimolare la crescita delle imprese e quindi dell’occupazione?

Dovrebbe favorire l’innovazione tecnologica, a livello di ricerca avanzata e applicativa mettendo a sistema imprese già proiettate in questo senso, l’Università, esperienze avanzate presenti nei vari territori. Dovremmo ridefinire un livello di sviluppo che renda redditiva e sostenibile l’impresa anche di piccole dimensioni, mettendola in grado di stare in un sistema che assicuri collocazioni in mercati non solo locali o interni, recuperando in questo senso anche attività agricole integrate con produzioni di qualità, turismo e ambiente. Dovremmo investire prima di altri nel “digital manifacturing” come dimensione tecnologicamente avanzata di una produzione forte della tradizione artigianale, creativa e capace di modellare la produzione sulle caratteristiche della domanda dei beni anche personalizzata. Dovremmo utilizzare al massimo i fondi europei che saranno disponibili in questi anni per opere di ripristino, valorizzazione e prevenzione ambientale, nei beni culturali, artistici e storici, per migliorare la qualità sociale attraverso servizi alle persone e alle comunità, sul piano sociale, educativo, dalla primissima infanzia all’età avanzata, favorendo anche supporto alla qualità sociale del vivere in Umbria e alle pari opportunità di accesso al lavoro per le donne come per gli uomini, in una realtà in cui la condivisione del lavoro di cura e delle responsabilità familiari sia sempre di più una peculiarità quotidiana e diffusa della nostra Regione.

 

 

 

 

 

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