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Nel tradizionale solco dell’arte presepiale pievese, l’11 settembre e gli ombrelli per i sogni….

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Negli  due anni, a coordinare il progetto ed il lavoro dei volontari del Terziere Castello per il Presepe è tornato uno dei maestri “dell’arte presepiale pievese“, che da cinquanta anni costruisce il suo messaggio originale e particolare nei sotterranei di Palazzo della Corgna. Parliamo di Fausto Biagiotti che ha lasciato una forte impronta nella storia degli ultimi decenni del presepe e  che nel libro che racconta la storia del Terziere ricorda come suo maestro è stato Alvaro Marchesini, che curò il presepe negli anni ottanta.

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Quest’anno, nella sala dedicata alla “Pieve in mattoni” progettata da Alvaro si è  voluto ricordare un altro “maestro”, quel Vittorio Massoli, detto lo “stagnino”che da non molto è scomparso prematuramente e che è stato dal gruppo dei pionieri in poi un assiduo organizzatore del presepe e del Terziere in generale.

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Il tema anche quest’anno è quello caro a Biagiotti quello dell’amore come risposta all’odio, quello dei ponti al posto dei muri e delle gabbie.Cioè quel  fertile connubio fra temi religiosi e temi civili che nel presepe pievese si è molto spesso creato e che costituisce più in generale la forza e la natura profonda dei terzieri  che fondono nei secoli le organizzazioni laiche con le confraternite e con le parrocchie della storica Diocesi, costituita nel 1600.

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Ma quest’anno c’è una data protagonista appena si entra sulla destra, una data dove il calendario si è fermato e dove le immagini della comunicazione televisiva del villaggio globale pure si sono bloccate. E’ quel drammatico 11 settembre del 2001, quando i due aerei del terrorismo islamista colpirono le Torri Gemelle, nel cuore della grande superpotenza mondiale.

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Da lì, dice Biagiotti,  tutto sembra nascere, gli sconvolgimenti, successivi ,le guerre e il terrorismo, ma anche le grandi  migrazioni che da sempre seguono alle guerre e che stanno scuotendo il mondo e la coscienza di tutti.

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Così come l’ eterna lotta fra odio e amore che si rinnova e che ci vede protagonisti oggi giorno direttamente ed indirettamente. Il presepe naturalmente sceglie il messaggio di un risposta fatta d’amore, ed incarnata in uno dei momenti più alti della cristianità quello della natività.

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Quest’anno il messaggio d’amore e di pace, il messaggio di accoglienza e di integrazione, oltre nel corridoio dove per tradizione c’è l’appuntamento con l’acqua, il fiume, la cascata e la natura circostanze nel loro significato chiaramente purificatore, dicevamo il messaggio di speranza è consegnato anche ad una poetica fuga di ombrelli che nella ultima sala fanno da tetto e, come avviene in molte culture di altri mondi proteggono i sogni dal  da ogni attacco della natura.

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Amore e solidarietà nel messaggio del Presepe e nell’iniziativa concreta di gemellaggio con il Centro Chianelli di Perugia cui viene dedicato una parte dei ricavi del Presepe. Presepe che resterà aperto fino alla Befana, al 6 gennaio del 2017 come da tradizione. E come da tradizione merita una visita nel cuore di una Città della Pieve che da qualche settimana è tutta vestita di addobbi di iniziative imperdibili, di cui diamo conto nella pagina “Eventi” del giornale.

 

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