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Primi e Bardelli contro la legge che unifica i comuni sotto i 5000 abitanti

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Paciano. Ha la piena condivisione del sindaco di Paciano Riccardo Bardelli l’iniziativa presa dal presidente de “I borghi più belli d’Italia” Fiorello Primi a difesa dei piccoli Comuni, contro le intenzioni della recente proposta di legge che vorrebbe fondere quelli con un numero di abitanti inferiori a 5.000. In ordine alla paventata legge sull’accorpamento dei piccoli Comuni, Primi ha infatti inviato nei giorni scorsi una lettera al presidente dell’Anci Piero Fassino per chiedergli “di svolgere ogni possibile azione tesa alla salvaguardia di questo grande patrimonio che viene messo in pericolo per effetto di annunciate iniziative legislative, influenzate prevalentemente da valutazioni economicistiche presuntivamente efficienti, finalizzate a cancellare, per legge, queste preziose identità”. “Il successo turistico nazionale e internazionale e la elevata valenza culturale raggiunta dal Club I Borghi Più Belli d’Italia – spiega lo stesso Primi – dimostra quanto sia alta nel nostro Paese, la capacità di competere basata sulla bellezza delle proprie identità uniche ed irriproducibili. I comuni certificati nel “Club”, attraverso una rigida e rigorosa selezione, rappresentano oggi la nuova frontiera dell’offerta turistica nazionale di cui il Ministero dei Beni e le Attività Culturali e del Turismo e l’ENIT, il Ministero dello Sviluppo Economico e l’ICE, molte Ambasciate ed anche il sistema delle Regioni hanno preso piena consapevolezza”. “Questa realtà – scrive ancora Primi rivolgendosi a Fassino – si è plasmata grazie ai piccoli comuni di cui è composta, attraverso slanci di vitalità progettuali voluti di volta in volta dai rispettivi Amministratori, ovvero dalle classi dirigenti componenti le Assemblee Elettive dei singoli territori e dal volontariato. Non sarebbe stato possibile costruire la bella realtà dei “Borghi” senza l’impegno profuso dai Sindaci, dagli amministratori e dai cittadini fortemente ancorati alle loro tradizioni e all’essere “Comune””. Secondo il presidente del Club se si deprimono le elite locali, una volta non più responsabili dell’interesse pubblico delle piccole, ma preziose realtà locali, privilegiando il processo di razionalizzazione amministrativa, si rischia non solo di non ottenere significative riduzioni di spesa pubblica (vedasi la recente relazione del Presidente della Corte dei Conti), ma si andrà certamente a depotenziare la competitività del Paese.

 

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