Siamo uomini o banchieri-bancari ? Racconto semiimmaginario di Nunzio Dell'Annunziata

Quando accesi il primo mutuo, qualche speranza gli italiani la inseguivano ancora e la banca: Il Ponte dei Fiaschi Ripieni si mostrava quasi accogliente anche se la maleducazione serpeggiava come un viscido animale allo sportello. Chissà perché questo tipo di “azienda” doveva imboccare la strada del contatto coi clienti dall’alto di una prosopopea e una boria incomprensibile. Ma un impiegato vestito di cortesia, non è il miglior rappresentante dell’azienda per la quale lavora.

A parte che la cortesia e la gentilezza è qualcosa di innato, se non c’è bisogna farsene una ragione. Comunque negli anni pagavo le rate, poi quando mancava un residuo all’estinzione della somma che mi avevano prestato, provai a chiedere se, saldando il conto ci fosse stato qualche vantaggio. “Sì” mi fu risposto dal più “cafonal” degli impiegati, “c’è un cospicuo risparmio”. “Va bene, grazie” risposi, “ci penserò”. Dopo avermi scrutato dalla testa ai piedi, il cafonal aggiunse: “Che mi fa perder tempo se non ha i soldi”. Intanto ho chiesto un’informazione…poi avrò il diritto di pensarci che abbia o no i soldi? Alla fine qualche cosetta l’avevo guadagnata e mi riuscì di estinguere il mutuo. Pensai: “Queste facce di cacca non le voglio più vedere”. E invece no. Ebbi la malaugurata idea, malaugurata poi, nel momento che le idee vengono so’ buone. Poi a volte gli eventi, i cambiamenti della società, della politica e di noi stessi trasformano le iniziative in una sorta di tragedie.

Sicché mi accinsi a contrarre un altro mutuo. ( Si noti che ho usato il verbo contrarre come per le malattie). “Però cambio banca” pensai. E mi rivolsi al Conte Di Calci Alla Schiena. Era altra gente, ma le facce erano le solite. Sempre quelle. Mai un sorriso, mai un segno di umanità. Nemmeno nei limiti che la decenza consiglia a chiunque svolga un lavoro. Io non sono un uomo di cifre, ragionamenti sull’economia, sui tassi di interesse e sullo spread. Sono un uomo di sentimenti. Fatto di carne ossa sangue e di sensazioni. E direte poco cervello. Vero. Ma non è colpa mia, madre natura per fortuna non dispensa a tutti le stesse doti. Se fossi stato furbo, quando mi accorsi che l’impresa non funzionava come avevo creduto e sperato, smettevo di pagare il mutuo e imboscavo quei quattro soldi che mi giravano per le mani. Invece l’indole di noi poveracci tende sempre all’onestà e ci laviamo la bocca con questa parole che, sempre tra i poveracci, credo abbia fatto più vittime delle bombe. Quindi proseguii ad onorare il mio debito fino al dissanguamento totale.

Quando non ebbi più possibilità di farlo dovetti interrompere i pagamenti: o mangiavo e campavo oppure morivo per denutrizione senza comunque riuscire a pagare per intero quanto dovuto. Capisco che la colpa era mia. Tuttavia non riuscivo ad accettare che da quel momento fossi trattato come un malvivente. Un rapinatore. E proprio quando alla televisione davano notizie di imbrogli allucinanti perpetrati dalle banche nei confronti dei risparmiatori. Direte: “Che c’entrano i bancari che stanno allo sportello?” Infatti non c’entrerebbero nulla se si comportassero in maniera civile, educata, giustamente rispettosa verso i clienti. Si comportassero con la consapevolezza di essere comunque tenuti al loro posto dalla comunità. Ma poi come farebbe, l’organico della banca a comportarsi come dio comanda se i direttori di filiale in primis hanno l’atteggiamento “cafonal” alimentato dall’essere avvezzi al sotterfugio, all’intrallazzo…proprio come gli alti dirigenti. Eh si! Perché ci sarebbe da dire che il mondo bancario (nel senso della finanza) gode di aiuti ed elargizioni che mascherati da interventi per risollevare le sorti dei piccoli risparmiatori, diventano uno sgabello per i grossi azionisti e per le banche stesse dove poggiare al sicuro le loro natiche mollicce, non avvezze a sudore da fatica. Certo non faccio di tutta l’erba un fascio.

Ci sono certamente, come in ogni categoria bravi e umani professionisti per fortuna. Io mi riferisco ad una sorta di status quo che persiste nell’ambiente della filiale dove qualche volta a fatica emerge quella sensibilità di andare oltre i numeri. Io rimango sempre dell’avviso che un qualsivoglia dirigente, esponente delle forze dell’ordine, un militare, un operatore sanitario, smette di avere autorevolezza e prestigio professionale e umano, nel momento in cui cessa, o sospende, la condizione di gentiluomo che o come dote innata o come acquisizione, deve albergare nel petto di chiunque.

Ma forse anche questo discorso “è colpa mia”: che posso farci se ho un’anima che pulsa dentro il cuore e divido l’umanità in gentiluomini e no.

Nunzio Dell’Annunziata

 

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