L’assedio di Città della Pieve del 1643.

Storia di una Mappa.
Di Castel della Pieve e poi di Città della Pieve non sono mai state reperite mappe dettagliate del tessuto urbano, contrariamente a tante altre città italiane del Nord e del Sud. L’agglomerato viene riportato , su diverse carte geografiche dei secoli XVI e XVII , come “generico” centro fortificato con mura , così come succedeva per tanti altri abitati simili.
L’unica “veduta” in cui si possono riconoscere parzialmente edifici ancora esistenti è quella de “L’assedio di Città della Pieve del 1643 ” conservata nella Royal Collection Britannica sin dall’anno 1762 dopo diversi “passaggi di mano”
E’ una acquaforte su carta, di 21,6 cm. 28,6 cm, , opera del famoso incisore Valerio Spada e stampata dell’Editore Giovanni Battista Rontini nel 1644 (come si evince dalle scritte sui cartigli) , e rappresenta un episodio della cosiddetta “Prima guerra di Castro”
Le guerre per il possesso del Ducato di Castro furono iniziate nel 1641 dal Papa Urbano VIII (della Famiglia Barberini) contro il Ducato di Parma di cui era titolare Odoardo I Farnese. Un primo coinvolgimento di Città della Pieve nel conflitto avvenne il 1° ottobre 1642 quando il Duca di Parma e Castro , superati i confini dello Stato Pontificio, fece ingresso in città intenzionato a fermarsi una sola notte con il suo esercito. In realtà i soldati rimasero fino al 10 ottobre andandosene dopo aver compiuto saccheggi nell’abitato e nel territorio circostante.
In seguito il Farnese concluse alleanze con il Granducato di Toscana, la Repubblica di Venezia ed il Ducato di Modena per contrastare le mire del Papa.
Il 14 giugno 1643 l’Esercito Toscano (forte di 5.000 soldati) , comandato dal Principe Mattias De’ Medici e condotto dal Maestro di Campo Generale Alessandro Del Borro, proveniente da Montepulciano, giunse a Città della Pieve imponendo la resa. Le truppe dei difensori (circa 500 soldati) erano comandate da Luigi Frizza , di Napoli, con il grado di “Sergente Maggiore”. Contrariamente a quanto si potrebbe credere, alla luce dei gradi adottati negli Eserciti moderni, il “sergente maggiore” non corrispondeva all’attuale Sottufficiale, bensì era un Ufficiale di alto rango, la seconda carica dopo il “Maestro di Campo”, secondo l’usanza del Tercio spagnolo e napoletano. Per 5 giorni Frizza si rifiutò di capitolare, nella speranza che arrivassero rinforzi di truppe pontificie accampate a Capodimonte.
Il 19 giugno un “consiglio di guerra” pievese decise di arrendersi e far entrare l’esercito nemico. I soldati pontifici ottennero di andare via e la città fu posta alle dipendenze di Niccolò Brandolini da Firenze. Diversi notabili pievesi dovettero andare come ostaggi di guerra in Firenze per diversi mesi.
La città subì, fino al 19 luglio 1644, devastazioni e saccheggi. Poi, chiusa la pace con lo Stato Pontificio, l’Esercito Granducale l’abbandonò.
Tutte queste vicende sono dettagliatamente descritte dallo storico pievese Giuseppe Bolletti  nel suo libro “Notizie istoriche di Città della Pieve – 1830”.
La Mappa mostra l’Esercito toscano davanti alla porta detta di S.Francesco. Alla sinistra di questa si riconosce chiaramente la Rocca. Oltre alle scritte sui cartigli si notano , nel campo, le lettere maiuscole A-B-C in prossimità di elementi architettonici e di personaggi. Non essendoci, come d’uopo per queste incisioni, una legenda che le specifichi, ipotizzo che la lettera A indichi la Torre Civica (dove sopra appare una cuspide sicuramente tolta nel tempo) , la B il Principe Mattias De’ Medici a cavallo (lo si evince dal dignitario che sta porgendo un ombrello parasole, usato per personaggi di altro rango) , la C il poggio con il Convento di S.Angelo in Monte (si notano due personaggi con abito religioso che salgono lungo una strada).
L’incisione è appartenuta sin dall’inizio al noto collezionista e Mecenate Cassiano Dal Pozzo poi, ereditata dal fratello Carlo Antonio, è stata venduta (nel 1703) a Papa Clemente XI . Nel 1714 è stata acquistata dal Cardinale Alessandro Albani e, nel 1762, da Re Giorgio III del Regno Unito . Ora continua a far parte della Royal Collection con il numero di catalogo RCIN 723046.
Antonio Dell’Aversana

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