Riccardo Lorenzetti “Con Andrea ci si conobbe nell’estate del ’98…”

Con Andrea ci si conobbe nell’estate del ’98.
In un camposportivo, perché non poteva essere altrimenti.
Conducevo, all’epoca, una trasmissione televisiva che si chiamava “La Luna e la Zucca”, della quale era un assiduo spettatore. Gli teneva compagnia, mi disse, durante le sedute di chemio, a seguito di un intervento chirurgico che non mi spiegò, ma non feci fatica ad immaginare.
Poi, mi parlò con una serenità sorprendente di biopsie, metastasi e infezioni: di sofferenze, che dovevano essere state indicibili. Infine, volle regalarmi “Catenaccio”, il suo primo libro: “Perché scrivere –mi confidò- è la mia terapia”.
Gli strinsi la mano, un po’ ammirato e un po’ scioccato… Quel ragazzo non aveva trent’anni, ed un elenco di sventure alle spalle che nemmeno Geremia, il malandatissimo vecchietto del Gruppo TNT.
Glielo dicevo, quando eravamo diventati amici, ed il rapporto era di grande confidenza.
Andrea ne sorrideva.
Era uno “bravo”, Andrea.
Di quel “bravo” che dalle nostre parti si usa per raccogliere tutto… La bontà, la disponibilità, il disinteresse. L’attitudine nel dare una mano al prossimo senza chiedere nulla in cambio, se non l’amicizia e la consapevolezza di un bel gesto. Un uomo fatto di quella stoffa, e di quel materiale umano, che si è un po’ perduto.
Era bravo. Ma anche sfortunato, purtroppo.
In una vita che è stata breve e che non gli ha risparmiato niente: e alla quale si è, infine, arreso.
L’ha combattuta, la sofferenza, con l’unica arma che aveva a disposizione.
La penna.
Dalla quale sono usciti più di trenta libri. Una produzione colossale per uno scrittore dilettante, ed un piccolo “tesoro” per i suoi bambini, la sua famiglia, e per l’intera comunità di Cetona… Dove, sono certo, la solerte Amministrazione Comunale del Sindaco Cottini (che ad Andrea è stata molto vicina) troverà il modo di onorarne la memoria nelle modalità più congrue, come merita il personaggio.
Ricordo con piacere l’orgoglio, giustificatissimo, quando vide in libreria “Il Cappotto Spagnolo”, piccolo capolavoro dedicato a Lamberto Boranga, il “portiere-maverick” degli anni settanta.
Perché ad Andrea piacevano quei tipi lì… Quelli di retrovia, che in carriera hanno fatto magari cose interessanti, ma poi sono finiti nel dimenticatoio. Il grande Mario Parri ci scherzava su: “Ho letto l’ultimo libro del Bacci… E’ un’enciclopedia di quindici volumi sulla vita di Pizzaballa.”.
Andrea ne sorrideva. E intanto scriveva del Mondiale 2006, di Tyson e di Cassius Clay. Ma anche del pugile Jacopucci, e del povero Renato Curi… Pagine struggenti su quegli eroi sfortunati, che si erano guadagnati una certa notorietà, ma non avevano fatto in tempo a godersela, perché erano morti giovani.
Forse, se la sentiva.
Rimane, di Andrea, il ricordo tenero di un’amicizia che è stata bella, e pulita. Proprio come era lui.
E lo sgomento per una malattia che, alla fine, lo ha inghiottito in un baleno, e nella notizia che in una notte d’autunno ti lascia senza fiato.
Senza nemmeno il tempo di quelle parole che “Vabbè, dai… Tanto ne parliamo la prossima volta. In tv, alla radio, alla presentazione di un libro…”.
Senza accorgersi, invece, che il tempo era ormai scaduto.
Ti sia lieve la terra, Bacci.
Da un post di Riccardo Lorenzetti

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