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Pieve Nostra 1968. Va via la Finanza, Lina Morucci presidente Avis, parte lo Scientifico

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ARCHIVIO DEL CORRIERE PIEVESE.
21 MAGGIO 2016

Il 1968 è stato l’anno che ha visto il maggior numero di uscite di Pieve Nostra, il giornale dell’Associazione Turistica Pievese , che stiamo ripubblicando. E’ stato un anno quindi felice per il giornale e anche ricco di fatti e notizie di cui è protagonista il paese. Nulla avrebbe fatto prevedere la crisi che di lì a poco avrebbe investito il giornale nell’anno successivo.

Di quel 1968 pievese vogliamo segnalare innanzitutto un personaggio quell’Ernesto Ciarapica, sui cui torneremo, che è stato un protagonista importante di quegli anni e che lo è stato senza assumere mai responsabilità o cariche di primo livello. Ma risulta chiaro a tutti come invece sia da considerare una delle personalità più importanti degli anni cinquanta e sessanta pievesi. In queste pagine ci parla di Francesco Melosio e del Beato Giacomo Villa. Attenzione anche all’aricolo di don Volpi, che accennando alla scarsa valorizzazione del Perugino, lancia una proposta, mezzo secolo fa, che potrebbe indicare qualche strada da seguire ancora oggi.

Poi abbiamo la presidenza di Lina Morucci nell’Avis pievese che si protrarrà per diverso tempo e che segnala anche come sia prossimo anche il Cinquantennale di questa benemerita associazione. Abbiamo l’istituzione ufficiale del Liceo Scientifico e la costituzione della prima classe. Abbia il primo pezzo di uffici statali che se ne vanno con la soppressione del presidio della Guardia di Finanza. Abbiamo cioè quell’inizio di spoliazione del vecchio ruolo di seconda città del Circondario di Orvieto, che Città della Pieve svolse per molto tempo, prima di passare nella Provincia di Perugia e poi dentro il nuovo contesto dell’Ente Regione, che  di fatto l’ha definitivamente marginalizzata.

E l’altra notizia importante riguarda proprio un esempio di questa storica marginalizzazione, cioè gli interventi sull’ospedale con la legge Mariotti, che lo classificò ospedale di zona. Perché un parte delle responsabilità di questa marginalizzazione viene dalla storia che va avanti e dai suoi processi, un parte dalle dimensioni che sono quelle degli abitanti, un parte dall’economia, ma un’altra parte viene dai suoi abitanti e dai suoi responsabili politici, che in momenti decisivi non ci hanno visto giusto.

g.f

 

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