Home Argomenti Arte e Cultura “Ancora…sulla tomba di Laris”

“Ancora…sulla tomba di Laris”

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(riceviamo e pubblichiamo) A proposito del libro “Nuove Tracce etrusche nelle terre dei Pulfnas” di S.Batino, presentato Sabato 29 Febbraio a Palazzo Della Corgna, a Città della Pieve, e in considerazione di quanto emerso nella discussione seguente alla presentazione, vorrei fare due precisazioni.

Innanzi tutto trattando delle circostanze del rinvenimento l’autrice parla di “un nucleo di volontari” che ha condotto lo scavo. Mi meraviglia che l’archeologa S.Batino non si sia ricordata che sono state quattro sue colleghe, laureate in Archeologia classica, qualcuna Specializzata e con decenni di campagne di indagini professionali “sul campo”, ad occuparsi di tutte le operazioni di scavo stratigrafico, comprese quelle documentarie e fotografiche, per portare alla luce la camera sepolcrale, il nicchiotto a sinistra nel “dromos”, oltre tutti i reperti lapidei, ceramici, metallici. Vorrei aggiungere che la disponibilità e l’attività scientifica delle Archeologhe è proseguita, nei mesi e anni successivi, in misura diversa, con una serie di iniziative volte a pubblicizzare la scoperta, a fornire occasioni didattiche per le scuole, a consentire l’accesso al piano seminterrato di S.Maria dei Servi con visite guidate per far conoscere ai turisti i sarcofagi e le urne lì temporaneamente esposti. Tutto volontariamente.

La seconda precisazione riguarda la necessità e l’opportunità sollecitate sempre dalle suddette Archeologhe ai vari e purtroppo diversi Funzionari che si sono alternati a partire dal 2015 nell’Ufficio della Soprintendenza Archeologia e Paesaggio dell’Umbria, escludendo l’Ispettrice P.Romi che si è invece dimostrata molto attenta, sensibile e presente , necessità di proseguire le indagini stratigrafiche nel terreno circostante la tomba, e l’opportunità di vincolare almeno parzialmente la zona.

Il progetto presentato dalle studiose prevedeva, sulla sommità del poggio accanto alla tomba di Laris, l’asportazione dello strato superficiale di humus, la rimozione dello strato di arenaria sottostante, peraltro di scarso spessore e asportabile con un piccolo mezzo meccanico, quindi l’esposizione del banco geologico per assicurarsi che non ci fossero o magari ci fossero altri “profili” di sepolture, anche di minore entità e soprattutto tracce di viabilità antica, utilissimi dal punto di vista topografico, che attestassero la direzione presa da chi, in età etrusca e non solo, si recasse alla tomba.

Tutte queste probabili tracce e altri indizi, come materiale antico sparso, adesso non è più possibile recuperare, si sono persi irrimediabilmente.

Pure l’attività delle Archeologhe è continuata con la partecipazione al Convegno “Città della Pieve e il territorio in età etrusca” a Luglio del 2018, e con alcune ricognizioni superficiali,  nel territorio circostante la località di S.Donnino, per raccogliere indizi utili a fornire dati per integrare una Carta Archeologica che senz’altro l’Ente preposto deve avere impostato ma mai completato.

Silvia De Fabrizio

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