Un anno senza Battiato 

Il 18 maggio dell’anno scorso moriva Franco Battiato, dopo un periodo oscuro dal quale solo poche incerte notizie trapelarono, di una generica malattia degenerativa. Franco Battiato ci manca e sicuramente quello lasciato da lui rimane un posto vuoto nell’ambito della musica pop. Come  ogni periodo anche quello attuale non manca di note e artisti di qualità certo, ma per Battiato il discorso è diverso. Il suo stile musicale, la leggerezza  e nel contempo la profondità  dei testi a volte vagamente sfuggenti se non di difficile interpretazione. E  quel sempre presente alone mistico-spirituale-esoterico, ci avevano accompagnato per un periodo veramente eccezionale di creatività musicale della quale, trasversalmente tutti abbiamo attinto. Il cantautore (termine troppo circoscritto per definire Battiato, pittore, regista, poeta) ci ha accompagnato con la sua musica e la sua ricerca dal 1965 al 2019.  sempre mettendo l’accento sulla spiritualità della vita, sul percorso interiore che ogni essere umano compie per crescere, “Cosa avrei visto del mondo senza questa luce che illumina i miei pensieri neri”. Battiato come pochi altri ha saputo metterci di fronte alla nostra interiorità indicando gli abissi oscuri e tremendi insieme alle vette luminose da poter conquistare guardando dentro noi: “E il mio maestro mi insegnò come è difficile trovare l’alba dentro all’imbrunire”.

Pensando che il “genere” musicale del maestro era la musica leggera, da ascoltare in qualunque contesto, diventa sorprendente notare quali messaggi spirituali, quanta umanità e quanta religiosità (in senso lato) abbia saputo trasmetterci. Non so se consapevolmente o no, ma ci ha costretti ad entrare in certe tematiche interiori alle quali molti sfuggono per una vita, salvo poi rendersene conto all’improvviso vedendo che nei giorni manca qualcosa. Battiato a saputo nutrire la nostra anima, il nostro spirito di esseri formati da un’essenza divina, un corpo, un cervello. Ci ha dato la possibilità di liberarci nonostante: “Il re del mondo ci tiene prigioniero il cuore”. E poi uniche le suggestioni di tempi passati e di lontane mete orientaleggianti, con Vecchie che filavano su antichi telai, o deserti e oasi di indefiniti paesaggi arabi. E la magia faceva sì che chi ascoltava si sentisse tutt’uno con quei paesaggi e quelle atmosfere, che sembravano esserci appartenute in epoche delle quali abbiamo ormai smarrito il ricordo.

Nelle sue canzoni non mancavano poi quei riferimenti a sensazioni del “qui ed ora”, magistralmente contenuti nelle parole: “E per un istante ritorna la voglia di vivere ad un’altra velocità”. Battiato sapeva prenderci per mano e condurci in luoghi che solo nel sogno avevamo conosciuto e che insieme a noi anche lui esplorava, tutto come in una favola antica e moderna, terrena e spirituale, reale e onirica. Grazie maestro.

Nunzio Dell’Annunziata

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