Valnestore. Ceneri sotterrate, dieci indagati Inquinamento e omessa bonifica le accuse nei confronti dei vertici di Enel e Valnestore sviluppo

(Rassegna stampa. Dal Corriere dell’Umbria  d  di Alessandro Antonini)  Dieci indagati per gli interramenti di ceneri industriali in Valnestore. Nel fascicolo con l’accusa a vario titolo di inquinamento ambientale e omessa bonifica ci sono alcuni dei vertici di Enel produzione spa, presenti e passati, e i responsabili del consorzio pubblico Valnestore sviluppo nei periodi interessati dalle ipotesi di reato. Più i privati ritenuti autori degli interramenti. La procura della Repubblica di Perugia ha inviato gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari a Giuseppe Molina, Luca Camillocci Solfaroli, Paolo Riccioni, Enzo Patalocco, Ferruccio Bufaloni, Romolo Bravetti, Claudio Altieri, Stefano Riotta, Claudia Chiulli e Enel produzione spa nella persona dell’avvocato Tommaso Marrazza. A Molina e Camillocci Solfaroli (Enel produzione spa), Riccioni (titolare della ditta di trasporto ceneri R.G. di Pericoli Eugenia &C), Patalocco e Bufaloni succedutisi alla testa della Valnestore sviluppo rispettivamente come ad e amministratore unico, viene contestata in concorso l’omessa bonifica e i mancati “ripristino e recupero dello stato di estese aree a Piegare interessate dallo sversamento di un ingentissimo quantitativo di rifiuti- è scritto nell’atto della procura della Repubblica di Perugia – consistenti in ceneri prodotte dal funzionamento della centrale termoelettrica Enel a combustione di lignite di carbone di Pietrafitta oltre che dalle centrali Enel di La Spezia e Vado Ligure”.

Nel dettaglio si tratta di 354.286 metri quadrati scrive la procura nell’ambito dell’inchiesta effettuata dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri – sui quali si registra, tra l’altro “una contaminazione delle acque sotterranee da solfati ed è stato accertato lo sversamento di un quantitativo non inferiore a 240.00 metri cubi di ceneri, pari a 216.000 tonnellate. Trecentomila i metri quadrati interessati nel complesso dai sotterramenti, con ceneri tombate in profondità nei terreni tra 0,8 e 6,9 metri. Cifre, specifica la procura, arrotondate per difetto. In più Enel produzione e Riccioni avrebbero omesso la bonifica di un’altra – ulteriore – area di 61.583mq, per la quale è stata accertata la contaminazione delle acque sotterranee da solfati e boro.

Per Molina e Camillocci Solfaroli c’è pure l’omessa bonifica di aree interessate da contaminazione di policlorobifenili (Pcb), “provenienti da macchine di miniera già impiegate da Enel nell’attività di escavazione della lignite e mai rimosse, in violazione, dell’obbligazione assunta da Enel produzione spa con il contratto sottoscritto con Valnestore sviluppo srl il 31 gennaio 2003” .1 responsabili ai vari livelli – e nel tempo – della gestione degli impianti termoelettrici, ossia Bravetti. Altieri, Motta e Chiulli sono indagati per il 452 bis (inquinamento ambientale) in concorso perché “cagionavano, nella gestione delle macchine di miniera” di cui sopra “un deterioramento significativo e misurabile consistente nella contaminazione con policlorobifenili” di aree a carico di Valnestore sviluppo e ex comunità montana.

Sul fronte degli illeciti amministrativi sempre per il caso policlorobifenili e in riferimento a Enel produzione, il deterioramento e la contaminazione vengono definiti “ad esclusivo vantaggio e interesse della citata società (…) in assenza di modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire illeciti penali come quelli verificatisi e attesa l’inosservazione degli obblighi di direzione e vigilanza”. Anche per questi profili, come per gli altri, tutto viene cristallizzato dal 29 maggio 2015 “con condotta perdurante”.

 

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