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“Archivio Pievese”. Mario Barzanti. “Il Bolscevico Americano”. Prima parte.

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A distanza di quarantacinque anni dalla sua elezione a presidente dell’Associazione Turistica Pievese ed a venticinque dalla sua morte dedichiamo una puntata del nostro “Archivio Pievese” a Mario Barzanti, figura importante degli anni sessanta e settanta della nostra cittadina. Il testo che pubblichiamo è la relazione che feci in occasione di una iniziativa dell’Associazione Pieve Nostra nel 2004. Poi stampato in proprio. Lo stesso testo è stato pubblicato all’interno del libro di Carlo Pedini “Cento anni di musica corale a Città della Pieve” edito nel 2010. Questa che pubblichiamo oggi è la prima parte. (g.f)

 Associazione Pieve Nostra

 Genius Loci

 II° Edizione

 “ Mario Barzanti :

il bolscevico americano”

 di Gianni Fanfano

 

 Città della Pieve

Sabato 14 Febbraio 2004

Palazzo Della Corgna

 

 Buonasera a tutti e grazie per la vostra nutrita presenza.

Questo di oggi è il secondo incontro della seconda edizione di “Genius Loci”, l’iniziativa annuale che la nostra Associazione, Pieve Nostra, dedica alla storia della nostra città, ai suoi temi più importanti, alle figure di maggiore rilievo e alle organizzazioni più significative del novecento pievese.

Per darci “ali e radici” abbiamo detto. Per volare nel futuro, infatti, pensiamo che ci sia bisogno di piantare bene i piedi nella terra della nostra tradizione e della nostra storia, per trarne linfa e alimento. Per fare questo c’è bisogno di conoscerla, la nostra storia, fatta di processi, avvenimenti e personaggi. Noi vogliamo contribuire a ridurre una certa carenza che esiste a riguardo.

Dopo la prima iniziativa di questa edizione dedicata al Perugino, con un aggiornamento della riflessione sul suo percorso artistico fatto da Valerio Bittarello, oggi, dopo avere trattato la figura di Arduino Fora nella scorsa edizione, vogliamo parlare di un personaggio molto più recente, scomparso da pochi anni, che sembra quasi ieri, ma credo che sia nel cuore e nella memoria di tutti noi.

Parlo di Mario Barzanti. A lui è dedicato questo ricordo, un altro tassello nella galleria dei personaggi della storia pievese, nell’archivio della nostra memoria civica che costruiremo con luoghi e iniziative sistematiche.

Prima di procedere mi corre l’obbligo di fare alcuni ringraziamenti e la presentazione degli altri protagonisti di questa serata. Un ringraziamento in primo luogo alla signora Fernanda che è qui con noi, che è stata la campagna di vita di Mario e che in tanti anni ha collaborato a gran parte delle attività svolte da Mario, fra noi, qui a Città della Pieve.

Un ringraziamento al Presidente dell’Associazione Turistica Pievese, Giuliano Scricciolo, con cui, insieme, abbiamo organizzato questa giornata, anche in omaggio al grande lavoro che Mario svolse in quest’associazione negli anni settanta, quando ne fu il dinamicissimo presidente.

Un ringraziamento anche alla Compagnia degli Sbandieratori e dei Musici, che da Mario ebbe un impulso decisivo e che qui è rappresentata dal Vice Presidente, Ivan Marchesini.

Un ringraziamento infine a Paolo Paolucci, che è qui con me a questo tavolo, cugino di Mario, ma anche personaggio pubblico e noto professionista della vicina Chiusi, e autore, negli ultimi anni, di due volumi di ricordi e di storia locale particolarmente apprezzati. Paolo porterà un suo contributo, in questa serata, soprattutto di ricordi personali e familiari.

Lo dicevo prima sono rimasto molto sorpreso quando ho parlato a Daniela della mia intenzione di dedicare a Mario questa iniziativa nell’ambito del programma di Genius Loci e lei mi ha ricordato che erano trascorsi già dieci anni dalla sua morte, avvenuta nel dicembre del 1993. Sorpreso perché non sembra davvero che siano trascorsi già tutti questi anni e sorpreso perché così possiamo celebrare senza volerlo il primo decennale della sua scomparsa.

E’ chiaro che io sono stato legato a Mario, prima come amico e poi come genero,  quindi gli affetti e i sentimenti pesano e intervengono quando io penso o parlo di lui, come credo anche altre persone qui a Città della Pieve tra gli amici e i parenti, ma la sua scelta come personaggio e figura di rilevo da ricordare è del tutto legittima e coerente al di là degli affetti. Vale cioè da sola per quello che Mario Barzanti è stato ed ha fatto nella sua vita in generale e nel nostro paese in particolare.

“Il futuro ha bisogno di radici” e allora credo che debbano essere utilizzati tutte le occasioni fornite da ricorrenze e anniversari per segnare l’identità di una comunità e di una città in cui tra l’altro tutto tende a diventare identico e omologato.

Mario per me, dall’inizio degli anni Settanta, è stato un amico prima di diventare poi suocero e parente, è stato per diversi anni un collaboratore e un compagno di lavoro e d’iniziative e in questo lavoro, in un lavoro  pubblico e politico, come quando io ero il segretario del PCI e lui era il presidente dell’Associazione Turistica Pievese.

Amico perché in tutte le vicende di quegli anni che ci hanno visto lavorare insieme metteva sempre al primo posto il rapporto con la persona appunto rispetto a tutti gli altri interessi. Devo anche dire che la nostra parentela, da quando ci fu, non interferì mai sul lavoro e sulle scelte, che marciavano per altri canali. Aveva una capacità d’iniziativa straordinaria, insieme con un intuito per le opportunità eccezionale. Eccezionale era anche la sua capacità di relazionarsi ad ogni livello con i più diversi interlocutori, sfruttando delle doti comunicative fuori dal comune che lo mettevano immediatamente sulla stessa lunghezza d’onda dell’interlocutore. Aveva bisogno poi di un certo controllo nella fase dell’applicazione e della gestione perché l’ansia e la tirannia della realizzazione gli facevano trascurare a volte la valutazione e i costi esatti del risultato.

Anche se in modi diversi comunque avevamo in comune la passione per la costruzione, per la realizzazione oltre che per la progettazione e per l’ideazione. Aveva una spiccata predisposizione per la concretezza delle idee e dei progetti e intendeva raggiungerli a grandi passi più che a piccoli come la prudenza a volte richiede. Era il prototipo dell’uomo che univa il pensiero con l’azione e che faceva della velocità di realizzazione il suo punto di forza anche rispetto alle difficoltà.

E’ stato un personaggio eclettico e poliedrico. S’interessava di tutto, era in grado di scrivere o intervenire su quasi tutti gli argomenti ed ha svolto i più diversi ruoli nella società e nella vita pievese. Mario Barzanti è stato indubbiamente una figura di grande rilievo pubblico in questi ultimi cinquanta anni del ‘900 pievese e in particolare negli anni ’60 e ‘70.

Anni particolari, importanti e cruciali per determinare il tipo di paese del futuro. Gli anni della trasformazione dell’Italia e della Pieve in particolare, gli anni che vedono la nostra cittadina uscire dalla guerra, ricostruire un’economia molto provata e arretrata, in cui si perdono 3000 abitanti con lo spopolamento delle campagne e l’emigrazione verso le industrie del nord, e in cui si tenta una crescita economica basata sulla piccola e media impresa.

Sono gli anni dell’associazionismo economico, cioè del tentativo di creare dimensione di scala adeguate, fra le piccole imprese tramite l’associazionismo economico, la cooperazione e le forme consortili. Esperienze innovative che Mario visse fin dall’inizio, in prima persona all’avvio della sua vita professionale e che ripeté, a distanza di venti anni, negli anni settanta nel settore turistico e alberghiero.

Quegli anni settanta furono anni di grandi speranze e di grandi movimenti, l’Italia sembrava risvegliarsi e mobilitarsi, tutta, per grandi cambiamenti voluti e attesi da tanta parte della popolazione. Furono gli anni del primo regionalismo. del tentativo di riformare lo stato, renderlo efficiente e democratico, di decentrare poteri e di creare in Umbria la città regione. il comprensorio. le associazioni dei piccoli paesi per costruire una rete di servizi e di opportunità da piccola città. Mario si trovava in quel clima a meraviglia e vi nuotava come un pesce nella sua acqua.

Poi, trascorrerà gli ultimi anni della sua vita po’ in disparte, anche se non ritirò mai i remi in barca. Ma intanto era cambiato la situazione economica e politica generale, nel mondo cominciava l’era della globalizzazione e del liberismo, per le imprese si accentuò la necessità di forti concentrazioni e di alte capitalizzazioni che poi porteranno nei nostri anni ai monopoli, alla crisi della concorrenza e del mercato e soprattutto della piccola iniziativa imprenditoriale. L’associazionismo in Umbria non aveva più dirigenti e sponde politiche adeguate.

Il costo del denaro arrivò a livelli di usura. Sarebbe iniziata  a livello nazionale ed anche locale la crisi della politica della prima repubblica compresa la crisi dei partiti di massa. E della partecipazione. Le regioni si trasformavano in nuovi ministeri burocratici lontani dalla gente, accentuando così la sfiducia nelle possibilità di crescita delle aree più marginali come la nostra.

Qualcuno, soprattutto se non pievese, si sarà chiesto il motivo di un titolo dell’iniziativa così strano: “ il bolscevico americano”. Va detto subito che si tratta di una definizione di Mario affettuosa e positiva che fu data da qualche suo amico all’inizio della sua attività qui a Città della Pieve. E va detto altresì che calza bene rispetto al personaggio. Credo che in chi lo inventasse e in quanti fra noi l’hanno scherzosamente usata in seguito questa definizione, nasceva da una valutazione degli aspetti positivi presenti nei due termini. Bolscevico per la sua innata tendenza alla giustizia e all’ emancipazione, singola e collettiva. Americano per il suo dinamismo per la fiducia nel fare e nella possibilità di superamento degli ostacoli e delle difficoltà, americano aggiungiamo con ulteriore affetto per la stravaganza, spesso delle sue automobili, immancabilmente di marca Ford, anche se ciò era dovuto prevalentemente dall’amicizia con il concessionario Rosati.

 

 

Mario Barzanti è nato a Chiusi il 26 marzo del 1923. Chiusina era la famiglia materna, quella dei   Paolucci. Di origine fiorentina era invece la famiglia paterna. Getulia Paolucci e Piero Barzanti si chiamavano i genitori di Mario.

Il padre Piero era ferroviere macchinista di 1°.Un mestiere importante sempre in queste nostre zone e ancora più in quegli anni. Una professione e una categoria quella dei ferrovieri che lascerà il segno nell’Italia democratica per diverso tempo.

La madre Getulia era, con la famiglia, proprietaria di un albergo ristorante “I Longobardi”, ubicato ad un passo dalla stazione di Chiusi, che ancora oggi è in attività ed è gestito da Paolo Paolucci e dalla sua famiglia.

Seguendo il padre ferroviere Mario trascorse la sua infanzia prima a Orte poi a Roma. Qui studiò al Liceo Augusto, prima di frequentare all’Università le facoltà di Ingegneria e Legge poi. Ma la concomitanza della guerra non gli consentì di laurearsi e questo resterà in seguito un suo cruccio, anche se poi, nelle sue diverse attività edilizie si considererà sempre un esperto ingegnere affiancando e dirigendo, con le sue misurazioni a passo e i suoi arditi calcoli statici (proverbiale rimarranno i criteri di edificazione della torretta dell’albergo) il lavoro di muratori e manovali.

Con il passaggio del fronte a Roma Mario partecipò alla resistenza romana, com’è confermato anche da alcuni documenti che riportiamo come la tessera dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.In un periodo particolarmente pericoloso successivo all’attentato di Via Rasella Si rifugiò con alcuni compagni di lotta presso le guardie capitoline di San Giovanni in Laterano.

Fu durante la guerra che a casa della madre venne ospite la moglie di uno dei fratelli Marchini, una famiglia di muratori originari di Moiano che poi faranno fortuna nella capitale,, che in quel periodo era uno dei capi della resistenza romana e che era in contatto anche con quella pievese che faceva capo alla Brigata Risorgimento del Commissario Politico Solismo Sacco. Sempre membro della famiglia Marchini era, infatti, anche il fidanzato della sorella di Mario, Franca, che, purtroppo, morirà giovanissima, pochi anni dopo. La passione per l’impegno politico viene prevalentemente dalla famiglia materna, dove era forte la tradizione socialista.

Mario viene alla Pieve per la prima volta nel 1945, dove affittò una casa di proprietà dei Mazzuoli per la sorella malata, con la speranza che l’aria buona della nostra cittadina la aiutasse contro il male che la stava consumando. Un anno dopo, nel 1946 conosce a Città della Pieve, appunto, Fernanda Faltoni, una giovane e bella insegnante di ginnastica, figlia di uno dei fattori più noti del paese, che poi sposerà il 21 febbraio del 1949.

L’incontro, che Mario ha sempre raccontato essere stato subito fatale per lui, avvenne all’Albergo Vannucci, in occasione delle tradizionali feste da ballo che si svolgevano in quello che, all’epoca, era l’unico albergo e luogo privilegiato della vita sociale pievese. Mario e Fernanda abiteranno, dopo sposati, a Roma dal 1949 al 1955. Ma alla Pieve, all’ombra della torre e del campanile, ci sarà un appuntamento fisso. Qui nasceranno anche negli anni di residenza romana le prime due figlie. La primogenita Daniela e Stefania poi.

Nel 1949, dopo il matrimonio, Mario è impiegato di una cooperativa, tra l’altro di area politica di destra  e pare che il licenziamento di qualche tempo dopo fosse dovuto anche a motivi politici. Lavorerà poi nella Cooperativa “ il Tranviere”con la responsabilità di addetto agli acquisti. Nel 1950 conosce il dottor Lippi, allora direttore di Roma della Galbani, già allora una delle maggiori società italiane operanti nel settore alimentare, cui resterà anche in seguito particolarmente legato e che nel 1953 gli affidò la responsabilità della rete di vendita dell’azienda per il settore dolciario, in tutto il sud dell’Italia.

 

Una carovana pubblicitaria.

 

Nel 1955 passò alla Martesano Idam un’azienda nata da un ramo della famiglia Galbani, con la funzione di direttore di zona e poi poco dopo alla Dulcis di San Marino, sempre aziende operanti nel settore dolciario. Sempre nel 1955, intanto, Mario si trasferisce con la famiglia a Città della Pieve, dove nascerà poco dopo la terza delle figlie, Monica.

L’impatto iniziale della Pieve con Mario e di Mario con la Pieve fu scioccante. Per entrambi. Per la sonnolenta patria del Perugino che era ancora addormentata, molto più di adesso, sul suo colle e la rinascita economica era lenta, mentre la crisi delle campagne la stava spopolando, Mario Barzanti rappresentò una frustata di modernità. Con le sue iniziative sembrava che il mondo della televisione che allora cominciava a entrare nei bar e in alcune case, arrivasse in piazza. Ma anche per Mario fu scioccante perché abituato ad altri ritmi e altri scenari. Ho ritrovato un segno di queste iniziative nelle pagine di “Pieve Nostra”, il giornale dell’associazione turistica pievese, in occasione della Pasqua del 1958, quando il periodico sponsorizzato dalla Martesano Idam promosse un premio per il miglior tema dei ragazzi della scuola media su quest’argomento: “ come desidererei vedere lo sviluppo turistico del mio paese nei prossimi anni”. In quegli anni parlare di turismo era quasi un’eresia escluso appunto Mario e quel piccolo gruppo di “uomini delle professioni” che animavano la Turistica. Si può dire che con Barzanti la Pieve conosce dal vivo la pubblicità moderna.

 

Pubblicità nella testa dei tifosi al campo sportivo di Chiusi

 In quegli anni lungo la Via Statale Casentinese, che percorreva la Pieve lungo la splendida circonvallazione delle Piagge, che sono tuttora uno dei più affascinanti balconi d’Italia, passava il Giro ciclistico.

Il Giro d’Italia era un avvenimento non solo sportivo. Le scuole chiudevano e tutta la gente si assiepava nei tratti con maggiore visibilità e in quelli di salita per godere sia lo spettacolo dei corridori sia la carovana pubblicitaria delle macchine che lo accompagnava, precedendo i corridori di alcune ore. Erano macchine tutte colorate, spesso dalle forme fantasiose che riprendevano il prodotto reclamizzato. Mi ricordo ancora quelle a forma di bottiglia e quelle a forma di caramella. Ebbene spesso in quegli anni Mario portò lungo le strade e le piazze della Pieve e di Chiusi un suo piccolo giro d’Italia con una carovana di giardinette e di macchine strane. Credo che sia ancora nella memoria di molti la macchina con il clacson con il suono della campanella che girava per la Pieve.

Mario fece il suo ingresso sulla scena pubblica pievese nel 1960 come vice presidente dell’ATP. Vincenzino Mazzuoli era il presidente. Nell’estate del 1961 è inaugurato l’albergo “al piccolo Jolly”, in quella che diventerà poi una delle prime zone di sviluppo residenziale di Città della Pieve, la zona di Santa Lucia. In quegli anni c’era solamente la casa di Baglioni che faceva a tutti gli effetti il contadino. Non c’era in pratica nemmeno la strada che sarà aperta alcuni anni dopo con un suo tipico colpo di mano. Per arrivarci si passava ancora dalla stradina che era un pezzo del Viale della Rimembranza e che passava davanti al casolare che diventerà, anche quello dopo qualche anno, la Villa del dottor Bartolini. Il nome scelto in un primo momento “ Jolly”, causò un contenzioso con la famosa catena alberghiera e si risolse con l’uso del diminutivo.

Il Sindaco di quegli anni era un giovane promettente, Paolo Giometti, che terminerà poi la sua carriera a Perugia dove fece anche il presidente dell’Azienda dei trasporti. Si racconta che l’inaugurazione fu fatta con una cena con sedici polli e un girarrosto comprato a una fiera di settore. Sempre nel 1961 compare per la prima volta la pubblicità dell’albergo “ al piccolo Jolly” sul giornale Pieve Nostra. Da allora fino alla fine delle pubblicazioni scandirà dalle sue pagine la crescita delle iniziative e dell’edificato del quasi ingegner Mario.

Con la costruzione della prima parte dell’albergo, l’elezione prima nella Turistica e poi nel Consiglio Comunale, Mario vive la sua prima, stagione di uomo pubblico. Anche con il suo impulso viene fatta nel 1963 la prima edizione del carnevale Pievese.

 

 

Il Carnevale per le vie del paese

Viene costituita la Banda e con l’ampliamento dell’albergo, la costruzione della piscina e del campo da tennis, porta tra di noi i primi personaggi, che oggi chiameremmo vip. In quegli anni a presentare un concorso di voci nuove, in una magica notte con la piscina illuminata, ci fu Mike Bongiorno che portò alla Pieve per la prima volta il mondo dell’allora nascente televisione.

Mario Barzanti e Mike Bongiorno

(fine prima parte. Continua)