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Storia pievese. Torniamo sull’ambizione, l’auspicio e il sogno di Paolo Scandaletti

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Ci sono queste due coincidenze scatenanti, da una parte la quarantena del coronavirus che ci porta ancora di più a leggere e riflettere e dall’altra la  ripresa dell’attenzione alla storia pievese suscitata, di recente, in gran parte, dalle iniziative ed dalle pubblicazioni sugli etruschi a Città della Pieve, dopo il rinvenimento della tomba di San Donnino. Su questa tematica specifica torneremo a breve. Ma riprendendo in mano alcune delle più importanti pubblicazioni sulla storia pievese precedente al ventesimo secolo, ho di nuovo aperto l’importante volume curato da Paolo Scandaletti, nel 2007, con diversi contributi, all’interno del filone di ricerca della “Libera Università”, dedicato al “Filo della Memoria”.

Ci sono pagine e pagine molto interessanti, con temi specifici e con riflessioni di carattere più generale. Su quelle di carattere generale, oltre al saggio di Valerio Bittarello, mi sono soffermato su quello introduttivo generale di Scandaletti. E soprattutto sul capitolo conclusivo. Ricordo che allora se ne parlò, ma il contesto non sembrò maturo.  Ancora oggi tuttavia mi  è sembrato un appello e soprattutto un progetto di lavoro, , lucido, concreto, lungimirante, appassionato, che, anche se alcuni aspetti sono superati, da fatti ed eventi successivi, abbia tutto intero il suo valore culturale. Anzi, forse moltiplicato dal tempo trascorso, in parte, non proprio proficuamente. Paolo indica anche degli interlocutori ed dei percorsi. Si potrebbe ricominciare da lì. Intanto noi lo ripubblichiamo, nella sua interezza. Poi attendiamo che qualcuno dei soggetti interessati, nessuno escluso,  ma a cominciare dall’autore, dalla Libera Università e dalle istituzioni,ci diano un segnale.

Gianni Fanfano

corrierepievese@gmail.com

 

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