(comunicato stampa) In attesa che il Patto di Chiusi per i trasporti ferroviari siglato al Convegno di inizio marzo prenda avvio intendiamo introdurre alcuni elementi che di norma non fanno parte del dibattito sui trasporti.
Premesso che condividiamo in pieno il Patto perché coerente con una visione alta del sistema trasportistico, ben sintetizzato nelle raccomandazioni dell’ultimo Rapporto sui trasporti italiani di ISFORT.
“La politica dei trasporti deve evolvere da approccio settoriale a politica pubblica integrata, in cui economia e coesione sociale siano elementi complementari. Ciò richiede di promuovere un riequilibrio modale, (…) in una visione che travalica i meri confini amministrativi per dare valore alle relazioni sociali ed economiche che legano i diversi territori”. (ISFORT 2025 –22° Rapporto sulla mobilità degli Italiani)
Più in generale, utilizzare le stazioni esistenti di Arezzo e Chiusi per i servizi AV in alternativa ad una nuova stazione in linea, prima che una scelta tecnica, è una scelta strategica di politica dei trasporti.
Strategica perché rappresenta la migliore iniziativa delle nostre Amministrazioni locali per rompere la continuità con il modello attuale dei “nodi”, una delle principali cause della progressiva erosione dei servizi nei territori esterni alle aree metropolitane (le cosiddette aree interne).
Ancora dal rapporto ISFORT “Il divario territoriale nell’uso dei mezzi di trasporto è molto ampio (…). Nel trasporto pubblico la quota modale pubblica sale al 17,6% nelle grandi città mentre scende sotto il 5% nei centri minori e nelle aree interne. È chiaro che su queste performance così divaricate incidono anche le diverse dotazioni di servizi nei territori.”
Da un rapido sguardo al sistema italiano del trasporto su ferro emerge con incontestabile evidenza che:
- infrastrutture e servizi (perlomeno i servizi di Trenitalia) da sempre sono pagati dai cittadini. Tutte le linee ferroviarie costruite e in costruzione sono interamente finanziate con i soldi dei contribuenti italiani e ogni anno lo Stato eroga a Ferrovie dello Stato spa circa 12 mld€ per ripianare i deficit di bilancio cumulati di Trenitalia, RFI e le altre controllate. Ignorare questo “elefante nella stanza” continuando a parlare di “servizi a mercato” per l’alta velocità di Trenitalia significa mistificare deliberatamente la realtà dei fatti. Il mercato non può più costituire l’alibi politico e tecnico per giustificare scelte altrimenti insostenibili;
- la ripartizione dei passeggeri tra regionale e media-lunga percorrenza (AV) è rispettivamente del 90% el 10%; esattamente il contrario degli investimenti: 10% al trasporto regionale e 90 % all’AV;
- la “Direttissima” è l’unico tratto della rete italiana AV interconnesso con le stazioni dei territori attraversati tra cui Arezzo e Chiusi, adeguate da alcuni anni alla fermata dei treni AV e dotate della intermodalità ferro- ferro e ferro-gomma a servizio dei rispettivi bacini d’utenza (Valdarno, Casentino, Alta Valtiberina e Valdichiana superiore per Arezzo; Valdichiana inferiore, Crete senesi, Valdorcia, Amiata, Valnestore, Trasimeno, Alto Orvietano per Chiusi).
Se questo è lo scenario di riferimento allora la rottura dell’isolamento non può che passare per due direttrici ineludibili:
trasporto di media-lunga percorrenza (AV): diffuso, frequente e soprattutto permanente.
trasporto regionale: frequente, affidabile con tempi di percorrenza efficienti e con intermodalità integrata;
E ancora: l’uso delle due stazioni è anche una scelta tattica perché, in attesa dei 15 anni necessari per una ipotetica stazione in linea, dà una risposta immediata e a costi zero alle esigenze di collegamenti rapidi con il resto del Paese a quel milione circa di cittadini che abitano l’area vasta a cavallo tra Toscana meridionale. Nelle more dei tempi di realizzazione della ipotetica stazione in linea la migliore declinazione operativa è:
- Utilizzare fin da subito le due stazioni di Arezzo e Chiusi:
o attivare per ciascuna stazione il numero minimo di Frecce (almeno 5 coppie/giorno) indispensabile a qualificare il servizio come AV;
o garantire il servizio per un arco temporale di medio periodo (almeno 5 anni) costante e continuativo utile a valutarne efficienza/efficacia con dati reali; - Investire gli oltre 120 milioni della stazione in linea per implementare infrastruttura e servizi del TPL, un primo passo per invertire le quote di investimenti da destinare al trasporto regionale.
- La decisione dell’Amministrazione regionale umbra di realizzare lo “sfondamento” verso Chiusi della “Pievaiola” necessita di uno sforzo altrettanto concreto da parte della Regione Toscana e della Provincia di Siena per realizzare il completamento delle relazioni socio-economiche tra territori contigui ma amministrativamente separati.
- La proposta è mettere in relazione diretta Perugia e il suo interland con il Corridoio “Scandinavia- Mediterraneo della Rete Europea dei Trasporti (TEN-T) utilizzando la stazione di Chiusi per i servizi AV e la possibile realizzazione di un polo logistico intermodale tosco-umbro a cavallo tra i comuni di Chiusi e Città della Pieve. Una proposta sicuramente ambiziosa, complessa e con molteplici difficoltà, ma la dimensione dei benefici che ne potremmo trarre sono di tale portata da non poter essere gettata nel cestino senza prima averla esaminata in modo approfondito.
Nella convinzione che il confronto democratico sui contenuti sia sempre utile e proficuo a chi ricopre incarichi amministrativi Vi proponiamo un confronto diretto nel merito di questi argomenti.
In conclusione il messaggio che i territori mandano a propri amministratori è: basta con le battaglie di retroguardia utili solo a contenere i danni. È ora che ci si batta per obbiettivi strategici e innovativi i soli in grado di restituire alle popolazioni di questi territori le opportunità di sviluppo a cui hanno diritto Su questi obiettivi noi ci saremo.
Associazione OpzioneZERO
